Carnevale di Venezia nel Cinquecento: Origini, maschere e feste che hanno fatto storia

Articolo scritto da Ferdinando Torriero
Carnevale di Venezia nel Cinquecento: Origini, maschere e feste che hanno fatto storia

Indice delle opere e degli artisti veneziani

Il Carnevale di Venezia non è solo una festa: è un fenomeno culturale, sociale e politico che per secoli ha definito l'identità della Serenissima. Nel Cinquecento, quando Venezia era al culmine della sua potenza, il Carnevale durava mesi, trasformando la città in un teatro a cielo aperto dove le gerarchie sociali si confondevano, le identità si nascondevano dietro maschere elaborate e la trasgressione diventava regola.

Per capire il Carnevale moderno bisogna tornare alle sue radici cinquecentesche, quando le maschere non erano semplici costumi ma strumenti di libertà sociale, quando i palazzi patrizi ospitavano balli sfrenati, quando nelle calli si ascoltava musica giorno e notte, quando nobili e popolani si mescolavano nelle bettole senza distinzione di classe.

Il Carnevale veneziano del Cinquecento era unico in Europa: nessun'altra città permetteva una libertà così estrema, nessun governo tollerava un tale sovvertimento delle norme sociali per così tanto tempo. Ma Venezia sapeva che il Carnevale era una valvola di sfogo necessaria, un modo per mantenere l'ordine sociale proprio attraverso la sua temporanea sospensione.

Questa guida ti porta nel cuore del Carnevale cinquecentesco: scoprirai le sue origini medievali, le maschere che sono diventate icone (la Bauta, la Moretta, il Medico della Peste), le feste nei palazzi e nelle piazze, le leggi suntuarie che cercavano (invano) di limitare il lusso, i giochi e gli spettacoli, e come molte di queste tradizioni siano arrivate fino a noi.

Preparati a entrare in un mondo di velluti e broccati, di risate mascherate e amori proibiti, di commedia dell'arte e balli fino all'alba. Benvenuto nel Carnevale di Venezia del Cinquecento.

Indice dei Contenuti

Le Origini del Carnevale Veneziano

L'Etimologia: "Carne Levare"

La parola "Carnevale" deriva dal latino medievale "carnem levare" (letteralmente: "togliere la carne"), che indicava il banchetto che precedeva il periodo di astinenza della Quaresima. L'ultimo giorno prima del Mercoledì delle Ceneri era chiamato "Martedì Grasso" (martedì di grasso, di abbondanza), quando si mangiava tutto ciò che sarebbe stato proibito nei 40 giorni seguenti.

In veneziano, Carnevale si diceva (e si dice) "Carnevàl" o "Carneval".

Le Prime Testimonianze (XI-XIII secolo)

La prima menzione ufficiale del Carnevale a Venezia risale al 1094, in un documento del Doge Vitale Falier che parla di "divertimenti pubblici" nei giorni precedenti la Quaresima.

Nel 1296, il Senato della Repubblica dichiarò ufficialmente il giorno precedente la Quaresima come giorno festivo, riconoscendo de facto il Carnevale come festa istituzionalizzata.

Ma le vere origini sono probabilmente ancora più antiche, legate a:

1. Feste Pagane Romane

  • I Saturnali romani (dicembre) - festa di inversione sociale dove padroni servivano gli schiavi
  • Le Lupercalia (febbraio) - riti di fertilità
  • Queste tradizioni sopravvissero cristianizzate nel Carnevale

2. Celebrazione della Vittoria del 1162 Secondo la leggenda, il Carnevale veneziano commemorava la vittoria del Doge Vitale Michiel II contro il Patriarca di Aquileia nel 1162. Come tributo, ogni anno venivano inviati a Venezia un toro e 12 maiali, che venivano sacrificati in Piazza San Marco in una cerimonia spettacolare chiamata "Svolo del Turco" (poi diventato "Volo dell'Angelo").

3. Necessità Sociale In una città densamente popolata, gerarchica e rigidamente controllata come Venezia, il Carnevale era una valvola di sfogo essenziale. Permettere qualche settimana di libertà mascherata preveniva tensioni sociali più pericolose.

Perché il Carnevale Divenne Così Importante a Venezia

Il Carnevale esisteva in tutta Europa, ma a Venezia assunse dimensioni uniche per diverse ragioni:

1. Struttura Politica Oligarchica Venezia era governata da un'oligarchia chiusa (circa 1-2% della popolazione aveva diritti politici). Il Carnevale permetteva una momentanea uguaglianza: sotto la maschera, un nobile e un artigiano erano indistinguibili.

2. Economia Fiorente Nel Cinquecento Venezia era ricchissima. C'erano soldi per costumi elaborati, feste sfarzose, spettacoli.

3. Tolleranza Relativa Pur essendo cattolica, Venezia aveva una mentalità più aperta di molte città italiane. L'Inquisizione veneziana era meno severa di quella romana o spagnola.

4. Turismo ante litteram Già nel Cinquecento, nobili e viaggiatori europei venivano a Venezia appositamente per il Carnevale. Era un'attrazione internazionale che portava denaro.

5. Teatro e Arte Venezia era centro teatrale importantissimo. La Commedia dell'Arte nacque e prosperò qui. Il Carnevale era teatro diffuso, performance continua.

Quando Si Festeggiava: Date e Durata

Nel Cinquecento, il Carnevale veneziano aveva una durata molto più lunga di quello moderno.

Carnevale Ufficiale

Inizio: Tradizionalmente il 26 dicembre (Santo Stefano) Fine: Martedì Grasso (il giorno prima del Mercoledì delle Ceneri)

Durata: Fino a 3 mesi! (da fine dicembre a febbraio/inizio marzo)

Questo rendeva il Carnevale veneziano il più lungo d'Europa.

Periodi di Intensità

Non erano 3 mesi ininterrotti di festa sfrenata. C'erano fasi:

Fase 1 - Santo Stefano-Epifania (26 dic - 6 gen) Carnevale moderato, maschere permesse

Fase 2 - Gennaio Rallentamento, ma maschere ancora tollerate

Fase 3 - Giovedì Grasso-Martedì Grasso (ultime 2 settimane) APICE DEL CARNEVALE! Feste continue, città in delirio

Giovedì Grasso era particolarmente importante, con spettacoli in Piazza San Marco, la "Festa delle Marie" e altri eventi pubblici.

Martedì Grasso era il gran finale: ultima notte di libertà prima della Quaresima, balli fino all'alba.

Carnevali Straordinari

La Repubblica concedeva anche periodi carnevaleschi in occasioni speciali:

  • Visite di principi e re stranieri
  • Vittorie militari importanti (Lepanto 1571)
  • Elezione di un nuovo Doge
  • Matrimoni di membri della famiglia ducale

In queste occasioni, anche fuori dal periodo tradizionale, le maschere erano permesse per giorni o settimane.

Le Maschere Tradizionali del Cinquecento

La Bauta: Maschera dell'Anonimato Totale

La Bauta è LA maschera veneziana per eccellenza, simbolo del Carnevale.

Descrizione:

  • Maschera bianca che copre l'intero viso
  • Forma caratteristica: mento sporgente e prominente, fronte bassa
  • Copre la bocca ma permette di bere e mangiare (la forma del mento crea uno spazio)
  • Indossata con tricorno nero (cappello a tre punte)
  • Accompagnata da tabarro nero (lungo mantello nero) o bautta (mantello corto)

Chi la portava: Tutti! Nobili, borghesi, cittadini. Era la maschera più democratica.

Funzione sociale: L'anonimato totale. Con la Bauta eri completamente irriconoscibile. Questo permetteva:

  • Ai nobili di mescolarsi con il popolo senza essere riconosciuti
  • Agli amanti di incontrarsi clandestinamente
  • Ai cittadini di criticare il governo senza essere identificati
  • Ai giocatori d'azzardo di frequentare le bische illegali

Regola veneziana unica: La Bauta era l'unica maschera permessa tutto l'anno (non solo a Carnevale) per motivi specifici:

  • Andare a teatro (per non disturbare con i saluti)
  • Partecipare a incontri galanti
  • Frequentare case da gioco
  • Anche le donne potevano indossarla (trasgressivo!)

Curiosità: La Repubblica usava la Bauta anche per scopi politici. Durante votazioni sensibili, i senatori potevano votare mascherati per evitare pressioni.

La Moretta: Il Silenzio Femminile

La Moretta (o Servetta muta) era una maschera esclusivamente femminile.

Descrizione:

  • Ovale perfetto nero in velluto
  • Copre tutto il viso
  • Senza lacci o elastici: si teneva in bocca mordendo un bottone interno!
  • Questo costringeva la donna al silenzio (non poteva parlare mentre la indossava)

Chi la portava: Donne di tutte le classi sociali, ma soprattutto:

  • Nobildonne che volevano uscire senza essere riconosciute
  • Donne sposate che andavano ad appuntamenti galanti
  • Cortigiane di alto rango

Funzione sociale:

  • Mistero e seduzione (il silenzio rendeva la donna enigmatica)
  • Bellezza esaltata (l'ovale nero faceva risaltare la pelle chiara, molto apprezzata)
  • Libertà di movimento (le donne potevano andare ovunque mascherate)

Abbigliamento associato:

  • Vesti eleganti nere o colorate
  • Gioielli (la Moretta non copriva collo e décolleté)
  • Cappellino a tricorno o acconciatura elaborata

Curiosità: Il silenzio forzato aveva anche un significato ironico: le donne, spesso criticate per "parlare troppo", diventavano mute e quindi ancora più affascinanti secondo i canoni maschili dell'epoca.

La Gnaga: Travestimento e Satira

La Gnaga era una maschera particolare, legata al travestimento maschile in donna.

Descrizione:

  • Maschera da gatta (da qui "gnaga", verso del gatto)
  • Indossata da uomini travestiti da donne (popolane o balie)
  • Abbigliamento: gonna, scialle, cesto al braccio
  • Voce falsetto, atteggiamenti caricaturali femminili

Chi la portava: Uomini di varie classi sociali che volevano:

  • Fare satira sociale
  • Divertirsi con il travestimento
  • Corteggiare in modo scherzoso

Funzione sociale:

  • Parodia dei ruoli di genere
  • Satira delle donne pettegole (la "gnaga" miagolava pettegolezzi)
  • Libertà sessuale mascherata (il travestimento permetteva trasgressioni)

Contesto culturale: Il travestimento durante Carnevale era tollerato, anche se la sodomia era teoricamente punita con la morte a Venezia. La maschera creava uno spazio di ambiguità protetto.

Il Medico della Peste (Nota: XVII secolo)

Anche se tecnicamente il Medico della Peste è del XVII secolo (dopo il Cinquecento), è così iconico che vale la pena menzionarlo.

Descrizione:

  • Maschera con becco lungo (conteneva erbe aromatiche per "filtrare" l'aria appestata)
  • Occhi protetti da lenti
  • Lungo mantello nero cerato
  • Bastone (per non toccare i malati)
  • Cappello a larghe tese

Origine: Inventata nel 1630 circa da Charles de Lorme, medico francese, come protezione durante la peste.

Perché divenne maschera di Carnevale: Dopo le terribili pestilenze del '600, questa figura inquietante entrò nell'immaginario veneziano. La sua associazione con la morte la rese perfetta per il Carnevale, dove si mescolavano eros e thanatos, vita e morte.

Uso moderno: Oggi è una delle maschere più fotografate al Carnevale di Venezia, anche se anacronistica per il Cinquecento.

Le Maschere della Commedia dell'Arte

Il Cinquecento vide nascere la Commedia dell'Arte, e molte sue maschere erano veneziane o legate a Venezia:

Pantalone / Pantaleone

  • Il mercante veneziano avaro e vecchio
  • Costume: calzoni rossi aderenti, giubba rossa, maschera nera con naso adunco, barba bianca
  • Parlava in dialetto veneziano stretto
  • Rappresentava il vecchio ricco veneziano libidinoso e tirchio

Arlecchino

  • Servo furbo di Bergamo (ma operava spesso a Venezia)
  • Costume: abito a toppe multicolore (origine: rattoppava i vestiti vecchi)
  • Maschera nera, bastone di legno

Brighella

  • Servo furbo e cattivo, anche lui bergamasco
  • Costume: bianco e verde
  • Più cinico di Arlecchino

Colombina

  • Serva furba, spesso amore di Arlecchino
  • Veneziana
  • Senza maschera o con mezza maschera

Il Dottore

  • Bolognese (non veneziano) ma presente negli spettacoli a Venezia
  • Costume: toga nera, maschera nera
  • Parlava in bolognese, citava latino maccheronico

Questi personaggi recitavano nelle piazze e nei teatri durante il Carnevale, usando improvvisazione su canovacci fissi.

Feste e Balli nei Palazzi Patrizi

Il Carnevale patrizio si svolgeva nei palazzi affacciati sul Canal Grande e nei saloni affrescati delle dimore nobiliari.

I Balli Mascherati

Organizzazione:

  • Le famiglie patrizie organizzavano balli privati (ma con centinaia di invitati)
  • Inviti su carta pregiata, consegnati da servitori in livrea
  • Alcune feste erano "aperte": chiunque fosse mascherato decorosamente poteva entrare

Musica:

  • Orchestre di violini, liuti, arpe, flauti
  • Compositori veneziani (Andrea e Giovanni Gabrieli) scrivevano musiche per queste feste
  • Danze: pavane, gagliarde, moresca

Illuminazione:

  • Centinaia di candele di cera (costose!)
  • Lampadari veneziani di vetro di Murano
  • Torce sulle altane e sui balconi

Decorazioni:

  • Arazzi fiamminghi
  • Specchi veneziani
  • Fiori freschi (costosi in inverno)
  • Profumi bruciati in bracieri

Il Banchetto

Le feste patrizie includevano banchetti sontuosi:

Primo servizio:

  • Antipasti: olive, acciughe, ostriche
  • Salumi e formaggi

Secondo servizio:

  • Minestre e risotti
  • Risi e bisi (riso con piselli, piatto veneziano)

Terzo servizio:

  • Carni: cappone, fagiano, pernici arrosto
  • Selvaggina: lepre, cervo

Quarto servizio:

  • Pesci: branzino, orate, aragoste
  • Moleche (granchi nel periodo della muta, fritti)

Quinto servizio:

  • Dolci: fritole (frittelle), crostoli (chiacchiere), confetti
  • Frutta candita
  • Marzapane

Vino:

  • Vini locali (Soave, Valpolicella)
  • Vini greci (Malvasia di Creta, molto apprezzata)
  • Vino speziato e riscaldato

L'Abbigliamento

Uomini:

  • Calze di seta colorate
  • Farsetti (giubbe) di broccato con ricami d'oro
  • Mantelli di velluto con pelliccia
  • Tabarro veneziano
  • Maschera Bauta o maschere fantasia

Donne:

  • Vesti di seta, velluto, broccato
  • Colori sgargianti: rosso cremisi, blu oltremare, verde smeraldo
  • Scollature profonde (le "cortigiane oneste" erano famose per questo)
  • Gioielli: perle (Venezia era il centro del commercio di perle), oro, pietre preziose
  • Acconciature elaborate con bionde (parrucche o capelli schiariti con l'altana)
  • Moretta o maschere dorate

Le Cortigiane ai Balli

Le cortigiane oneste (cortigiane colte e raffinate, come Veronica Franco) erano invitate ai balli patrizi. Non erano prostitute di strada, ma donne educate, che parlavano lingue, componevano poesie, suonavano strumenti.

La loro presenza aggiungeva fascino e scandalo. Conversavano con nobili, banchieri stranieri, ambasciatori. Alcune divennero amanti di dogi e cardinali.

Carnevale Popolare: Piazze e Calli

Mentre i nobili banchettavano nei palazzi, il popolo festeggiava nelle piazze e nelle calli.

Piazza San Marco: Palcoscenico Principale

Piazza San Marco era il cuore del Carnevale popolare:

Giovedì Grasso:

  • Volo del Turco (poi Volo dell'Angelo): Un acrobata scendeva su una corda dal campanile di San Marco fino a Palazzo Ducale, portando omaggi al Doge
  • Taglio del toro: Rituale simbolico legato alla vittoria del 1162
  • Spettacoli di giocolieri, acrobati, mangiafuoco
  • Musica e danze

Ogni giorno di Carnevale:

  • Bancarelle con fritole, crostoli, dolci
  • Venditori ambulanti mascherati
  • Teatrini di burattini
  • Commedia dell'Arte improvvisata

Le Calli e i Campi

In ogni campo (piazza) di ogni sestiere c'erano feste:

Campo San Polo:

  • Balli popolari
  • Corse di bambini e ragazzi
  • Caccia ai tori (tori lasciati liberi, giovani cercavano di afferrarli - pericoloso e spesso vietato)

Campo Santa Margherita:

  • Mercato mascherato
  • Osterie aperte tutta notte

Nei Campi minori:

  • Falò
  • Canti in dialetto
  • Ombre (bicchieri di vino) bevute in compagnia

Le Regate Mascherate

Anche sul Canal Grande si facevano regate con gondole decorate e gondolieri mascherati. Premi per i vincitori, folla sui ponti a guardare.

Giochi, Spettacoli e Divertimenti

Gioco d'Azzardo

Durante il Carnevale, il gioco d'azzardo (di solito proibito) era tollerato:

Ridotti: Locali semi-clandestini dove si giocava a carte. Il più famoso era il Ridotto di San Moisè (aperto ufficialmente nel 1638, ma esistevano locali simili già nel '500).

Giochi:

  • Bassetta: gioco di carte d'azzardo
  • Faraone: altro gioco di carte
  • Dadi
  • Zara (gioco medievale di dadi)

I giocatori indossavano la Bauta per non essere riconosciuti. Nobili rovinavano patrimoni in una notte, ma la maschera permetteva di mantenere l'onore.

Teatro

Il Cinquecento vide la nascita dei primi teatri stabili a Venezia:

Teatro Sant'Angelo (1677, ma teatri più antichi già nel '500)

  • Commedie in dialetto veneziano
  • Commedia dell'Arte
  • Rappresentazioni satiriche

Teatro Goldoni (più tardi, ma tradizione cinquecentesca)

Durante Carnevale, ogni sera c'erano spettacoli. Biglietti economici per il popolo, palchi riservati ai nobili (ma mascherati, tutti si mescolavano).

Forze d'Ercole

Le Forze d'Ercole erano piramidi umane costruite da acrobati veneziani. Vere e proprie torri di uomini che salivano uno sopra l'altro. Spettacolo pericoloso e spettacolare.

Si esibivano in Piazza San Marco nei giorni principali del Carnevale.

La Caccia ai Tori

Tradizione controversa: tori venivano liberati nei campi, giovani coraggiosi (o incoscienti) cercavano di catturarli o cavalcarli.

Spesso causava feriti e danni, quindi la Repubblica alternava permessi e divieti.

Le Leggi Suntuarie: Quando il Lusso Diventava Reato

Paradossalmente, mentre il Carnevale celebrava l'eccesso, la Repubblica veneziana emanava continuamente leggi suntuarie per limitare il lusso estremo.

Perché Limitare il Lusso?

Motivi economici:

  • Le famiglie nobili si rovinavano per competere in fasto
  • Il denaro speso in abiti e feste era denaro non investito nel commercio

Motivi morali:

  • La Chiesa criticava gli eccessi
  • Il lusso era visto come corruttore dei costumi

Motivi politici:

  • L'eccessiva ostentazione creava gelosie e tensioni tra famiglie
  • La Repubblica voleva nobili sobri, non decadenti

Cosa Veniva Limitato?

Leggi del 1514:

  • Vietate le perle oltre un certo numero
  • Limitati i ricami d'oro sugli abiti
  • Proibiti i broccati più costosi
  • Multe salatissime per i trasgressori

Leggi del 1562:

  • Vietato alle donne di indossare più di un certo numero di gioielli contemporaneamente
  • Proibite le scollature "troppo profonde" (ma definizione vaga)
  • Limitati i banchetti a massimo 5 portate (ignorato)

L'Ironia: Leggi Ignorate

La maggior parte di queste leggi veniva sistematicamente ignorata, soprattutto durante Carnevale. I Provveditori alle Pompe (magistrati che dovevano farle rispettare) chiudevano spesso un occhio.

Le nobildonne veneziane erano famose in tutta Europa per la loro ricchezza e lusso, segno che le leggi avevano effetto limitato.

Il Ruolo Sociale del Carnevale

Anonimato e Libertà

La maschera concedeva libertà totale:

Libertà sessuale:

  • Incontri galanti impossibili fuori dal Carnevale
  • Donne sposate potevano avere amanti
  • Uomini sposati frequentavano cortigiane
  • La maschera garantiva discrezione

Libertà di movimento:

  • Le donne (normalmente molto controllate) potevano uscire sole, andare al teatro, nelle osterie
  • I nobili potevano frequentare luoghi "bassi" senza vergogna
  • I popolani potevano intrufolarsi nei palazzi

Libertà di parola:

  • Satira politica (moderata) era tollerata
  • Si potevano criticare (con cautela) magistrati e leggi
  • La Commedia dell'Arte faceva satira sociale spietata

Trasgressione Controllata

Il Carnevale era trasgressione controllata: la Repubblica permetteva eccessi temporanei e limitati.

Cosa era permesso durante Carnevale: ✅ Gioco d'azzardo (normalmente vietato) ✅ Travestimento (uomini da donne, viceversa) ✅ Satira moderata ✅ Eccessi alimentari e alcolici ✅ Libertà sessuale mascherata

Cosa rimaneva vietato anche a Carnevale: ❌ Bestemmie in pubblico ❌ Violenza ❌ Furto ❌ Critica diretta del Doge o del governo (rischio galera) ❌ Cospirazione politica

La Guardia e i Signori di Notte (polizia notturna) pattugliavano, ma con discrezione. L'obiettivo era mantenere l'ordine senza rovinare la festa.

Satira e Critica Sociale

Il Carnevale permetteva una satira sociale altrimenti impossibile:

Nelle Commedie: Pantalone (il mercante avaro) era una satira del ceto mercantile veneziano. Il pubblico rideva riconoscendo i vizi della propria classe.

Nelle Maschere: La Gnaga (uomo travestito da donna pettegola) satireggiava le donne, ma anche gli uomini che le criticavano.

Nelle Canzoni: Canzoni in dialetto che prendevano in giro magistrati, leggi assurde, costumi sociali.

Limite: La satira non poteva toccare:

  • Il Doge (figura sacra)
  • Il Consiglio dei Dieci (troppo pericoloso)
  • La religione cattolica (eresia = morte)

Ma tutto il resto era potenzialmente bersaglio.

Cibo e Bevande del Carnevale

I Dolci Tipici

Fritole / Frìtole

  • Frittelle di pasta lievitata, fritte nell'olio
  • Ripiene di uvetta, pinoli, canditi
  • Spolverate di zucchero
  • Vendute per strada da fritoleri (venditori ambulanti)
  • Ancora oggi dolce tipico del Carnevale veneziano

Crostoli / Galani

  • Chiacchiere, sottili sfoglie fritte
  • Spolverate di zucchero a velo
  • Croccanti e leggere
  • Chiamate "crostoli" in veneziano, "galani" o "frappe" altrove

Zaleti

  • Biscotti di farina di mais gialla
  • Con uvetta e pinoli
  • Nome dal colore giallo ("zaleto" = gialletto)

Fugassa

  • Focaccia dolce veneziana
  • A volte con uva passa

Le Bevande

Ombra de vin

  • Bicchiere di vino
  • Bianco o rosso
  • Bevuto nei bacari (osterie)

Vin brulé

  • Vino caldo speziato
  • Con cannella, chiodi di garofano, zucchero
  • Perfetto per il freddo di febbraio

Cioccolata calda

  • Nel tardo Cinquecento, il cacao arrivò a Venezia dalle Americhe
  • Bevanda nobile, servita nei palazzi
  • Densa e dolce

I Piatti Salati

Bigoli in salsa

  • Pasta tipica veneta con salsa di cipolle e acciughe

Sarde in saor

  • Sardine fritte, marinate con cipolle, uvetta, pinoli, aceto
  • Piatto di conservazione, perfetto per le feste lunghe

Baccalà mantecato

  • Baccalà (merluzzo secco) mantecato con olio
  • Servito con polenta

Dal Declino alla Rinascita Moderna

Il Declino (XVIII-XIX secolo)

Il Carnevale veneziano continuò glorioso nel Seicento e Settecento, raggiungendo forse il suo apice nel '700.

1797 - Fine della Repubblica: Napoleone conquista Venezia, fine della Serenissima Repubblica dopo 1100 anni. Il Carnevale continua ma perde lo sfarzo patrizio.

Dominazione Austriaca (1797-1866): Gli austriaci vietarono le maschere (temevano cospirazioni). Il Carnevale sopravvive in forma ridotta, familiare, non più pubblica e sfarzosa.

Regno d'Italia (1866-1968): Il Carnevale diventa festa minore, quasi scomparsa. Solo tradizioni familiari (fritole, maschere per bambini).

La Rinascita (1979-oggi)

1979 - Rinascita Ufficiale: Un gruppo di veneziani, associazioni culturali e il Comune decisero di far rinascere il Carnevale come evento turistico e culturale.

Primo Carnevale moderno:

  • Balli mascherati riaperti
  • Eventi in Piazza San Marco
  • Sfilate di maschere storiche

Successo: Il Carnevale di Venezia divenne (e rimane) uno degli eventi più famosi al mondo. Ogni anno centinaia di migliaia di visitatori arrivano da tutto il pianeta.

Differenze col Carnevale storico:

  • Molto più breve (10-12 giorni, non 3 mesi)
  • Turistico, non sociale
  • Maschere spesso non tradizionali (fantasy, elaborate)
  • Commerciale (costumi in vendita, biglietti a pagamento)

Cosa rimane del Cinquecento:

  • La Bauta (ancora usata)
  • La Moretta (rara)
  • Le fritole (vendute ovunque)
  • Volo dell'Angelo in Piazza San Marco
  • Balli in costume nei palazzi (ora a pagamento)

Vivere il Carnevale di Venezia Oggi

Se vuoi vivere un Carnevale che si avvicini a quello storico:

Date 2025 (esempio)

Carnevale 2025: 15 febbraio - 4 marzo

  • Apertura: Sabato 15 febbraio (Volo dell'Angelo)
  • Giovedì Grasso: 27 febbraio
  • Martedì Grasso: 4 marzo (gran finale)

Eventi Storici

Volo dell'Angelo (Domenica prima di Martedì Grasso): Una modella/attrice vestita da angelo "vola" dal campanile di San Marco fino a Palazzo Ducale, sospesa su un cavo. Rievocazione storica.

Festa delle Marie (primo weekend): Sfilata di ragazze veneziane in costume cinquecentesco, rievoca un'antica tradizione.

Corteo acqueo (domenica): Gondole storiche decorate sfilano sul Canal Grande.

Come Partecipare Autenticamente

1. Affitta un Costume Storico: Noleggia una Bauta autentica (maschera bianca + tricorno + tabarro nero) o un costume cinquecentesco completo.

  • Costo: 100-500€ per weekend
  • Atelier storici: Atelier Nicolao, Il Ballo del Doge

2. Partecipa ai Balli nei Palazzi: Alcuni palazzi storici organizzano balli in costume a pagamento:

  • Ca' Vendramin Calergi
  • Palazzo Pisani Moretta
  • Ca' Sagredo
  • Costo: 300-800€ (cena + ballo)
  • Esperienza autentica: orchestra dal vivo, abiti d'epoca, palazzo storico

3. Gira per Calli e Campi: Il Carnevale migliore è per strada: fotografi, maschere, musicisti, fritole.

  • Gratis
  • Autentico
  • Campo Santa Margherita, Campo San Polo, Piazza San Marco

4. Mangia Fritole: Compra fritole calde da un chiosco veneziano. È tradizione!

5. Evita le Trappole Turistiche:

  • Maschere cinesi cheap (non sono veneziane)
  • Ristoranti trappola per turisti
  • Eventi "fake" non storici

Viva el Carnevàl!

Il Carnevale di Venezia del Cinquecento era molto più di una festa: era un meccanismo sociale complesso, una valvola di sfogo, un teatro diffuso, un momento di libertà in una società altrimenti rigidamente gerarchica.

Le maschere non erano semplici travestimenti, ma strumenti di libertà: la Bauta permetteva ai nobili di essere comuni, ai comuni di essere nobili, agli uomini di essere donne, alle donne di essere libere. Per qualche settimana all'anno, Venezia sospendeva le sue regole ferree e permetteva il caos controllato.

Le feste nei palazzi con i loro balli, banchetti e musiche erano espressione del lusso veneziano, mentre le feste popolari nelle calli e campi mostravano l'anima più autentica e gioiosa della città.

I dolci (fritole, crostoli), i giochi (d'azzardo, acrobatici), gli spettacoli (Commedia dell'Arte, Forze d'Ercole) creavano un'atmosfera di festa totale che coinvolgeva ogni angolo della città lagunare.

Le leggi suntuarie, continuamente emanate e continuamente violate, dimostrano il paradosso veneziano: una Repubblica che voleva controllare tutto, ma che sapeva quando era necessario lasciar perdere.

Oggi il Carnevale di Venezia è rinato, e pur essendo diverso da quello storico, mantiene vivo lo spirito di quella festa straordinaria. Quando vedi una Bauta bianca aggirarsi per le calli, o assaggi una fritola calda in Campo San Polo, o ascolti una musica antica in Piazza San Marco, stai toccando con mano un'eredità che attraversa cinque secoli.

Il Carnevale veneziano del Cinquecento ci insegna che anche le società più ordinate e controllate hanno bisogno di momenti di libertà, che l'arte del mascherarsi è un'arte antica e nobile, e che la festa può essere non solo divertimento ma anche strumento politico e sociale.

"Viva el Carnevàl!" - come urlavano i veneziani cinque secoli fa, e come ancora si urla oggi quando l'Angelo vola dal campanile di San Marco.

La magia continua. 🎭


📚 Approfondimenti

Scopri altri aspetti della Venezia del Cinquecento:


Fonti e Bibliografia:

  • "Storia del Carnevale di Venezia" di Giandomenico Romanelli
  • "Venezia nel Cinquecento" di Gino Benzoni
  • "Le Maschere Veneziane" di Danilo Reato
  • Archivio di Stato di Venezia - Leggi suntuarie
  • "Diarii" di Marin Sanudo (cronache veneziane 1496-1533)

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Ultimo aggiornamento: Febbraio 2026

Foto di Helena Jankovičová Kováčová: fonte pexels 6691539

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