Un concorso per chi urla

 

Poco dopo la metà dello scorso mese di giugno ho partecipato a Roma alle tre prove scritte del concorso per dirigenti storici dell'arte di seconda fascia (i soprintendenti territoriali, per intenderci) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un concorso uscito dopo anni di attesa e bandito in maniera tale da aprire qualche possibilità anche a studiosi esterni al Ministero, magari giovani. Un concorso che avrebbe dovuto risolvere i problemi di molte soprintendenze, prive da tempo di dirigente, e rette da funzionari nominati reggenti con incarico temporaneo ad personam. Un concorso, però, che aveva suscitato molti dubbi fin dalle prime fasi, per la straordinaria rapidità con cui l'apparato ministeriale aveva messo in piedi i calendari delle prove e aveva nominato la commissione. Un concorso, poi, che avevo rischiato di non poter sostenere, perché le prove scritte erano state collocate proprio nei giorni delle prove scritte degli esami di Stato di scuola secondaria superiore, esami nei quali ero impegnato in qualità di commissario. Ho anche provato a ricorrere contro la scelta delle date, ma senza risposta, e forse anche altri ricorsi sarebbe stato opportuno inoltrare per ottenere delle modifiche al bando, ma nulla sembra che sia stato fatto (a quanto ne so) da altri candidati.

Ma, tant'è, al concorso ho partecipato e nei giorni delle prove scritte (la prima di storia dell'arte, le altre due tecnico-giuridiche), la sala dell'Hotel Ergife di Roma che ospitava candidati e commissione ha rappresentato il sottofondo necessario a trasformare il concorso in una prova di resistenza tale da mettere in ginocchio alcuni dei concorrenti.

La commissione ha corretto i compiti con rapidità e poco dopo la metà di luglio ha definito una graduatoria degli ammessi alle prove orali, graduatoria che però ha visto degli esclusi eccellenti, tra i quali alcuni dei funzionari che avevano fin lì ricoperto il ruolo temporaneo di soprintendente reggente. A questo punto sono iniziate ovviamente le polemiche, con promessa di ricorsi (poi puntualmente arrivati). Le polemiche sono state rinfocolate durante la calura agostana da alcune nomine del ministro Rutelli e in particolare dalla nomina a Direttore Regionale dell'Umbria di Vittoria Garibaldi, una delle candidate non ammesse a sostenere le prove orali. La polemica è stata sostenuta da alcuni giornalisti (Pierluigi Panza, "Corriere della Sera", Stefano Miliani e Maria Serena Palieri, "L'Unità"), con i loro articoli, da alcuni sindacalisti come Libero Rossi (CGIL) e Claudio Calcara (CISL), con lettere al ministro, ma anche da Vittorio Sgarbi, non ammesso a sostenere le prove scritte per un vizio di forma nella domanda di partecipazione al concorso.

Ciò che si è rimproverato alla commissione da più parti è stata l'eccessiva rapidità di correzione dei compiti e soprattutto quelli della prima prova di storia dell'arte, prova nella quale la maggior parte degli esclusi ha avuto un voto insufficiente. Non voglio qui salire in cattedra, ma la valutazione è elemento essenziale del mio lavoro e devo osservare come i tempi di correzione non sono stati brevi, anche perché il tema di storia dell'arte era complesso: si trattava di tracciare una storia del naturalismo, individuando momenti e artisti (a giudizio del candidato) importanti per individuare una linea di sviluppo della presenza della natura nell'arte italiana. E' probabile che molti candidati abbiano risolto il problema con un tema monografico, dedicato a un solo artista (Caravaggio, per esempio), andando così "fuori tema". E un elaborato che non risponde alle richieste della traccia si corregge rapidamente, soprattutto da parte di docenti universitari di storia dell’arte abituati a questo tipo di attività. E' un'ipotesi, questa, ma è sufficiente per giustificare i tempi di correzione.

Ebbene, io sono uno dei "concorrenti ignoti per titoli e per esperienza" additati da Sgarbi con parole al limite della diffamazione ("Il Giornale", 14 agosto 2006) ma ammessi alle prove orali. Le prove orali sono ora state rinviate a data da destinarsi, perché è stato presentato al T.A.R. del Lazio un ricorso (che sarà esaminato forse a fine settembre), nel quale vengono messe in dubbio la correttezza della commissione nonché la personalità e l'esperienza di Antonio Paolucci, mentre vengono esaltate le qualità scientifiche e professionali di alcuni degli esclusi eccellenti con degli argomenti ai quali si potrebbe rispondere con i curricula professionali e scientifici di assoluto rispetto di molti degli ammessi (ricchi di pubblicazioni che anche Sgarbi conosce e cita nei suoi lavori).

A tutto ciò si aggiungono almeno due atti di effettiva delegittimazione del concorso, che coincidono con la nomina dell'esclusa Vittoria Garibaldi a Direttore Regionale dell'Umbria a contratto (un posto da dirigente di prima fascia, con un compenso di € 136.000 annui) e con la recentissima ( a quanto risulta da fonti ministeriali) nomina di Rossella Vodret (altra esclusa) al ruolo ad interim di soprintendente per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico per le province di Bari e Foggia.

Ciò che sconforta in tutta questa vicenda è che sembra avere ragione chi ha urlato di più, ovvero gli eccellenti bocciati alle prove scritte, e che probabilmente alla fine l’avranno vinta nei confronti degli ammessi, proprio per aver trovato uno spazio che ha dato risonanza alla loro voce. Gli eccellenti bocciati, che evidentemente confidavano in un agevole superamento delle prove concorsuali in virtù del loro ruolo all’interno del Ministero, si trovano invece dalla parte di chi è stato escluso e quindi solo ora reclamano scorrettezze. Il tutto con buona pace dell’imparzialità dei concorsi pubblici, di chi, anch'egli escluso, ha accettato il giudizio di una commissione d'esame, e di chi, infine, una volta tanto e oltre ogni previsione, è stato ammesso a dimostrare le proprie capacità e rischia di non poterlo fare.

Sarebbe invece giusto, doveroso anzi, non dare ascolto a queste urla e ristabilire la certezza del diritto espletando il concorso. Poi, se il T.A.R. dovesse dare credito alle questioni sollevate dai ricorrenti, si vedrà.

Leandro Ventura
(Roma, 9 settembre2006)