Replica

 

Caro signor Scarcia,

"Venezia Cinquecento", come lei sicuramente saprà, ha un taglio scientifico per il quale i saggi che vi vengono pubblicati devono sempre essere sorretti da ricerche documentarie inedite e, comunque, da solide informazioni bibliografiche. Quindi lei capirà come le recensioni che vengono pubblicate sia sulla rivista che sul sito debbano seguire alcuni parametri di giudizio fondamentali, basati  sui criteri metodologici della rivista.

Nel suo libro, purtroppo, a parte le vicende recenti che sono ben documentate, manca ogni approfondimento sulla storia antica del polittico (che poi è la storia che a noi, studiosi di Cinquecento veneto, interessa). Inoltre alcune ipotesi apparentemente innovative che lei avanza sono fondate sul "si dice". Ciò avviene per esempio a proposito della notizia dell'acquisto a Lipsia delle tavole, notizia non sostenuta da alcuna documentazione. Tra l'altro, lei certamente saprà, al proposito, che negli ultimi tempi a Mantova hanno svolto un capillare lavoro di spoglio documentario dell'Archivio Gonzaga, proprio per gli anni che potrebbero interessare il canonico Mazzone e il duca Vincenzo, ma anche da quegli spogli non sembra sia finora emerso nulla su questa vicenda.

Per quel che riguarda la bibliografia, poi, non potrà non riconoscere che le sue fonti secondarie siano un po' datate, dal momento che ignora le ultime pubblicazioni cimesche, tra cui almeno devo segnalarle gli atti del convegno dedicati  al pittore veneto, svoltosi a Conegliano nel 1993.

Un'ultima osservazione relativa alle sue gentili osservazioni: il fatto che il suo libro sia una guida artistica non giustifica la mancanza di correttezza e approfondimento. Anche i turisti o i pellegrini, quindi i potenziali lettori del suo lavoro, anche quelli più ignoranti, dovrebbero infatti poter godere di informazioni corrette e il più possibile complete (pur nella necessaria sintesi), perché anche chi non ha avuto la fortuna di compiere studi approfonditi deve poter accedere alla conoscenza nel modo migliore possibile; e questo perché sono convinto del ruolo (anche sociale) che hanno gli studiosi, ma solo se interpretano la divulgazione in maniera responsabile, senza farla coincidere con la superficialità.

Per concludere volevo anche raccontarle una breve vicenda personale. Viste le mie origini salentine io sono molto legato a tutto il meridione d'Italia, in particolare a quell'area straordinaria, pietrosa come l'Itaca omerica, che si colloca tra Puglia e Basilicata, con il suo centro a Matera. Io mi sono arrampicato più volte fino a Matera e anche fin su a Miglionico, con la mia piccola autovettura per vedere il polittico di Cima, sia quando si trovava in soprintendenza, sia nella sua collocazione in chiesa. Perciò, quando ho saputo che era uscito un volume sul polittico, mi sono immediatamente offerto per la recensione, con la speranza di imparare qualcosa di più sull'opera. Ma dopo la lettura del suo testo, nonostante tutte le mie aspettative positive, non ho potuto far altro che esprimere un giudizio complessivamente negativo.

Per tutto ciò che precede, pur ringraziandola per l'attenzione che ha voluto prestare al mio intervento, non credo sia possibile per me modificare la mia opinione, dal momento che quello che ho scritto non è una sciocchezza, ma il prodotto di un lavoro meditato e metodologicamente motivato. Resto in attesa tuttavia di poter leggere un suo testo più ampio e documentato sul polittico di Miglionico, un testo per il quale potrà ricevere  giudizi positivi anche da "Venezia Cinquecento".

Cordialmente

Leandro Ventura
(Roma, 26 gennaio 2004)