Un punto di
partenza per lo storico dell'arte
Chiamata in causa direttamente (con nome e cognome,
citando il mio intervento al convegno "Lo storico dell'arte: formazione e
professioni" tenutosi a Roma il 15 novembre scorso) e indirettamente (in merito alla
sua organizzazione), vorrei con piacere rispondere alla lettera di Luca Tempesta e alla
chiosa curata dal responsabile della redazione del sito di Venezia Cinquecento. Lasciando
da parte le polemiche è fin troppo facile considerare quantomeno parziali e
incomplete le osservazioni derivate dall'aver assistito solo a parte della giornata o,
ancor più, dal non avervi partecipato affatto (ammesso pure per motivi non dipendenti
dalla propria volontà) introduco un primo elemento a proposito della pigrizia
degli storici dell'arte, "fiacchi", "sprovvisti di idee e di novità
urgenti da comunicare", "pigri nella ricerca", "riluttanti a pensare
la realtà".
Il convegno nasceva dall'esigenza di scardinare proprio
questo impigrimento (che, riconosco, se si eccettua qualche caso isolato, è ahimè
generale e riguarda la maggior parte degli italiani, cittadini privi e privati di passione
civica), dalla volontà, quindi, di fotografare una situazione, renderne conto e procedere
a una prima denuncia: denuncia, sottolineo, più o meno articolata, più o meno veemente,
ma denuncia. Noi, gli organizzatori, ne abbiamo sentito un forte bisogno, perché non è
vero che esiste una vera consapevolezza della situazione: le informazioni fornite nel
corso della giornata dai diversi relatori e dal materiale reso disponibile non sono state
la "solita e abitudinaria esposizione dei fatti risaputi". Sfido chiunque a
indicarmi una sede e un'occasione in cui tutti gli argomenti oggetto del convegno siano
stati trattati ufficialmente; lo sfido a trovare un analogo episodio in cui si è centrato
il discorso sulle persone, e sugli storici dell'arte in particolare, piuttosto che sulle
strutture o sul panorama legislativo. Da qualche tempo, e sistematicamente da un paio di
anni, ho seguito moltissime, se non la quasi totalità delle iniziative promosse intorno
al tema dei beni culturali, a Roma e in altre città d'Italia: posso assicurare che
riguardo alla materia trattata dal convegno di novembre si è andati ben poco al di là di
generici enunciati. Le argomentazioni vertevano in massima parte intorno al nuovo assetto
della tutela del patrimonio artistico, ma in nessun caso si è pensato di focalizzare
l'attenzione sulle figure preposte naturalmente ad essa, formate per svolgere quelle
delicate attività di ricerca, conoscenza, tutela del patrimonio artistico, ma anche
responsabili della trasmissione di una disciplina il cui statuto, qui convengo, è allo
stato attuale debolissimo.
Anche dall'osservazione e dalla verifica di questo
scenario si è arrivati alle scelte del convegno di novembre: scelte inerenti l'oggetto,
la forma, il luogo. Destinatari dovevano essere non tanto, o meglio, non solo gli storici
dell'arte ma soprattutto i responsabili politici e istituzionali, referenti primari di
questa denuncia. Da ciò la forma: una sola giornata, nella quale l'aspetto della
formazione fosse connesso a quello della professione, suddivisa in due parti ciascuna
delle quali articolata in una serie di interventi e in una tavola rotonda, destinata ad
approfondire gli argomenti trattati nella sezione precedente con la partecipazione dei
rappresentanti del mondo politico (oltre al vicepresidente del Senato, i membri, e lo
stesso presidente, della Commissione Cultura e Istruzione del Senato) e istituzionale. Da
ciò anche il luogo: una sala parlamentare (con capienza inevitabilmente limitata,
sebbene, occorre dire, a 150 persone), scegliendo la quale fosse anche simbolicamente
chiaro l'intento, di porre cioè ai politici un problema politico e insieme culturale,
nello spirito più profondo dell'Associazione Bianchi Bandinelli, fondata da Giulio Carlo
Argan.
Da queste considerazioni consegue la principale
obiezione agli argomenti addotti da Luca Tempesta e da Leandro Ventura: il convegno,
proprio per queste scelte di fondo, è stato "propositivo, funzionale alla ricerca di
soluzione e alla raccolta di idee". E quanto agli atti [la cui pubblicazione è
prevista entro la prossima primavera n.d.r.], lungi da noi considerarli
"logore forme": oltre a raccogliere gli interventi, pubblicheranno i risultati
delle ricerche portate avanti in oltre dieci mesi di preparazione dagli stessi
organizzatori, risultati presentati in parte, e in forma sintetica, in occasione del
convegno. Serviranno, dunque, come è servita la giornata, come serve qualsiasi atto che
muova passi, anche incerti, nella direzione di un cambiamento: perché è sempre meglio
agire che assistere alla finestra, è sempre più virtuoso scrollarsi di dosso la pigrizia
che assopirsi in un sonno di comodo. L'iniziativa, punto di partenza e non certo di
arrivo, ha comunque già sollecitato ulteriormente l'attenzione intorno all'argomento, e
ha generato indignazione, dietro la quale non dubito si nasconda comunque la voglia di
partecipare. La storia dell'arte ne ha bisogno, un bisogno non più procrastinabile.
Maria Giovanna Sarti
(30 dicembre 2004)
Si pubblica qui di seguito il documento prodotto al termine dei
lavori del convegno del 15 novembre scorso.
ASSOCIAZIONE
BIANCHI BANDINELLI
Istituto di studi e ricerca fondato da Giulio Carlo Argan
Mozione conclusiva del
convegno: "Lo storico dellarte: formazione e professioni Scuola,
università, tutela e mondo del lavoro"
La giornata di discussione sul tema "Lo
storico dellarte: formazione e professioni", organizzata
dallAssociazione Bianchi Bandinelli con il contributo di A.Na.St.Ar., A.N.I.S.A.,
Assotecnici, Comitato per la bellezza, Italia Nostra, che si è svolta nella Biblioteca
della Camera dei Deputati, a Roma, il 15 novembre 2004, ha messo in evidenza
lallarmante gravità della situazione che si sta delineando, anche in rapporto alle
riforme in corso, per linsegnamento della storia dellarte nella scuola e nella
università italiana, da una parte, dallaltra per le professioni connesse alla
conoscenza, conservazione, gestione, promozione e valorizzazione del patrimonio
storico-artistico, sia nelle istituzioni del settore pubblico Stato, Regioni, Enti
locali sia nel mercato del lavoro privato.
Per quanto riguarda linsegnamento
della storia dellarte nella scuola e nelluniversità si è confermato
irrinunciabile e urgente:
- che leducazione allarte e la disciplina storica
dellarte vengano rafforzate, oltre che nella scuola dellobbligo, nei programmi
in via di ridefinizione del secondo ciclo di istruzione, in particolare nellambito
del nuovo sistema dei licei, ma possibilmente anche in quello della formazione
professionale, in continuità con una tradizione che caratterizza la scuola italiana ormai
da un secolo e che costituisce un modello a cui sempre più guardano gli altri paesi
europei;
- che sia salvaguardata la formazione specifica degli insegnanti di
storia dellarte in ambito universitario, anche in collaborazione con le Accademie di
Belle Arti tramite apposite convenzioni, ma non esclusivamente allinterno di queste
ultime. Nellattuazione dei nuovi ordinamenti didattici la presenza della disciplina
storica dellarte nelle Accademie di Belle Arti è prevista infatti in misura
inadeguata rispetto agli altri insegnamenti e limitata per lo più agli sviluppi
dellarte contemporanea;
- che nella revisione in corso degli ordinamenti didattici
universitari, articolati nei due cicli delle lauree e delle lauree specialistiche (in
futuro "magistrali"), venga garantito un iter formativo specifico e
coerente per lo storico dellarte, nel contesto delle facoltà umanistiche che ne
assicurano il radicamento nella cultura storica, più che mai necessaria come fondamento
anche delle attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico,
pur nellapertura al dialogo con le discipline scientifiche e con le nuove
tecnologie;
- che non tardi oltre immotivatamente il decreto istitutivo delle
nuove Scuole di specializzazione in Storia dellarte (e di tutte le analoghe del
settore dei beni culturali), biennali dopo la laurea magistrale e con accesso per pubblico
concorso, come previsto dallart. 6 della Legge 23 febbraio 2001, n. 29, affinché
nella progettata collaborazione tra MIUR e MBAC venga assicurata
quellalta qualificazione culturale e professionale, omogenea per Stato, Regioni,
Enti locali e privati che operano nel settore pubblico, che dovrà continuare a
contraddistinguere i responsabili della tutela del patrimonio storico-artistico italiano,
pena il suo inevitabile progressivo degrado;
- che si proceda, dopo tre anni di sperimentazione,
allindifferibile riordino dei Master attivati in numero abnorme e con le
modalità e i contenuti più diversi nel settore dei beni culturali , sia sul piano quantitativo,
attraverso forme di programmazione almeno a scala regionale, sia sul piano qualitativo,
evitando lattuale confusione di livelli e armonizzando i sistemi di validazione di
tali corsi con i profili professionali e le competenze effettivamente richiesti da enti
pubblici, associazioni di categoria e imprese, in definitiva per aumentarne la
possibilità di presidiare precise posizioni di mercato.
Per quanto riguarda lo stato delle professioni
è emerso chiaramente che:
- è ormai quasi inoperante nel Ministero per i beni e le attività
culturali allinterno del quale gli storici dellarte rappresentano
soltanto il 2% del totale del personale, come del resto rispettivamente archeologi e
architetti un sistema di reclutamento che premi lelevata specializzazione da
sempre richiesta alle figure responsabili dei complessi compiti di salvaguardia dei beni
storico-artistici, essendo bloccato da anni laccesso per concorso pubblico
dallesterno, mentre si è proceduto a un imponente processo di
"riqualificazione" del personale interno, non sulla base dei titoli di studio e
delle competenze scientifiche ma della sola anzianità di servizio e relativi compiti,
processo che ha portato alla saturazione di pressoché tutti i posti disponibili per i
funzionari tecnici e a una oggettiva perdita di qualità dellamministrazione della
tutela, già in progressivo indebolimento anche quanto al numero degli addetti;
- Regioni ed Enti locali, a seguito dellunificazione delle
carriere del personale, generalmente non riservano alle professioni speciali quale
appunto quella dello storico dellarte un trattamento peculiare, privilegiando
spesso, ad esempio per la direzione dei musei, personale amministrativo privo dei titoli
di studio e delle competenze scientifiche necessarie. Inoltre, operando in regime di
autonomia, generano un multiforme sistema di reclutamento del personale preposto alla
tutela dei beni storico-artistici, disomogeneo nella definizione dei profili
professionali, dei requisiti di accesso (tra i quali raramente figura la laurea specifica,
né tanto meno il diploma di specializzazione) e della mappa delle competenze richieste;
- a fronte del crescente affidamento ai privati delle attività di
gestione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico pubblico, come sancito dal
Titolo V della Costituzione e dal nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio, manca
qualsiasi norma o atto dindirizzo che definisca in modo vincolante i profili
professionali e gli standard qualitativi degli operatori storici dellarte,
archeologi, antropologi, storici, architetti cui viene di fatto affidato lo
svolgimento di tali attività. Manca perciò qualsiasi garanzia circa la qualificazione
scientifica del lavoro svolto in questo ambito, di cui pure si prevede una progressiva
espansione, mentre si assiste a una continua crescita della piaga del precariato.
Le Associazioni promotrici, i relatori e i
partecipanti allincontro chiedono pertanto:
- che vengano ripensate in rapporto alle effettive esigenze della
tutela le dotazioni organiche del Ministero per i beni e le attività culturali,
destinando alle figure di elevata specializzazione scientifica un ruolo decisamente meno
marginale. Imprescindibile a tal fine è riaprire al più presto concorsi pubblici per
lassunzione di personale altamente qualificato tra i diplomati delle Scuole di
Specializzazione e dei Dottorati di ricerca del settore;
- che si giunga, a partire da un atto dindirizzo della
Conferenza Stato-Regioni, a una definizione dei profili professionali, legati sì alle
competenze ma soprattutto e con chiarezza ai percorsi formativi, e di standard
qualitativi omogenei per Stato, Regioni, Enti locali e per i privati che operano nel
settore pubblico, ai fini del reclutamento delle figure scientifiche che operano nel campo
dei beni storico-artistici;
- che per conseguire gli obiettivi sopra indicati la Conferenza
Stato-Regioni si faccia promotrice di unindagine conoscitiva in termini quantitativi
e qualitativi sulla presenza dello storico dellarte sia nel settore pubblico locale
(Regioni, Enti locali) sia in quello privato, soprattutto presso quei soggetti che
lavorano al servizio delle istituzioni pubbliche;
- che si arrivi a forme incisive di coordinamento tra gli storici
dellarte in generale e in particolare tra le associazioni professionali che li
rappresentano, al fine di giungere a forme adeguate di riconoscimento e tutela della
professione, come delle analoghe professioni specialistiche operanti nel campo dei beni
culturali.