Puntualizzazioni per una recensione

 

Ho letto con interesse la recensione che avete fatto del mio libro, "Le Vesti del Peccato". Inizialmente mi ha deluso, visto che mi aspettavo che tutto il mondo riconoscesse la brillante perfezione della mia creatura … poi ho realizzato che, naturalmente, ‘ogni scarrafone è bello a mamma sua’ e più tardi, mi sono detta, ‘in bene o in male, purché si parli di me!’…

Ma, rileggendo a distanza di mesi la recensione della signora Landi Rossetti, ho deciso che vi erano alcune cose, che ritengo dovute ad una lettura frettolosa e pregiudizievole, alle quali il mio intimo rifiuta di aderire, anche perché nel frattempo molti lettori mi hanno invece dimostrato la loro stima ed il loro apprezzamento.

Fin dalla prima frase della recensione la signora utilizza parole che mi hanno fatto riflettere: quali attese la sig.ra Landi Rossetti si aspettava dal titolo "le vesti del peccato" in una collana di libri che esamina i rapporti tra arte, teologia e fede? E libretto si riferisce alle dimensioni (ridotte, è vero, è un testo di sole 86 pagine) o è un peggiorativo (‘opuscolo’ o ‘fascicolo’ recita il dizionario)?

L’autrice della recensione lamenta che io abbia utilizzato ‘ovvi testi scritturali ed anche alcuni lavori dei Padri’ e ‘pochissimi testi medievali, tra i quali spiccano solo la Legenda Aurea e il Domenico Cavalca delle Vite dei Santi Padri’, commentando ‘la stringatezza dei riferimenti bibliografici’ ed il testo ‘estremamente semplificato’.

Per un testo di 86 pagine ed a commento di sole 10 immagini, non credo che 53 testi, tra bibliografia e note, siano pochi, specialmente se si tratta di testi come quelli delle Scritture (tutt’altro che ovvi, mi creda, se ancor oggi ne discutiamo tanto ed offrono tanti motivi di riflessione), o i testi medievali che Lei, cortesemente, cita. Del resto come metodologia di analisi io faccio sempre riferimento alle fonti storiche, e, trattandosi di analisi iconografica di un soggetto così sfuggente come l’abbigliamento, che è un sistema di comunicazione non verbale molto complesso e che necessita di un approccio, necessariamente, multidisciplinare, in un periodo storico (tra il XII ed il XV secolo) sul quale sappiamo molto ma del quale non sappiamo ancora tutto, è plausibile che la lettura delle opere risulti parziale… lo ammetto io stessa nell’introduzione, quando faccio presente come l’opera d’arte ci fornisce molteplici chiavi di lettura, consentendoci di ‘focalizzare la nostra attenzione su l’uno o l’altro degli aspetti. In qualche modo’ aggiungo ‘l’opera d’arte è il sassolino lasciato nel bosco dai nostri predecessori e, sassolino dopo sassolino, forse siamo in grado anche noi di tornare a casa’.

Il contesto preso in esame non è quello legato alle singole opere, ma al concetto di corpo e veste come era concepito e raffigurato nel periodo preso in esame, mentre risulta difficile approfondire problematiche storico-artistiche estremamente complesse in un testo volutamente incentrato su altro, quali quelle sulla committenza di opere come la Pala della Maddalena dell’Accademia di Firenze (del c.d. Maestro della Maddalena) o de L’Albero della Vita (attr. A Paolo di Giovanni Fei o seguace) o anche dei più noti (ma non per questo più semplici) Trittico di San Giovanni (di Rogier van der Weyden) o la bellissima Maddalena lignea (di Donatello).

La frase successiva della recensione mi è sembrata ancora più limitata, facendomi comprendere come la signora Landi Rossetti dovesse, necessariamente, aver letto troppo velocemente il mio lavoro, quando afferma che ‘l’esame degli abiti delle tre donne nelle varie immagini (…) viene risolto in pochi cenni sulle tipologie delle vesti, senza particolari osservazioni sul legame tra veste e caratteristiche morali della donna’. In effetti, fin dal colophon si afferma che la ricerca è rivolta a ‘riscoprire il linguaggio del vestito (fogge, colori, tessuti) che vela/svela il corpo’: certo se ci si aspetta un elenco di vestitini in stile, magari abbinati a piccanti commenti sulla vita intima delle donne medievali…

Tutto il saggio evidenzia come la rappresentazione del corpo, nudo e vestito, e dell’abbigliamento in sé, fanno parte a pieno titolo dell’analisi delle opere d’arte dal punto di vista iconografico, permettendoci di avere un ulteriore punto di osservazione su di esse; cosa che sottolineo fin dalla premessa, nell’introduzione, perfino nei titoletti dei paragrafi (come, ad esempio, in vestirsi, spogliarsi, pp. 20-24, le immagini e le vesti, pp.38-51, capelli, peli e pellicce, pp.61-62).

Certo questa non è una nuova ‘conquista’ nella storia delle idee, visto che studiosi di grande calibro ne hanno più volte fatto uso: io vi aggiungo solamente che è strumento che consente grandi soddisfazioni se lo si adopera con coscienza e senza superficialità.

Per finire la signora non si è accorta che la collana Tra Arte e Teologia, della casa editrice Ancora, mette sempre in evidenza il percorso spirituale che la riflessione sulle opere d’arte consente ancora oggi, a distanza di secoli da quando gli artisti le hanno realizzate: le figure di Eva, Salomè e Maria Maddalena mi hanno permesso di offrire una mia personale riflessione su temi ancora di grande attualità, come il ‘peccato originale’ (pp.13, 19-20, 25-26), il ‘libero arbitrio’ (pp.34, 37, 44, 51), la ‘testimonianza e l’apostolato’ (pp.56, 60, 65-71).

Con ciò non voglio certo dire che il libro sia un ‘esempio di virtù’, ma forse mi piace identificarmi nelle parole di Augusto Gentili, come riportate dal Vs. editoriale: "ogni tanto non si può fare a meno di contemplare la maggioritaria tristezza per poi riconoscersi, una volta di più, nell’allegria minoritaria ed irriverente della sperimentazione, nella tensione costruttiva del confronto multidisciplinare, nell’orgogliosa consapevolezza dell’impegno di ricerca lungo i percorsi difficili di una storia concreta, contrassegnata dal mutamento e dal conflitto"…

Cordiali Saluti,

Sara Piccolo Paci
(Scarperia, 16 febbraio 2004)