Mostri e/o mostre

 

Sono un visitatore non assiduo, in verità, ma ammirato per il lavoro svolto dalla redazione di Venezia Cinquecento. Apprezzo da tempo, in particolare, l'attenzione che rivolgete ai problemi che affliggono i beni culturali in Italia e la loro gestione, soprattutto quella recente.

A questo proposito volevo proporre agli altri visitatori di questo sito alcuni spunti di riflessione che non richiedono necessariamente una risposta ma che spero possano sollevare anche un poco di dibattito. In primo luogo volevo segnalare come i problemi del Ministero dei Beni Culturali non siano iniziati con l'attuale governo ma risalgano a ben prima, ovvero alle sciagurate gestioni Veltroni e Melandri, che hanno spalancato le porte alle attuali aberrazioni della Patrimonio SPA. È infatti con quei governi che si è fatta prepotentemente avanti l'idea di una gestione da affidare in buona parte a entità private, spesso di dubbia affidabilità, dotate di collaboratori di ancor più dubbia preparazione. Ma questo risultato dei penultimi governi (quelli di centrosinistra) non è altro che una conseguenza del drastico cambio di mentalità in rapporto al nostro patrimonio, varato dai mostruosi, disgraziati, costosi e in definitiva inutili "giacimenti culturali" di demichelisiani memoria. Altro aspetto che è conseguenza dei governi precedenti è la progressiva, e spesso deleteria, regionalizzazione dell'amministrazione, così come il depotenzialmento del ruolo dell'amministrazione centrale avviata con le leggi Bassanini e con la riforma del Ministero varata dalla Melandri. Credo sia importante riportare alla memoria questi dati, prima di parlare, giustamente, dei pericoli che oggi corre il nostro patrimonio culturale.

L'altro motivo di riflessione che volevo presentare è legato alle mostre di cui sono un appassionato frequentatore, pur non essendo un vero e proprio addetto ai lavori, poichè ho sviluppato questo interesse alle cose dell'arte solo in età avanzata. Negli ultimi mesi ho visitato due mostre presentate dalla stampa e dall'imponente lancio pubblicitario come "grandi" mostre, ovvero la "Celeste galeria" a Mantova e il "Parmigianino e il manierismo europeo" a Parma. Sono state occasioni entrambe piacevoli, soprattutto per il fine settimana passato in due splendide città padane aiutato dal tempo clemente. Quando però devo ricordare la visita alle mostre devo cancellare la piacevolezza del ricordo. Infatti, pur avendo prenotato per tempo la mia visita, ho dovuto fare incredibili file, con lunghe attese (soprattutto a Mantova), per poi percorrere di corsa le sale anguste, incalzato da torme di visitatori e da frotte di bambini vocianti e potenzialmente dannosi per le opere esposte. Non voglio dire che sia il momento di farla finita con le mostre, dal momento che sono un importante strumento di diffusione della conoscenza. Tuttavia è importante ripensare una volta per tutte alla loro organizzazione. Ovvero: quando verrà il momento in cui grandi mostre saranno allestite in spazi idonei, cioè grandi, per consentire a tutti di apprezzare la qualità delle opere? E quando le mostre saranno dotate di apparati didascalici adatti a diffondere le conoscenze minime, senza costringerci a comprare cataloghi sempre più costosi e pesanti (a Mantova erano addirittura due)? Non entro qui in dettagli scientifici, che non sono il mio campo, anche se da profano avrei molte osservazioni da fare sia sulla mostra mantovana che su quella parmense. Mi limito solo a queste osservazioni pratiche e con ciò vi saluto.

Stefano Marcon