Replica

 

Gentilissima dott.ssa Piccolo Paci,

la redazione di Venezia Cinquecento mi ha trasmesso la sua lettera in cui replica, con un puntiglio di carattere quasi filologico, alla mia breve recensione del suo parimenti breve libro. Mi permetto perciò di scriverle alcune righe di chiarimento di carattere per lo più metodologico.

In primo luogo avrà certamente notato che le recensioni pubblicate in Venezia Cinquecento non sono sempre e solo critiche; tuttavia, anche quando lo sono, sono sempre propositive, soprattutto sul piano metodologico, perché su questo piano siamo piuttosto rigorosi.

Il suo testo è, come ho scritto, utile come introduzione generale ai problemi iconografici e simbolici suscitati dagli apparati vestimentari femminili, tuttavia avrei apprezzato una contestualizzazione più decisa indirizzata allo studio delle singole immagini scelte come esempi della sua argomentazione. E questo perché ogni immagine ha un suo contesto (e anche un microcontesto) di riferimento e a questo risponde per molti caratteri iconografici, fino alla scelta dell'abbigliamento.

Lei lamenta una mia eccessiva esigenza in tema di uso delle fonti, ma questo è un dato ineliminabile, allorquando si voglia esaminare un'opera nel suo contesto: basta infatti lasciare i testi canonici, per addentrarsi nelle fonti contemporanee, dai testi esegetici alle raccolte di prediche (spesso ricche di elementi descrittivi e visivi), per accorgersi di quanto gli artisti fossero addentro al dibattito religioso e di quanto questi testi, ardui da reperire e talvolta noiosi da leggere, influenzassero i risultati finali della produzione delle immagini.

Infine mi rimprovera di esortarla a un più ampio esame della casistica vestimentaria femminile, come tuttavia avrebbero fatto molti altri studiosi che si sono occupati di abbigliamento rappresentato nelle opere d'arte: è infatti importante discernere con precisione la tipologia degli abiti, perché a essi veniva normalmente assegnato un ruolo fondamentale nella definizione simbolica della persona. Quindi, non le chiedevo un "elenco di vestitini in stile, magari abbinati a piccanti commenti sulla vita intima delle donne medievali" come mi scrive, ma un serio esame del ruolo simbolico degli abiti (dei vari e differenziati abiti) nell'immagine che una donna costruiva per sé in rapporto agli altri, anche pensando al gioco di velamento/svelamento caratteristico di innumerevoli immagini femminili.

Probabilmente lei avrà letto alcuni dei saggi pubblicati nel tempo da Venezia Cinquecento e dedicati a questioni legate al mondo femminile e all'immagine della donna. Forse avrà notato quanto sia attenta l'analisi del contesto reale in cui le opere sono state prodotte, lo stesso contesto in cui vivevano artisti e committenti; e si sarà resa conto dell'attenzione prestata in questi lavori al dettaglio iconografico che risulta sempre significativo e mai casuale. E da queste letture emerge un quadro storico ricco e articolato che siamo costretti a ricostruire mettendo in campo il maggior numero di risorse intellettuali e il maggior numero di conoscenze possibili. È per questo che, dopo aver scalfito la superficie della realtà storica con le loro ricerche, vorrei che in simili e più approfondite direzioni si focalizzassero gli sforzi di tutti gli studiosi capaci come lei.

Cordialmente

Daniela Landi
(Roma, 17 febbraio 2004)