Dal ministro Urbani clamorose novità sugli affreschi della Sistina!

 

Cara Redazione,

ho dedicato un po’ delle mie vacanze invernali (e, come capirete, in parte sono diventate infernali), alla lettura di tre recenti volumi dedicati alle politiche dei Beni culturali in Italia, opera, rispettivamente, di Salvatore Settis (Italia Spa. L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino 2002, "Gli struzzi"), di Rosanna Cappelli (Politiche e poietiche per l'arte, Electa, Milano 2002), e del ministro Giuliano Urbani (Il tesoro degli italiani, colloqui sui Beni e le Attività culturali, Mondadori, Milano 2002). Appena avrò completato l’opera, ve ne riferirò, se la cosa potrà essere di qualche interesse per voi, e per i vostri lettori.

Ma è invece il caso che io vi racconti subito in cosa sono incappato alla trentesima pagina del libro del Ministro, che, tra l’altro, si basa su un suo colloquio con Cristina De Angeli Frua, esponente dell’associazione che fa capo al pur discusso studioso Armando Verdiglione. È una perla di rara bellezza, tale da far sobbalzare chiunque sulla sedia, o da indurlo a sbellicarsi dalle risate. Infatti, al Messaggero, il giornale dove lavoro, avevamo deciso di dedicarle un ironico "corsivo", tuttavia "bruciato" all’indomani da una notiziola apparsa sull’Unità, che svelava la gaffe (sia pur criticandola, secondo me, in troppo blanda misura), e così impediva a qualsiasi altro quotidiano d’informazione di occuparsene ulteriormente.

Allora, come "antipasto" del confronto tra i tre libri apparsi pressoché insieme, ecco il testo che avevo preparato per il mio giornale, e che quindi è rimasto inedito:


di FABIO ISMAN

La realtà virtuale va assai di moda; ha effetti prodigiosi; "infatti, ci consente di vedere le cose come mai prima": lo spiega Giuliano Urbani, ministro per i Beni e le Attività culturali, che rassegna le sue considerazioni ad un libro edito recentemente da Mondadori, Il tesoro degli italiani: colloqui sui Beni e le Attività culturali (144 pagine, 15 Euro). Il ministro fa anche un esempio: tra breve, spiega, a Castel Sant’Angelo si potrà ammirare la Cappella Sistina ("io ho già avuto questo privilegio") come "volando", fino a sfiorarne gli affreschi, grazie a uno speciale casco, e a "vederli come non sarebbe mai possibile dal vero: si arriva a leggere, per esempio, sul collo di un angelo la firma di Raffaello".

Straordinario davvero; uno scoop assoluto, che obbliga a riscrivere per intero decisive pagine di storia dell’arte. Raffaello nella Sistina; per giunta, con l’avallo di chi presiede (in Italia, cioè sull’altra sponda del Tevere: ma il Vaticano ha concesso i diritti per la performance che è prevista a Castel Sant’Angelo?) proprio ai Beni culturali. Che la Sistina l’abbia dipinta Michelangelo (e certo non Raffaello), lo sanno tutti. E allora, che il ministro per caso si confonda? Dal catalogo di Pier Luigi De Vecchi, scopriamo che l’Urbinate ha firmato undici opere. Alcune, importanti: Lo Sposalizio della Vergine di Brera, le Sacre Famiglie del Prado, del Louvre e di Monaco, lo Spasimo di Sicilia del Prado, la Fornarina, la Deposizione Borghese.

Ma se si vuole andare a cercare una sua firma su qualche "collo di un angelo", bisogna tornare proprio in Vaticano, però nelle Stanze e non nella Cappella Sistina, ed ammirare l’affresco della Scuola d’Atene. Lì, una firma di Raffaello sul collo di una tunica esiste. Il monogramma RVSM, che Deoclecio Redig De Campos tradusse come Raphael Urbinas sua manu. Peccato, però, che la tunica non sia di un angelo: bensì quella di Euclide, notoriamente un matematico. E allora, come la mettiamo? O si trasforma Euclide in un angelo; o si fa rivivere Raffaello, affinché possa (ormai, s’intende, senza lasciarsi sorprendere dagli attenti custodi) apporre una firma sugli affreschi della Sistina; oppure bisogna ammettere che la realtà virtuale è davvero prodigiosa, specie quando si trasforma in realtà fittizia, se non del tutto inventata. Permette davvero "di vedere le cose come mai prima"; di ammirare dei dipinti "come sarebbe impossibile dal vero". Parola di ministro.


Così, avrete anche capito perché certe vacanze invernali, nella fattispecie le mie, rischiano di trasformarsi in vacanze anche un po’ infernali. Un caro saluto

Fabio ISMAN