Mantegna a Mantova (piccola storia ignobile)

 

Molto spesso e non di rado, accade che negli ultimi tempi, le mostre danno l'impressione di ciò che c'è, soltanto per sostituire ante litteram, quello che si sarebbe voluto far vedere e non si è potuto mostrare (o non si è voluto, o non si è veduto), a scopo comunque di accogliere visitatori informali, e sollecitare alla partecipazione gruppi organizzati.

Per vedere quadri, in una mostra iper-pubblicizzata, bisogna tollerare le aggressioni dei gruppi e sopportare i discorsi, non tanto delle guide istituzionalizzate di rotocalco (che si tirano fuori a tempo debito dal problema), ma delle arrabbiate vecchiette filo-sgarbate o sgarbiste, che pongono domande a quesiti, letti e rifritti, con l'isterismo di recuperare a tutti i costi quello che hanno dissipato in gioventù.

La direzione di un evento, quindi, deve vestire per forza una mostra di capolavori (anche se poi non ce ne sono), a questo scopo: per produrre e veicolare domande indotte, per stimolare da queste fermenti di opinionismo che ne indichino la giusta direzione commerciale; che sia un luogo, un percorso o un catalogo, non importa, l'importante è che questa direzione, riconduca coerentemente ad un ritorno di immagine sull'immagine.

Come dire: organizzare il disorganico è facile? Mettere insieme l'utile per dimostrare l'altezza del fare, è semplice ? Ordinare il recuperabile è di moda, in questi tempi impregnati di tautologia.

Pensavo ai titoli "Sacra Conversazione", "Foto di gruppo con signora" e/o "con signore", visto che il personaggio subito dietro la spalla destra di Maria nel dipinto di Dresda è probabilmente un ritratto(?), e non per forza è Giuseppe o Gioacchino o Zaccaria.

Questo è il dipinto visto in casa Giunti? Come ci racconta Ridolfi? Chissà! Ma rimane, forse, il quadro più interessante esposto a Mantova, perchè isolato volutamente, godibile nel suo significato segreto; perchè dipinto sicuramente a (o per) Venezia, con una Vergine in posa belliniana, ed un Battista che mostra la prefigurazione della morte di Cristo in un ramo di ulivo a forma di croce, tenuto nella mano sinistra.

Bello, perchè inafferrabile!

Ma il capolavoro, c'è!?

A scapito del sottocosto del catalogo e degli assembramenti e litigi per vedere il Cristo di Brera, il quadro/capolavoro deve coincidere in modo assiomatico con la ricezione obbligata per la diffusione orale di notizie, deve poi garantire in qualche modo il godimento postumo di soddisfazione della clientela, che dovrà a suo tempo ricoprire il debito ad un programma già stabilito e preordinato di "passione" condivisa.

Per forza di cose, la mostra, deve coincidere allora, in modo assoluto, con una organizzazione direzionata verso un ritorno fatalistico, che si riconosca in un consenso di larga maggioranza ed opinione.

La sequenza/frequenza frenetica, nella dimostrazione della gestione di un servizio per la cultura è comunque imperdonabile. Il divertimento però è assicurato, proprio attraverso la dispersione ed il luogo comune della visione di gruppo.

Tutto questo è successo (succede) alla mostra di Mantova, con il contributo aggiunto, di una tradizionale coppia intramontabile di Storici dell'arte, dei quali non faccio nomi perchè intuibili, che puntano sul numero previsto di visitatori, come grande contributo quantitativo alla storia della cultura e dell'Arte.

Marco De Rosa
(13 gen 2007)