Un appello per la Biblioteca di palazzo Venezia

 

Cari redattori,
siamo un folto gruppo di studenti di storia dell'arte e utenti della Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte di Palazzo Venezia a Roma. Stiamo facendo circolare via internet una petizione per tentare di migliorare la condizione drammatica in cui la biblioteca versa ormai da anni. Di petizioni ne sono già state fatte tante nei decenni, ma in questo caso le adesioni sono state finora numerosissime e a tutti i livelli, per fortuna.
Vi mando qui sotto il testo della e-mail che stiamo facendo circolare e in allegato la lettera che manderemo al Ministero, speriamo entro Natale. Se siete d'accordo con quanto scritto e avete mai avuto il dispiacere di utilizzare la Biblioteca, aderite e, se potete e volete, pubblicate l'appello sul vostro sito.
Grazie, a presto

Adriano Aymonino

 


Care colleghe e cari colleghi, amiche ed amici,
mi rivolgo a voi, rubandovi alcuni minuti di tempo prezioso, per chiedervi un fondamentale aiuto nella promozione dell'appello che segue. Si tratta di una petizione di miglioramento rivolta alla Biblioteca dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte, che tutti noi amorevolmente chiamiamo ormai "palazzo Venezia", forse poiché di biblioteca è rimasto ben poco... Non c'è bisogno che vi ricordi lo stato di abbandono che vi si vive: periodici non aggiornati, schedine catalografiche illegibili, postazioni informatiche insufficienti e sempre occupate, cataloghi cartacei che scompaiono, libri smarriti non rimpiazzati...insomma una vera e propria "palestra di pazienza" che tutti noi affrontiamo quotidianamente un po' per affezione e un po' per necessità - dal momento che la Bibliotheca Hertziana consente una fruizione limitata, nell'utenza e nel numero dei volumi.
La petizione che Adriano Aymonino ed io abbiamo redatto è nata da una serie di colloqui con i funzionari della Biblioteca, i primi ad essere nauseati dall'attuale gestione, i quali ci hanno spinto ad agire nella speranza di migliorare lo stato delle cose. Vi chiedo di non pensare "è l'ennesima iniziativa che non porterà a nulla...", perché se ragionassimo tutti e sempre in questo modo il mondo in cui viviamo sarebbe fermo alla clava e alle punte di selce.
Vi chiedo, in buona sostanza:
1) di leggere il testo con attenzione
2) di inoltrare l'appello a quante più persone potete (escludendo coloro che non hanno a che fare con i nostri studi)
3) di inviare una mail ad uno dei seguenti indirizzi: adrianoaymonino@libero.it, federtrast@tiscali.it, laura.gori@inwind.it, simonadolari@libero.it con scritto "sostengo la vostra iniziativa" e, subito dopo, i vostri dati (esempio: Mario Rossi, dottorando di ricerca in Storia dell'Arte - Università "La Sapienza" di Roma).
Vi ringrazio davvero per quanto sarete disposti a fare "per la causa"

Federico Trastulli 

 


APPELLO PER LA BIBLIOTECA DI PALAZZO VENEZIA

 

All'attenzione del Direttore Generale della Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali

 

Gentile Dott. Scala,
le scrive un gruppo di studenti e storici dell'arte utenti della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte di Palazzo Venezia a Roma. Vorremmo richiamare con urgenza la sua attenzione sullo stato di assoluto degrado in cui versa la biblioteca ormai da lungo tempo, nonostante nel passato l’attenzione ai problemi dell’istituto sia stata più volte tenuta viva dagli organi di stampa e dai telegiornali (soprattutto in merito alla ricerca di una nuova ed idonea sede, problema che – per quanto possiamo constatare noi – è rimasto insoluto a grave danno degli utenti che sono talvolta costretti ad ordinare dei testi altrove conservati, secondo dinamiche che si addicono agli esercizi commerciali). Vorremmo farle presente che la ricerca, all'interno della biblioteca, avviene ormai in condizioni quasi proibitive e prevede comunque tempi biblici, a causa della lentezza nel reperimento del materiale e nella distribuzione dello stesso. Sappiamo che l’insufficienza del personale all’uopo impiegato riflette la mancanza di turn over che affligge tutto il MIBAC, ma è pur vero che la biblioteca da tempo è costretta a servirsi anche di personale giovane e volontario, il che dovrebbe in qualche modo compensare i ritardi nella gestione delle richieste dei lettori.

L'estrema gravità della situazione è dovuta inoltre al fatto che la B.I.A.S.A. è l’istituto di riferimento della stragrande maggioranza degli studenti universitari delle discipline artistiche e archeologiche, ai quali sono in genere precluse altre biblioteche più specializzate o più fornite. La B.I.A.S.A., inoltre, dovrebbe garantire la formazione dei futuri funzionari e quadri dirigenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nella realtà dei fatti, purtroppo, la ricerca e la formazione postlaurea vengono spesso svolte nella Biblioteca Hertziana di Roma, istituto privato tedesco, con un fondo librario di minore entità, riservato ad una fascia più "privilegiata" del mondo accademico ed attualmente impegnato in una larga operazione di restyling che ne ha ridimensionato la fruizione a tal punto da costringere i tesserati alla consultazione di cinque volumi al giorno, laddove per "giorno" si deve intendere la sola mattinata.

La Biblioteca Hertziana deve forse la sua efficienza ad una codirezione, nella quale uno storico dell'arte è affiancato da uno storico dell’architettura, contrariamente a ciò che succede alla BI.A.S.A., dove, ci pare di capire, la gestione dei problemi è affidata ad un dirigente che forse privilegia più la burocrazia che non l’interesse per la circolazione dei libri e della cultura.
La biblioteca, piuttosto che essere considerata come un semplice strumento, un inerte deposito di libri, un mero luogo di conservazione, potrebbe e dovrebbe  svolgere la funzione di anello di congiunzione tra mondo universitario, enti pubblici di tutela e musei, a Roma e non solo. Dovrebbe cioè contribuire a quella integrazione organica tra differenti realtà che si occupano di produzione di cultura e di tutela del patrimonio, auspicata da molti ma solo sporadicamente attuata. Nella triste constatazione della pressoché totale assenza di attività culturali della B.I.A.S.A., che potrebbero anche essere rimodulate e qualificate scientificamente attraverso il recupero di un rapporto con l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte, ci sembra lecito pretendere almeno la sua completa efficienza e fruibilità.

Fra i vari problemi concreti della biblioteca ci permettiamo di segnalarle quelli che a noi sembrano essere i più gravi e per i quali auspichiamo la più rapida soluzione:

1) La difficoltosa fruizione del patrimonio librario conservato nella sala Barbo (sezione a sé stante rispetto al resto della biblioteca), dovuta all’impossibilità di consultare contemporaneamente i libri in essa contenuti e quelli collocati nelle altre sale. Difficoltà amplificata dall’assenza di un catalogo (cartaceo o informatizzato) completo cui fare riferimento.

È da segnalare, inoltre, l’ingiustificabile sospensione della distribuzione dei libri della sala dalle ore 12.45 alle 14.00, a causa della pausa del personale. Ciò potrebbe essere ovviato con un sistema di rotazione del personale stesso.

2) La mancanza di una politica sufficientemente aggiornata nel settore delle nuove acquisizioni, funzione che ci risulta quasi esclusivamente delegata ai desiderata degli utenti più zelanti.

3) Le ingiustificabili lacune nel settore dei periodici, soprattutto quelli relativi alle arti contemporanee.

4) Il mancato spoglio di tutti quegli articoli contenuti nei periodici posseduti dalla B.I.A.S.A. e non presi in considerazione dalle principali banche dati internazionali, quali BHA o RILA; ciò limita fortemente la validità di qualsiasi ricerca metodologicamente seria.

5) La vergognosa condizione della sala cataloghi della biblioteca, in cui è disponibile solamente una postazione per la consultazione del catalogo informatico del Polo. Sarebbe auspicabile una separata ed autonoma gestione del suddetto catalogo informatizzato onde prevenire imbarazzanti nonché lunghe code agli utenti. A ciò si aggiunga l’estremo stato di degrado di molte schedine catalografiche, talmente consunte, sbiadite o strappate da aver perso ogni riferimento alla segnatura dei testi. Infine, non per ultimo, l’eliminazione del catalogo cartaceo relativo alle acquisizioni del periodo 1992-98, scelta che pregiudica l’accesso a una parte del patrimonio documentario della biblioteca.

6) La mancanza di un servizio self-service di fotocopie e fotoriproduzioni, supervisionato da un addetto che garantisca l'incolumità dei libri e il rispetto delle norme del copyright (senza voler dimenticare le folli tariffe praticate e la frequente scarsa qualità offerta dai gestori del servizio). Questa realtà esiste in molte altre biblioteche italiane e nelle maggiori biblioteche di storia dell'arte internazionali.

Fidando in un suo tempestivo intervento, le inviamo cordiali saluti e buon lavoro