Sebastiano Serlio à Lyon. Architecture et imprimerie, vol. I, Le traité d'architecture de Sebastiano Serlio une grande enterprise éditoriale au XVIe siècle,
serie di 4 volumi complessivi, a cura di Sylvie Deswarte-Rosa, Lyon, Mémoire Active, 2004, 583 pp., 224 ill. b/n, € 56.00.

 

Nel novero degli artisti più lungamente maltrattati dalla Storia vi è senza dubbio Sebastiano Serlio: malgrado gli studi di William Bell Dinsmoor, Marco Rosci, Myra Nar Rosenfield e Loredana Olivato, ancora agl’inizi degl’anni ‘80 il bolognese veniva considerato non più che un banale volgarizzatore e un semplice autore di manuali. Ricorso vichiano o analisi critica più attenta, da una trentina d’anni il suo Trattato dell’Architettura é oggetto di una vera e propria fascinazione cui viene riconosciuta una posizione determinante nella comprensione e diffusione della teoria architettonica dell’età moderna e il ruolo – al tempo stesso, o, piuttosto, successivamente – di confluenza e fonte di tale teoria nell’età della stampa. In effetti, più di ogni altro, Serlio ha sintetizzato i dati del sapere e della pratica dell’architettura, tanto antichi che moderni, allora disponibili, raccogliendo i frutti e l’esperienza di più di un secolo di ricerche (i trattati manoscritti del Quattrocento, le prime edizioni illustrate del De Architectura di Vitruvio, i rilevamenti dei monumenti antichi giunti alla loro perfezione nell’età di Raffaello, di Bramante, del giovane Sangallo e del suo maestro, Baldassarre Peruzzi, e, naturalmente, le architetture «all’antica») e, grazie ai media della stampa e dell’incisione, li ha diffusi nell’Europa intera, lasciando un’impronta indelebile per più di quattro secoli.

A sei anni dal convegno internazionale dedicatogli a Lione nel 1998, frutto di questi quasi trent’anni di ricerche «riabilitatrici», esce il primo dei quattro volumi previsti dal piano editoriale di questo ambizioso «opus maximum serlianum» sotto l’attenta e infaticabile direzione di Sylvie Deswarte-Rosa. Ben al di là dal presentarsi come la sola raccolta degli atti del simposio – per altro ricco d’interventi e di dibattiti – esso riunisce i contributi di settanta ricercatori francesi, europei e nordamericani specialisti di diverse discipline : storia, storia dell’arte, dell’architettura, dell’incisione, del libro, della letteratura e storia religiosa. Gli interventi del convegno, ora distribuiti nei diversi volumi, fungono allora da filo d’Arianna per organizzare tematicamente i testi redatti come accompagnamento alla mostra allora allestita alla biblioteca municipale della città transalpina, oltre ai numerosissimi altri contributi complementari che collaborano tutti alla creazione di un esemplare affresco interdisciplinare d’insieme attorno alla figura dell’architetto bolognese. Si spera di avere dunque presto a disposizione un prezioso strumento complementare come la Bibliographia Serliana - il catalogo delle edizioni a stampa dei libri del Trattato (1537-1681) - a cura di Magali Vène, previsto come II volume, e a breve termine anche i restanti due, più generali, dedicati rispettivamente al rapporto tra la vita intellettuale e la stampa a Lione alla metà del XVI secolo (vol. III) e all’architettura a Lione alla metà del Cinquecento (vol. IV).

Ritornando a questo I volume, esso é interamente centrato sull’impresa editoriale diluitasi sull’arco di ben quasi quarant’anni – dal 1537 al 1575 – (e si spera non pesi come una maledizione sui quattro volumi lionesi...) del proteiforme trattato serliano, suddiviso in sette libri (cui proprio a Lione se ne aggiungerà un ottavo, quello Extrardinario, un fantasioso e ludico repertorio di modelli). Oltre alle edizioni del testo originale - che già di per sé videro la luce in tre paesi diversi - viene qui ritracciata la storia delle sue riedizioni e traduzioni, dei suoi antecedenti e delle ripercussioni che esso ebbe sulle teorie architettoniche europee del suo secolo e di quello seguente.
La prima parte, dedicata appunto all’edizione de « la grande, la bella et l’utile impresa de l’Architettura del Serlio mio Compare » - secondo le parole dell’Aretino - si apre con l’introduzione generale, vera e propria « messa in prospettiva » del volume, in cui S. Deswarte-Rosa, seguendo il pellegrinaggio editoriale dell’opera - una vera e propria « odissea europea » - ci fa rivivere con sensibilità quello umano del suo autore, se é vero - come dichiarava Vasari per il Rosso - che «Chi muta paese o luogo, pare che muti natura... ». Dopo aver tracciato le vicende storico-critiche del trattato, dal Vasari alla fortuna critica recente, l’autrice approfondisce i rapporti fra il suo autore, allora « professore d’architettura » a Venezia e due personaggi che per lei non hanno quasi più segreti, Francisco de Hollanda e Giulio Camillo Delminio, ci accompagna, con Serlio ed Aretino, nella tipografia veneziana del terzo « compare », l’« ingegnoso » Marcolini, poi in Francia, dove il bolognese arriva nell’ottobre del 1541, prima a corte, a Fontainebleau, nella cui solitudine – “plus accompaignez de bestes sauvages que d’hommes” - e nelle pause dalle committenze reali continua a lavorare al suo trattato, poi a Lione, per portare a termine il suo progetto editoriale. Nella trama compaiono allora altri comprimari : Jean Martin, il traduttore francese legato all’ambiente delle stamperie parigine, o Jacopo Strada, il lungimirante « uomo della provvidenza » che del Serlio, povero e afflitto dal non vedere riconosciuta la sua arte nella « babelica » Lione, acquistò in blocco i manoscritti del trattato e tutta la sua collezione di disegni. All’introduzione di Mario Carpo, che tratta più particolarmente della struttura e del metodo di un trattato, come quello serliano, espressamente concepito per la stampa, segue la sezione dedicata a Venezia dove, dopo i « prolegomena » della serie delle nove tavole dedicate agli ordini architettonici incise, su disegno del Serlio, da Agostino Veneziano nel 1528 (analizzati da D. Howard), videro la luce il libro IV (1537) e III (1540) - cui sono dedicate, rispettivamente, le schede di Y. Pauwels e F. Lemerle - presso i torchi di Francesco Marcolini, il cui ritratto é tracciato da M.-C. Van Hasselt e completato da alcune sue schede di approfondimento su singoli aspetti editoriali. A Parigi, nell’entorurage di Margherita di Navarra (esplorato da un ricco e denso saggio di M. M. Fontaine) e nella traduzione di Jean Martin furono pubblicati invece i libri I e II e il V (nel 1545 i primi due e nel 1547 il terzo, analizzati nelle schede di Carpo, che firma anche il saggio su Martin), mentre ad A. Charon-Parent é affidato il compito di rievocare i rapporti fra Serlio e il milieu degli stampatori parigini. E’ poi la volta di Lione, dove nel 1551 appare l’edizione bilingue dell’Extraordinario Libro (cui é dedicato un altro saggio di Carpo) di cui si conserva un manoscritto ad Augusta (scheda di J. Erichsen) e dove Serlio redasse, almeno in due versioni successive, il più « francese » ma anche il più sfortunato dei suoi libri, il Sesto delle habitationi di tutti li gradi degli huomini, che non riuscì mai vedere stampato. Ad esso, come elemento di base per l’analisi del dialogo tra Serlio e i suoi lettori e committenti francesi, dedica un saggio particolarmente ricco di spunti M. N. Rosenfeld, che firma anche la scheda del manoscritto di New York, cui si aggiungono quelle di F. P. Fiore di quello di Monaco e delle prove di stampa conservate a Vienna. Conclude la prima parte – e l’arduo cammino editoriale del Trattato – la tappa tedesca, Francoforte, dove Jacopo Strada, a vent’anni dalla morte del suo autore, fece realizzare l’edizione del Settimo Libro (1575). Il ritratto di Strada e l’analisi del suo ruolo come editore postumo del Serlio fanno l’oggetto del saggio di D. J. Jansen, autore anche delle tre schede annesse, mentre T. Carunchio firma le due sui manoscritti del VII Libro conservati a Vienna e Francoforte, e J. Guillemain e A. Scotti quelle sui riflessi di due progetti serliani, rispettivamente in una xilografia lionese contemporanea e in alcuni progetti di ville barocche. F. P. Fiore chiude la prima sezione con un saggio (e una scheda sul relativo manoscritto di Monaco) sulla Castramentatio, il libro che Serlio aveva dedicato alla ricostruzione dell’accampamento militare romano secondo Polibio e che Strada – che non lo pubblicò, sebbene le tavole e il testo, in versione latina e italiana sembrano essere stati pronti nel 1575 – farà passare alla storia come Libro VIII.

La seconda parte, dedicata alle riedizioni e alle traduzioni del trattato di Serlio in Europa e introdotta dal saggio di F. Lemerle, ci riporta a Venezia, con le ripubblicazioni dei vari libri (le Regole generali e il III libro presso Marcolini, 1545 ; i libri I-V presso Sessa nel 1551 ; gli stessi libri con l’aggiunta dell’Extraordinario Libro e la traduzione latina dei « libri quinque » presso de Franceschi nel 1566 e nel 1569) e con le edizioni d’insieme (sempre ad opera del De Franceschi nel 1584, e dei suoi eredi nel 1600), terreno di ricerca di M. Morresi e A. Guerra. Con il saggio e le schede di K. De Jonge, raggiungiamo invece Anversa dove vennero pubblicate, da Pieter Coecke Van Aelst, le prime traduzioni del Trattato : due edizioni in fiammingo (1539 e 1549), e due in francese, (1542 e 1545) del libro IV, una in fiammingo (1546) e una francese (1550), del III. Dalle Fiandre ci spostiamo in Spagna sotto la guida di A. Bustamarte e F. Marias che trattano della ricezione iberica del trattato serliano e delle traduzioni in castigliano dei libri III e IV, pubblicate a Toledo da Juan de Ayala nel 1552, e nuovamente nel 1563 e 1573. Questo secondo tour europeo, dopo una penultima tappa nel cuore d’Europa, a Basilea, altro centro d’eccellenza dell’industria tipografica, per l’edizione tedesca dei libri I-IV nel 1608 e 1609 (H. Günther), si conclude a Londra, nel 1611 con l’edizione dei cinque primi libri (V. Hart e P. Hicks).

Giunti alla terza e ultima parte di questo ponderoso e denso I volume della « galassia Serlio », e un pò spersi in quest’ epica avventura dilatata al di là delle regole dell’unità di tempo e di luogo, é di nuovo l’introduzione di S. Deswarte-Rosa a fungere da leitmotiv wagneriano, che anticipa, sottolinea e riprende le diverse e numerose problematiche, ripresenta i personaggi, mette in relazione dettagli e avvenimenti, storici come artistici, per concludere, su una profonda riflessione storico-sociologica, introdotta da un “cameo” sulle due facce della “medaglia dell’Architettura”, fra essa e il Potere. Una lieve sensazione di ridondanza utile però a riprendere fiato, a fare chiarezza e a fornire gli strumenti per affrontare l’analisi di questo movimento quasi tellurico, « inesorabile » - della storia come della teoria architettonica - dall’Italia verso il Nord – Olanda, Francia, Germania - e soprattutto verso l’Ovest - Spagna e Portogallo, ovvero, l’Impero - che la porterà al di là dell’Oceano.

Quando Sebastiano si trasferì a Venezia, nel 1528 e pubblicò la sua serie di tavole degl’ordini architettonici, tre libri riccamente illustrati rappresentavano il punto di riferimento supremo in materia di architettura antica : l’edizione del De Architectura di Vitruvio a cura di Fra Giocondo, stampata a Venezia da Tacuino nel 1511 (analizzato nella scheda di P. N. Pagliara), quella di Cesare Cesariano, pubblicata a Como nel 1521 (F. P. Fiore) e quella uscita dai torchi lionesi dei Gabiano nel 1523 (P. N. Pagliara). Ma tra i testi precursori sono da considerare anche un romanzo e altri tre trattati : si tratta naturalmente dell’architettura onirica dell’Hypnerotomachia Poliphili (« schedata » dall’occhio esperto di M. Furno), del De re aedificatoria dell’Alberti, che però apparirà corredato da illustrazioni solamente nell’edizione fiorentina a cura del Bartoli del 1550 (M. Carpo), del trattato di geometria di Dürer, pubblicato a Norimberga da Koberger nel 1525 (H. Günther) e del Medidas del Romano dello spagnolo Diego de Sagredo, il primo vero e proprio trattato d’architettura a essere stato pubblicato fuori dall’Italia, a Toledo, nel 1526 e ripubblicato in traduzione francese a Parigi una decina d’anni dopo (Y. Pauwels). Il « post-Serlio », é, invece, naturalmente più affollato : in Italia si comincia dal Libro appartenente all’architettura di Antonio Labacco (Roma, 1552, scheda di S. Deswarte-Rosa), e dalla Regola di Barozzi da Vignola (Roma, 1562, scheda di C. Thones), per seguire le innumerevoli edizioni veneziane : il Vitruvio edito dal Barbaro e stampato dal Marcolini nel 1556 e dal De Franceschi nel 1567 (L. Cellauro), i Quattro Libri dell’Architettura del Palladio del 1570 (F. Lemerle), il trattato di Pietro Cataneo del 1576 (A. Regond), quello del Rusconi del 1590 (A. Bedon), per terminare, già nel secolo successivo, con l’Idea della Architettura Universale dello Scamozzi (1615). Ma é soprattutto in Francia che Serlio si trova ad essere punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo del vitruvianesimo rinascimentale di Jean Goujon, Jean Bullant e Philibert De l’Orme, e dunque del rinnovamento architettonico d’Oltralpe, come sottolinea Yves Pauwels nel suo saggio e come emerge dalle schede dedicate alla traduzione di Vitruvio ad opera di Jean Martin pubblicata a Parigi nel 1547 (F. Lemerle e T. Uetani), e poi a Ginevra nel 1618 (M. Carpo), all’edizione lionese del 1552 delle Annotationes a Vitruvio di Guillaume Philandrier (F. Lemerle), all’Epitome di Vitruvio di Jean Gardet e Dominique Bertin stampata a Tolosa nel 1560 (B. Tollon), e alle opere teoriche di Philibert De L’Orme, Les Nouvelles pour bien bastir, Le Premier Tome de l’Architecture e la Reigle generalle d’Architecture di Jean Bullant, tutte edite a Parigi negli anni ’60 (Y. Pauwels). E sempre nella patria d’adozione del bolognese, viene celebrata anche la fortuna di una delle novità più rivoluzionarie dell’opera serliana, quell’idea di progettare « habitationi di tutti li gradi de gli huomini » del VI libro. Una versione manoscritta di quest’ultimo, circolò infatti in Francia fino almeno all’inizio del Settecento, come testimoniano indirettamente – graficamente - le raccolte dell’ « emulo inventivo » Jacques II Androuet du Cerceau, del « Serlio parigino » Le Muet - autore, appunto, della Manière de Batîr pour toutes sortes de personnes (Parigi, 1623) - e quelle di alcuni dei loro epigoni. E’ quanto trattano il saggio di C. Mignot e le schede di D. Thompson, F. Boudon e S. Deswarte-Rosa sui trattati e i disegni di Du Cerceau, di H.-S. Gulczynski su l’Oeuvre de la Diversité des Termes di Hugues Sambin (Lyon, 1572), di P. Choné sui Nouveaux Pourtraitz et Figures de Termes di Joseph Boillot (Langres,1592) – due declinazioni “ludiche” e fantasiste dell’Extraordinario - di D. Thompson sul trattato di Mauclerc (La Rochelle, 1600), di P. O’Grady su quello di Jacques Perret (Parigi, 1601) e, infine, di C. Mignot sulla Manière di Le Muet. E’ nuovamente K. De Jonge ad occuparsi del libro di architettura fiamminga del Cinquecento (e delle schede dei trattati di Pieter Coecke van Alst del 1539, di Grapheus e Coecke del 1550, e di Vredeman de Vries del 1598, mentre é A. de Vos a firmare la scheda sull’opera di J. Francart del 1617). Ed é di nuovo H. Günther a tracciare un panorama della teoria architettonica della Germania rinascimentale, oltre che a redigere le schede per alcuni « continuatori » del Serlio : Walther Hermann Ryff, che pubblica le sue opere a Norimberga nel 1547-48, del « maestro W. H. », autore di due incisioni raffiguranti altrettante colonne vitruviane, Hans Blum e il suo libro sugl’ordini del 1550 e infine Wendel Dietterlin, autore di un’Architectura edita nel 1598.

Serlio come punto di riferimento obbligato per la storia dell’architettura europea dunque, ma anche - per l’inedito spazio e per la fondamentale importanza delle immagini - pietra miliare nella storia del libro illustrato a stampa, in generale, e d’architettura in particolare, tanto che tutti i trattati  successivi saranno ormai accompagnati da un corredo di tavole, fino al caso estremo dell’ « anti-trattato » - per così dire – del Vignola che spiegherà la sua teoria architettonica esclusivamente tramite il mezzo grafico (figure accompagnate da cifre), risparmiando all’utilizzatore, come afferma lui stesso nell’introduzione, « ogni fastidio di leggere ». Non potrebbe dunque esser scelto rappresentante più paradigmatico di queste due figlie del Cinquecento – architettura e stampa – e inteso nella sua declinazione più ampiamente europea, dal momento che la serie di « scene di città » della sua storia editoriale comprende, come abbiamo visto, Venezia, Parigi, Lione, Anversa, Toledo, Francoforte, Amsterdam, Basilea e Londra...ed é proprio attraverso la ricostruzione delle vicende editoriali del Trattato che la lettura di questo volume offre la possibilità di esplorare – con la lente d’ingrandimento, in un primo tempo dietro alle spalle di Serlio stesso e successivamente con tutti coloro – direttamente o indirettamente - che ne perpetrarono la fama - una « fabrica » di carta cui collaborarono i rappresentanti di scienze, arti e mestieri diversi : i mecenati, gli stampatori, gli editori, i librai, e naturalmente i traduttori, tanto della lingua – con tutta la problematica connessa alle questioni di un vocabolario architettonico la cui terminologia era ancora tutta da inventare nelle diverse lingue europee - che, come nel caso degli incisori, delle immagini, con la nuova sfida – paradossale in un’epoca come quella rinascimentale, in cui l’evoluzione artistica é fortemente marcata da un ritorno verso l’antico mentre la stampa rappresenta, all’esatto contrario, un superamento del passato verso la civiltà moderna – della « pubblicazione » (in entrambe i significati del lemma) di un testo scientifico e della sua organizzazione sulla pagina, risultato dell’impressione di caratteri mobili e matrici xilo o calcografiche. Un rapporto, quello tra testo e immagine e, in senso più generale, tra architettura e tipografia (cui Mario Carpo ha dedicato il suo L’architettura dell’età della stampa, nel 1998) - che evoca una problematica ancor più centrale, affrontata con attenzione e profondità nella prefazione di Christof Thones al volume serliano: quella della posizione sociale dell’architetto e della sua relazione con l’attività letteraria. La padronanza delle lettere, per l’architetto « typographicus », non era solamente e semplicemente uno stratagemma per promuovere il suo mestiere al rango di un’ars liberalis, o ancora un modo di autolegittimarsi in quanto intellettuale, ma piuttosto un mezzo per esercitare una riflessione profonda sul suo stesso operato, toccando il nucleo più intimo del processo creativo : l’invenzione di uno stile - inteso alla stregua di una lingua - avviene allora sul piano dell’elaborazione linguistica, e, di conseguenza, é tramite la scrittura, la traduzione, il commento e la riflessione sull’Antico che, precisamente, egli tenta di verificare ciò che sta realizzando in quanto architetto. Ne consegue non solo un nuovo rapporto dell’architetto con la committenza e con la corporazione, ma soprattutto dell’autore con una nuova entità, il lettore.  In quanto tale, egli resta anonimo e offre così un nuovo orizzonte all’attività dell’architetto, quello del pubblico, la cui invocazione diventa, tramite appunto la pubblicazione a stampa, uno strumento di progettazione, permettendogli finalmente di assaporare in certo modo quello che pittori e scultori conoscevano già da un certo tempo: la forza liberatrice del mercato.

Chiaramente il panorama, in un momento come questo di profonde mutazioni, é lungi dall’essere uniforme e assume talvolta i tratti di una vera e propria schizofrenia, altalenando tra un Bramante o Michelangelo – i grandi muti tra gli architetti del Cinquecento – attraverso Raffaello, arrivista di genio il cui nuovo interesse per l’architettura, durante gli ultimi anni, coincise con l’acme delle sua ambizioni letterarie ma che lasciava la realizzazione dei suoi disegni al suo « coadiutore », Antonio da Sangallo, fino all’estremo opposto, il Serlio, appunto, prototipo dell’architetto-letterato o propagandista, attivo per anni nelle due capitali europee della stampa, Venezia e Lione, ma di cui, almeno per la maggior parte della sua vita, si sa ben poco della sua attività sul cantiere. Quello che sapeva, o aveva intenzione di realizzare in qualità di architetto, lo si apprende dai suoi testi e, soprattutto, dalle illustrazioni dei suoi libri : un’architettura virtuale, insomma, di cui solo oggi, e tramite uno sforzo scientifico d’insieme di questo genere, si comincia a comprendere il carattere rivoluzionario.

Fu infatti proprio con Serlio che l’architettura, in certo senso, diventa funzione del medium tramite il quale si diffonde : un testimone brillantemente raccolto dal suo miglior allievo, Andrea Palladio, nell’opera del quale creatività artistica e diffusione tipografica si integrano, o, piuttosto, coincidono perfettamente. Un genio della comunicazione, Palladio, come artista e come scrittore e, al tempo stesso – e significativamente – il più produttivo ed influente architetto del Cinquecento. Al contrario, il suo maestro bolognese tratta delle « maniere degli edifici », dei loro stili, delle loro tipologie, ma non della loro realizzazione : chi ha letto Serlio certo non ha imparato a costruire. Tuttavia sa fare altre cose : discutere d’architettura, nel senso di ragionare, criticare, discettare sulla sua conformità alle « buone regole » e della sua convenienza sulla base delle norme sociali in vigore. Si passa insomma dall’architettura come « arte », nel senso di « mestiere », a un fenomeno di cultura generale, in cui la competenza di giudizio passa dagli « addetti ai lavori » - architetti e committenti – alla società nella sua totalità, o, più precisamente, a tutti coloro che sanno leggere, alla « società dell’informazione » ante litteram. Di conseguenza, se, da una parte, gli architetti si servono del libro per suggerire al pubblico le loro idee, dall’altra vi é il libro stesso, o meglio, la cultura del libro che, da parte sua, condiziona il pubblico, stimolandolo a reclamare un’architettura nuova, razionale, governata da regole, soggetta al buon senso comune. Il « Ceci tuera cela. Le livre tuera l’édifice » di Victor Hugo davanti a Nôtre Dame, non significherà allora la fine dell’architettura, ma al contrario il suo inizio, o, piuttosto, la sua liberazione dal controllo dei detentori del sapere collettivo e dunque la sua separazione, in quanto arte della costruzione, dalla semantica tradizionale del potere, dalla fede, dal mito e dalla metafisica. Paradossalmente, allora, l’architettura « a stampa », nel momento della sua massima « illustrazione », diventa allora « aniconica », nel senso di convenzionale, strumentale e dunque capace di suscitare il nascere dello stile universale dell’era moderna. Verso la fine del XVI secolo, colonne e pilastri, cornici e timpani si ritrovano in tutta Europa, oggi nel mondo intero, negli edifici di ogni genere e di tutte le funzioni : « qualunque mediocre » - come dice Serlio – « può servirsene », e tutti partecipano a ciò che Karl Borionski definiva già nel 1914 – ma che da allora abbiamo già dimenticato - come la maggiore conquista del Rinascimento : l’umanizazzione delle nostre città e delle nostre abitazioni. E’ chiaramente il frutto di un processo di comunicazione, di socializzazione, ma anche di banalizzazione, al quale é certamente impossibile di sottrarsi. E il ruolo fatale, nel caso del Serlio fu giocato proprio dagli stampatori veneziani, che – come ben sottolineano la Morresi e Guerra nell’analisi dell’edizione De’ Franceschi - nelle edizioni postume del trattato, alla fine del Cinquecento, eliminando le dediche e gli avvertimenti al lettore redatti dall’autore, concorsero a farne un testo « normalizzato » – senza quei riferimenti cronologici, geografici e autobiografici che tessevano un secondo – ma non secondario – filo narrativo intorno alle prime edizioni. Decontestualizzata, l’opera del Serlio diventa così, per la prima volta, un « manuale » : nelle xilografie, i valori più alti, i più sacri, i più degni dell’arte classica si trasformano in moneta corrente da spendere nella pratica artigianale, quotidiana : era solamente così che essi potevano servire al processo civilizzatore.

A conti fatti, gli storici dell’Illuminismo non avevano torto. Stampa e architettura del Rinascimento, alleandosi, hanno contribuito al miglioramento della vita umana. 

Ilaria Andreoli
(23 nov. 2006)


Indice

Avant-Propos
Preface
Architecture de la Renaissance et art de l'imprimerie, par Christof Thoenes

Premiere Partie
L'edition du Traite d'architecture de Sebastiano Serlio

Introduction

Le Traité d'architecture de Sebastiano Serlio, l'œuvre d'une vie, par Sylvie Deswarte-Rosa
Un traité en sept livres: structure et méthode d'une théorie de l'architecture pour l'âge de l'imprimé, par Mario Carpo

Venise
Prolégomènes
Les neuf gravures des ordres d’architecture à Venise en 1528, par Deborah Howard
Les Livres IV (1537) et III (1540)
Le Regole ou Quarto Libro de Sebastiano Serlio (Venise, Marcolini, 1537), par Yves Pauwels
Le Terzo Libro de Sebastiano Serlio (Venise, Marcolini, 1540), par Frédérique Lemerle

L’imprimeur Francesco Marcolini
Francesco Marcolini, éditeur-typographe (actif à Venise, 1534-1559), par Marie-Cécile van Hasselt
Marcolini, l'architecture et la technologie mécanique, par Louis Cellauro
Les traités techniques imprimés, par Marie-Cécile van Hasselt
L'encadrement architectural à cariatides du Livre IV, par Marie-Cécile van Hasselt
L'alphabet figuré architectural de Marcolini, par Marie-Cécile van Hasselt

Paris
Les Livres I et II (1545) et le Livre V (1547)
Serlio et l’entourage de Marguerite de Navarre, par Marie-Madeleine Fontaine
Serlio et ses imprimeurs parisiens, par Annie Charon-Parent
Jean Martin, traducteur de Serlio, 1545-1547, par Mario Carpo
Le Primo Libro traduit par Jean Martin (Paris, Jean Barbé, 1545), édition bilingue, par Mario Carpo
Le Secondo Libro traduit par Jean Martin (Paris, Jean Barbé, 1545), édition bilingue, par Mario Carpo
Le Quinto Libro traduit par Jean Martin, (Paris, Michel de Vascosan, 1547), édition bilingue, par Anne-Marie Sankovitch

Lyon
Le Livre extraordinaire
Le Livre extraordinaire (Lyon, Jean de Tournes, 1551), édition bilingue, par Mario Carpo
Le manuscrit de l’Extraordinario Libro conservé à Augsbourg, par Johannes Erichsen
Livre VI
Le dialogue de Serlio avec ses lecteurs et mécènes en France. Hypothèse sur la non publication du Sesto Libro, par Myra Nan Rosenfeld
Le manuscrit du Sesto Libro conservé à New York, par Myra Nan Rosenfeld
Le manuscrit du Sesto Libro conservé à Munich, par Francesco Paolo Fiore
Les épreuves d’imprimerie du Sesto Libro conservées à Vienne, par Francesco Paolo Fiore

Francfort
Livre VII
Le rôle de Strada comme éditeur du Settimo Libro de Serlio, par Dirck J. Jansen
Le catalogue d'éditeur de Jacopo Strada, par Dirck J. Jansen
L'édition des Commentaires de César par Jacopo Strada, par Dirck J. Jansen
La lettre d'Ottavio Strada à son père, par Dirck J. Jansen
Le manuscrit du Settimo Libro conservé à Vienne, par Tancredi Carunchio
Le Settimo Libro, Francfort-sur-le Main, 1575, par Tancredi Carunchio
A propos de Symeoni et du vingt-troisième projet de villa du Settimo Libro par Jean Guillaume
Un exemple de la fortune du Settimo Libro à l'époque baroque : la villa en forme de moulin à vent de Serlio, par Aurora Scotti
Livre VIII
Le Livre VIII: l'architecture de Sebastiano Serlio et le camp militaire des Romains selon Polybe, par Francesco Paolo Fiore
Le manuscrit du Livre VIII conservé à Munich, par Francesco Paolo Fiore

Deuxieme Partie
Reeditions et traductions du Traite d'architecture de Sebastiano Serlio en europe au XVIe siecle

Introduction
La diffusion du traité de Serlio en Europe: rééditions et traductions, par Frédérique Lemerle

Venise: Reeditions des livres et Editions d’ensemble du Traité d’architecture de Serlio
Les rééditions vénitiennes des livres de Serlio, par Manuela Morresi et Andrea Guerra
La réédition des Regole generali et du Terzo Libro à Venise chez Francesco Marcolini en 1545, par Andrea Guerra
La réédition des Livres I à V chez Melchiore Sessa en 1551, à Venise, par Andrea Guerra
La réédition des Livre I à V et de l’Extraordinario Libro à Venise chez Francesco de’ Franceschi en 1566, par Manuela Morresi
L’édition de la traduction latine, De architectura libri quinque, à Venise chez Francesco de’ Franceschi en 1569, par Manuela Morresi
L’édition de Tutte l’Opere d’Architettura à Venise chez Francesco de’ Franceschi en 1584, par Manuela Morresi
La réédition de Tutte l’Opere d’Architettura à Venise chez les héritiers de Francesco de’ Franceschi en 1600, par Manuela Morresi

Anvers: les premières traductions
Les éditions du traité de Serlio par Pieter Coecke van Aelst, par Krista De Jonge
L’édition de la traduction néerlandaise du Livre IV par Pieter Coecke van Aelst à Anvers en 1539, par Krista De Jonge
La deuxième édition en néerlandais du Livre IV chez Pieter Coecke van Aelst à Anvers en 1549, par Krista De Jonge
Les éditions de la traduction française du Livre IV par Pieter Coecke van Aelst à Anvers en 1542 et en 1545, par Krista De Jonge
L’édition de la traduction allemande du Livre IV par Jacob Rechlinger chez Pieter Coecke van Aelst à Anvers en 1542 [1543], par Krista De Jonge
L’édition de la traduction néerlandaise du Livre III par Pieter Coecke van Aelst à Anvers en 1546, par Krista De Jonge
L’édition de la traduction française du Livre III par Pieter Coecke van Aelst à Anvers en 1550, par Krista De Jonge

Tolède: Traduction en castillan des livres II, III et IV du Traité de Serlio
La réception du traité de Serlio en Espagne, par Agustín Bustamante et Fernando Marías
Les éditions de la traduction espagnole par Francisco de Villalpando, Tercero y Quarto Libro de Architectura, chez Juan de Ayala à Tolède en 1552, 1563 et 1573, par Agustín Bustamante et Fernando Marías
L'imprimeur Juan de Ayala, par Agustín Bustamante et Fernando Marías
Le manuscrit de la traduction espagnole du Livre II, par Agustín Bustamante et Fernando Marías

Bâle
L’édition en allemand des Livres I à V chez Ludwig König à Bâle en 1608 et 1609, par Hubertus Günther

Londres
L’édition en anglais des Livres I à V chez Robert Peake à Londres en 1611, par Vaughan Hart et Peter Hicks

Troisieme Partie
Antecedents et repercussions

Introduction
par Sylvie Deswarte-Rosa

Les Antecedents
Trois éditions illustrées de Vitruve
Le De Architectura de Vitruve édité par Fra Giocondo, à Venise en 1511, par Pier Nicola Pagliara
Le De Architectura de Vitruve édité par Cesare Cesariano, à Côme en 1521, par Francesco Paolo Fiore
Le De Architectura de Vitruve édité par les Gabiano, à Lyon en 1523, par Pier Nicola Pagliara
Traités précurseurs
L’Hypnerotomachia Poliphili de Francesco Colonna, à Venise chez Alde Manuce en 1499, par Martine Furno
Le De Re Aedificatoria d’Alberti et sa traduction française par Jean Martin, à Paris chez Jacques Kerver en 1553, par Mario Carpo
Underweysung der Messung, traité de géométrie d’Albrecht Dürer, publié à Nuremberg chez Koberger en 1525, par Hubertus Günther
Le traité des Medidas del Romano de Diego de Sagredo, à Tolède en 1526 et sa traduction française, à Paris chez Simon de Colines, par Yves Pauwels

Les Répercussions
Italie
Le Libro appartenente all’architectura d’Antonio Labacco, à Rome en 1552, par Sylvie Deswarte-Rosa
La Regola delle cinque ordini di architettura de Giacomo Barozzi da Vignola, à Rome en 1562, par Christof Thoenes
Les éditions de Vitruve par Daniele Barbaro, à Venise chez Marcolini en 1556 et 1567, par Louis Cellauro
Les Quattro libri dell'architettura d’Andrea Palladio, à Venise en 1570, par Frédérique Lemerle
L’édition du traité d’architecture de Pietro Cataneo, à Venise en 1576, par Annie Regond
Le Della architettura de Giovan Antonio Rusconi, à Venise en 1590, par Anna Bedon
L’Idea della Architettura Universale de Vincenzo Scamozzi, à Venise en 1615, par Frédérique Lemerle

France
Serlio et le vitruvianisme français de la Renaissance : Goujon, Bullant, De L’Orme, par Yves Pauwels
L’Architecture ou Art de bien bâtir de Vitruve, traduit par Jean Martin à Paris chez Jacques Gazeau en 1547, par Frédérique Lemerle
Le manuscrit illustré du Premier livre de l’Architecture de Vitruve, traduit par Jean Martin, par Toshinori Uetani
L'édition lyonnaise des Annotationes de Guillaume Philandrier sur Vitruve, à Lyon chez Jean deTournes en 1552, par Frédérique Lemerle
L’Architecture ou art de bien bâtir de Vitruve, à Cologny chez Jean de Tournes en 1618, par Mario Carpo
L'Epitome de Vitruve par Jean Gardet et Dominique Bertin, à Toulouse en 1559 [1560], par Bruno Tollon
Les Nouvelles Inventions pour bien bastir de Philibert de L'Orme, à Paris en 1561, et Le Premier Tome de l’Architecture, à Paris en 1567, par Yves Pauwels
La Reigle generalle d'architecture de Jean Bullant, à Paris en 1564, par Yves Pauwels
B âtir pour toutes sortes de personnes : Serlio, Du Cerceau, Le Muet et leurs successeurs en France. Fortune d’une idée éditoriale, par Claude Mignot
Les trois Livres d'Architecture de Jacques Ier Androuet du Cerceau, à Paris en 1559, 1561, 1582, par David Thomson
Les plus excellents bastiments de France de Jacques Ier Androuet du Cerceau, à Paris en 1576 et 1579, par Françoise Boudon
Serlio et Jacques Ier Androuet du Cerceau dans le recueil de dessins de Camille de Neuville, par Sylvie Deswarte-Rosa
Le Premier Livre d’Architecture de Mauclerc, à La Rochelle, chez Jérôme Haultin en 1600, par David Thomson
L’Œuvre de la diversité des termes de Hugues Sambin, à Lyon en 1572, par Henri-Stéphane Gulczynski
Les Nouveaux pourtraitz et figures de termes de Joseph Boillot, à Langres en 1592, par Paulette Choné
Des fortifications et artifices. Architecture et perspective de Jacques Perret, à Paris en 1601, par Patricia O'Grady
La Manière de bâtir pour toutes sortes de personnes de Pierre Le Muet, à Paris en 1623, par Claude Mignot

Pays-Bas
Les livres d’architecture aux Pays-Bas au XVIe siècle, par Krista De Jonge
Die Inventie der colomnen de Pieter Coecke, à Anvers en 1539, par Krista De Jonge
Le livret de l’Entrée du prince Philippe à Anvers par Cornelis Grapheus et Pieter Coecke, à Anvers en 1550, par Krista De Jonge
L’Architectura de Vredeman de Vries, à Anvers en 1598, par Krista De Jonge
Le Premier livre d'Architecture de Jacques Francart, à Bruxelles en 1617, par Annemie De Vos

Allemagne
La théorie de l'architecture en Allemagne à la Renaissance par Hubertus Günther
Les ouvrages d’architecture publiés par Walter Hermann Ryff, à Nuremberg en 1547 et 1548, par Hubertus Günther
Les colonnes vitruviennes du Maître W. H., par Hubertus Günther
Le livre des ordres de Hans Blum, à Zurich en 1550, par Hubertus Günther
L’Architectura de Wendel Dietterlin, à Nuremberg en 1598, par Hubertus Günther

Bibliographie
Notices biographiques des auteurs
Liste des abréviations
Crédits photographiques
Index