Drawing Relationships in Northern Italian Renaissance Art. Patronage and Theories of Invention,
a cura di Giancarla Periti, Aldershot, Ashgate, 2004, pp. 252, 44 ill. b/n, £ 55,00

 

Drawing Relationships raccoglie, sotto un titolo forse non del tutto armonizzato rispetto ai temi trattati nei diversi contributi, una serie di interventi presentati in occasione di un convegno tenutosi nel 2000 presso la Biblioteca Hertziana.

Il titolo stesso è ad ogni modo indice piuttosto emblematico degli orizzonti del progetto attorno al quale si sono riuniti gli studiosi convocati a riflettere sulla possibilità di focalizzare i tratti distintivi, sotto il profilo culturale e figurativo, della produzione artistica di una vasta area geografica comprensiva dei territori emiliano romagnoli (Cesena, Bologna, Rimini, Carpi, Parma, Fontanellato) e di parte dell’attuale Lombardia (Cremona, ma anche, a margine e non del tutto comprensibilmente, Bergamo e Brescia).

Una regione estesa, dunque, in cui si mescolano tendenze legate alla particolare declinazione del classicismo della cosiddetta "maniera devota" - che da Perugino e Francia conduce allo stile di Correggio e dei Carracci - alle correnti più inclini alle distorsioni della forma - Dosso e Aspertini su tutti, ma anche il Pordenone del Duomo di Cremona - oggetto di una tradizionale valutazione non proprio positiva dal punto di vista qualitativo, che il libro nel suo complesso contribuisce a ridimensionare.

La cornice scelta come nodo problematico da rimettere in discussione inquadra pertanto uno dei "Rinascimenti" marginalizzati da Vasari in ragione anzitutto dell’architettura storiografica polarizzata tra arte tosco romana e veneziana e delle sue mitologie, ma anche delle "censure" michelangiolesche che, com’è noto, considerava la maniera devota affare per donne ignoranti, monaci e contadini e reputava Lorenzo Costa e Francesco Francia "due solennissimi goffi nell’arte".

La proposta generale del libro quindi - individuabile non senza qualche difficoltà per via di una dichiarazione di intenti di tenore forse eccessivamente descrittivo e per il carattere collettaneo che, come spesso accade, si risolve in una certa frammentarietà - si definisce nel tentativo di ampliare il sapere relativo al contesto emiliano, tracciando percorsi di lettura nuovi o rinnovati nel campo di una geografia storico artistica tutto sommato non scarsamente frequentata dagli studi anche recenti.

Entro l’intelaiatura descritta in modo sommario i diversi saggi intervengono su temi molto specifici ad illustrare essenzialmente processi di committenza, prendendo in esame opere note e tradizionalmente assai problematiche e indagandone in particolare la sfera semantica attraverso la ragionevole applicazione delle procedure di un’iconologia sottoposta ai benefici correttivi della "contestualizzazione", capace di avvalersi, in taluni casi, anche degli strumenti e degli esiti della ricerca nel campo dell’estetica della ricezione e dei gender studies.

A voler rintracciare una trama comune ai differenti contributi, infatti, sotto il profilo del metodo si può senz’altro porre in evidenza una certa condivisa sobrietà nell’avanzare ipotesi, rintracciare fonti, verificare la verosimiglianza delle congetture e confutare il germoglio di interpretazioni fondate sulla suggestione o sulla trouvaille ingegnosa più che sul controllo delle evidenze di ogni ordine (materiale, visivo, documentario, testuale…), cosa che rende gli studi presentati nell’insieme operazioni senz’altro ben riuscite.

Non parendo il caso di prospettare in maniera analitica il materiale prodotto nei singoli testi, lasciando senz’altro agli specialisti la discussione del merito relativa alle opere esaminate, sembra comunque opportuno passare in rassegna di seguito un indice schematico degli argomenti, sì da agevolare le possibili letture oblique del libro.

Il saggio di Giovanna Perini delinea l’orizzonte della letteratura intorno alla pittura emiliana cinquecentesca a partire dalle tendenze storiografiche alternative e apertamente polemiche rispetto alla prospettiva di Vasari, eleggendo tra gli altri il ben noto "caso" Aspertini - su cui torna anche il contributo di Marzia Faietti - a paradigmatico spazio di riflessione su alcuni assi nodali della storia della critica.

Stanko Kokole discute invece le possibili fonti letterarie dei rilievi incastonati nell’Arca degli Antenati nel Tempio Malatestiano di Rimini, ragionando su due testi poetici dell’umanista Basinio da Parma e formulando ipotesi plausibili intorno all’identificazione iconografica dei personaggi rappresentati nel cosiddetta scena del Tempio di Minerva.

Giancarla Periti interviene sulla Camera di San Paolo di Correggio, collocando le invenzioni dell’Allegri all’interno di un quadro culturale legato alla concezione rinascimentale del genere degli aenigmata e dei geroglifici: una concezione che la studiosa ritiene non estranea alla cultura della badessa Giovanna da Piacenza, e che parrebbe riflettersi piuttosto nitidamente nei caratteri di concettosa brevitas che connotano gli affreschi delle lunette.

Alessandra Sarchi fa luce sullo studiolo di Alberto Pio da Carpi, che pone in relazione con gli altri più celebri camerini che costellano l’Italia delle corti, ed in particolare con quello di Federico da Montefeltro, considerato quale modello per gli ambiziosi progetti intellettuali del giovane principe.

Le Storie della Passione dipinte da Pordenone nel Duomo di Cremona costituiscono l’oggetto della riflessione condotta da Carolyn Smyth, da discutere ora giovandosi senz’altro anche del ponderoso contributo recente di Roberto Venturelli (Pordenone a Cremona. Iconografie, contesti, significati, in "Venezia Cinquecento", XII (Gennaio-giugno 2002), n. 23).

La Smyth, avendo come punto di riferimento le indagini di Charles E. Cohen sul pittore friulano e i suoi interessi per la cultura figurativa tedesca, lavora essenzialmente sulle ragioni possibili delle scelte dell’artista e della committenza sotto il profilo stilistico e iconografico, svincolandole da una ricerca di carattere puramente formale.

Il puntuale contributo di Alessandra Galizzi Kroegel, incentrato sulla discussione dell’iconografia della pala realizzata da Girolamo Genga per la chiesa di S. Agostino a Cesena, costituisce un apporto rilevante agli studi sul motivo dell’Immacolata Concezione, consentendo inoltre di aprire una piccola parentesi su un tema di stringente attualità.

L’occasione del 150° anniversario della proclamazione del dogma ha infatti riportato all’attenzione della ricerca storico artistica un argomento per decenni rimasto ancorato quasi esclusivamente alla monografia di Mirella Levi D’Ancona (The iconography of the Immaculate Conception in the Middle Ages and Early Renaissance, New York 1957).

Nel breve volgere di qualche mese un nuovo cospicuo materiale si è reso disponibile grazie al testo di Vincenzo Francia (Splendore di bellezza. L’iconografia dell’immacolata concezione nella pittura rinascimentale italiana, Città del Vaticano 2004) - utilmente tassonomico ma non particolarmente interessante rispetto ai problemi di organizzazione del senso che l’elaborazione di tale iconografia prospetta sul piano visivo - e alla mostra Una donna vestita di sole. L’Immacolata Concezione nelle opere dei grandi maestri (catalogo a cura di G. Morello, V. Francia, R. Fusco, Milano 2005) dal titolo infelice ma dedicata finalmente per intero al tema, permettendo di tornare a discutere in modo analitico di uno dei più complessi casi di "problema artistico" relativo alla rappresentazione di concetti.

Mary Vaccaro chiude la raccolta con un intervento esemplare sugli affreschi di Parmigianino nel Camerino di Fontanellato, prendendo in considerazione il dialogo formale intessuto da Parmigianino con il precedente correggesco della Camera di San Paolo e la problematica individuazione della funzione del Camerino.

In proposito la studiosa respinge, con solidi argomenti, le ipotesi relative alla possibilità che si trattasse di uno spazio rituale commemorante la morte di un figlio di Galeazzo Sanvitale e Paola Gonzaga, ragionando altresì sulla funzione degli affreschi, investiti con ogni probabilità del potere talismanico che si conferiva a varie classi di oggetti in ragione della consapevolezza dei pericoli legati alla nascita della prole e alle regole di controllo della procreazione.

Dipinti di questa natura potevano infatti essere facilmente destinati all’incoraggiamento e alla protezione della maternità della Gonzaga che, all’epoca degli affreschi, come sottolinea la Vaccaro, era, per così dire, alle prese con le legittime attese di continuità dinastica del marito.

Il saggio della Vaccaro riflette quindi su un’occorrenza paradigmatica dei problemi legati alla ricostruzione dello spettatore ideale o modello, allargando, secondo una tendenza diffusa ancorché non sempre sorvegliata, il campo delle possibilità interpretative sul significato delle scelte del pittore ad includere l’orizzonte di attese femminile, in questo caso assai verosimilmente determinante nell’intero processo di realizzazione della decorazione dell’ambiente.

Francesco Sorce
(20 mar 2005)

 


Indice del volume

Preface

Charles Dempsey
Introduction

Stanko Kokole
The Tomb of the Ancestors in the Tempio Malatestiano and the Temple of Fame in the poetry of Basinio da Parma

Giovanna Perini;
Emilian Seicento art literature and the transition from 15th- to 16th-century art

Marzia Faietti
Amico's friends: Aspertini and the Confraternita del Buon Gesù in Bologna

Alessandra Galizzi Kroegel
A misunderstood iconography: Girolamo Genga's altarpiece for S. Agostino in Cesena

Carolyn Smyth
Pordenone's Passion frescoes in Cremona Cathedral: an incitement to piety

Alessandra Sarchi
The studiolo of Alberto Pio da Carpi

Giancarla Periti
Enigmatic beauty: Correggio's Camera di San Paolo

Mary Vaccaro
Reconsidering Parmigianino's Camerino for Paola Gonzaga at Fontanellato

Bibliography

Index.


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