| Il Trecento adriatico. Paolo Veneziano e la
pittura tra Oriente e Occidente catalogo della mostra a cura di Francesca Flores d'Arcais e Giovanni Gentili, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2002, pp. 248, ill. b/n e col., 36,50 |
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I saggi in catalogo presentano il complesso problema del ruolo di Paolo Veneziano e dei suoi rapporti con il contesto attraverso una serie di sfaccettature che pongono in rilievo il rapporto di Venezia con la cultura e l'arte di Bisanzio e delle province bizantine tra XIII e XIV secolo. Si tratta di lavori che talvolta riprendono argomentazioni tradizionali e si svolgono su quieti canali interpretativi, magari con qualche percettibile carenza bibliografica.
Tuttavia, laddove i saggi approfondiscono in modo contestuale i temi trattati, come avviene nel caso dei testi di Gherardo Ortalli e Hans Belting, si evitano due pericoli, sempre in agguato quando si affrontano i problemi connessi al rapporto tra culture diverse e in particolare quando si parla delle relazioni tra Bisanzio e Italia nel tardo Medioevo.
In primo luogo non si appiattisce l'argomentazione su temi connessi all'inevitabile influsso dell'arte bizantina su un'Italia che diventa anch'essa provincia dell'Impero di Costantinopoli, alla stregua della Serbia, per esempio, o della Dalmazia. In secondo luogo non ci si abbandona a semplicistiche visioni evoluzioniste di lontana eco vasariana toscano-centrica, in cui i modi fiorentini, giotteschi, il sermo latinus della pittura italiana viene considerato la nuova voce della penisola, una voce ovviamente foriera di straordinari sviluppi, al contrario di quanto accade (e accadrà) alla maniera greca elegante e raffinata ma sterile e prossima alla scomparsa. Il problema della cultura bizantina a Venezia è invece messo in una corretta luce che delinea in maniera sufficientemente chiaro il ruolo che il modello greco ha giocato in una Venezia che, pur essendo una delle città più ricche e dinamiche d'Italia sembrerebbe invece arroccarsi su indifendibili posizioni legate ancora a modelli privi di futuro.
Allora l'idioma bizantineggiante ampiamente parlato dai pittori di Venezia va considerato come una cifra distintiva della cultura lagunare, anche perché non si tratta di una lingua pura, esemplata su modelli più o meno aulici di diretta derivazione orientale, ma piuttosto di una revisione di moduli stilistici e iconografici alla ricerca di una forma nuova, non più totalmente bizantina, ma più propriamente veneziana. L'arte veneto-bizantina diventa così un segnale carico di significati, anche politici, che a sua volta costituisce un presupposto fondamentale che consente anche di comprendere, più ampiamente di quanto non sia avvenuto finora, la penetrazione e il successivo sviluppo dei moduli stilistici gotico-cortesi in laguna.
Daniela Landi Rossotti
(03 mar 2003)
Indice
Francesca Flores d'Arcais
Paolo Veneziano e la pittura del Trecento in Adriatico
Joko Belamaric
La Dalmazia nella storia della pittura dal Duecento al Quattrocento
Gherardo Ortalli
La Venezia di Paolo Veneziano. Tra mare, terra e laguna
Rosa D'Amico
Appunti sui rapporti tra la Serbia dei Nemanja, i Balcani e le culture della penisola
italiana nel XIII secolo: ancora tra le due sponde dell'Adriatico
Italo Furlan
Hans Belting
Bisanzio a Venezia non è Bisanzio a Bisanzio
Guido Tigler
La scultura romanica e gotica a Venezia e in Dalmazia nel quadro delle relazioni
artistiche fra Bisanzio e le regioni adriatiche
Marco Collareta
Le oreficerie. Un'introduzione
Catarina Schmidt Arcangeli
Appunti per una tipologia delle ancone veneziane nella prima metà del Trecento