Officina veneziana. Maestri e botteghe nella Venezia del Settecento,
Catalogo della mostra (Crema, 2 febbraio-2 giugno 2002),
Milano, Skira Editore, 2002, pp. 180, ill. colori e b/n.

 

Il catalogo della mostra recentemente svoltasi a Crema si propone come uno strumento utile per entrare nelle questioni legate all'attività delle botteghe di pittura veneziane tra XVII e XVIII secolo e ai problemi suscitati dalla collaborazione tra artisti nella realizzazione dei dipinti. Ciò che emerge da quanto proposto dagli autori dei saggi e delle schede è che a Venezia, il ritardo con cui è nata un'accademia pubblica rispetto a quel che avvenne in altri centri come Bologna, ha comportato il perdurare di consuetudini di bottega che risalgono nel tempo fino al XV secolo. Così, soprattutto nei generi di maggiore fortuna commerciale (la veduta, il paesaggio il piccolo dipinto decorativo), ma anche nella grande pittura sacra e di storia, si manifesta un fenomeno di collaborazione tra maestri che, presenta caratteri molto più vicini  di quanto si possa pensare alla tradizionale suddivisione del lavoro in bottega. Al contrario, in città dove operavano pittori legati alle rigide regole dettate dalle accademie quanto avviene a Venezia non poteva verificarsi, proprio per la differente struttura normativa del lavoro dell'artista vincolata a gerarchie dei generi che trovavano riflesso nella didattica e quindi nella formazione dell'artista.

Nel catalogo questi temi vengono esaminati ampiamente da Fabrizio Magani e Alberto Craievich, anche se spesso, anziché entrare direttamente nelle questioni sollevate dalla realtà operativa della bottega, magari soffermandosi prevalentemente su documenti o fonti che possano chiarire tali problemi, gli studiosi si occupano della distinzione attributiva delle mani degli artisti coinvolti nelle varie imprese.

Altro argomento di rilievo è la veduta, uno dei generi che la pittura veneziana ha più praticato tra XVII e XVIII per evidenti e ben noti motivi commerciali. Questo tema è affrontato da Filippo Pedrocco in un saggio ampio e ben articolato che, attraverso alcuni esempi significativi, getta molta luce sulle vicende legate a questo genere pittorico che, più degli altri, ha favorito la collaborazione tra artisti specializzati: paesisti, pittori di architetture e prospettive e figurinisti.

Corposo e ben strutturato è il saggio di Isabella Cecchini che, attraverso un'ampia esemplificazione basata su documenti, presenta un panorama assai interessante del mercato artistico veneziano tra Seicento e Settecento, un panorama che sfronda l'attività artistica da molti orpelli idealistici, presentandola invece nelle sue varie articolazioni professionali e cercando di individuare i luoghi fisici deputati alla compravendita di dipinti e oggetti d'arte. Il percorso seguito dal testo fa emergere attraverso i documenti le realtà delle fiere e dei mercati periodici, delle prime aste, ma anche il rapporto con il mercato del grande e celebrato pittore, così come dello sconosciuto decoratore, del pittore-mercante, dell'impresario gestore delle "botteghe da quadri" e così via. Si tratta di un lavoro importante che estende la ricerca già condotta dalla studiosa sul mercato dell'arte veneziano del Seicento e che si auspica sarà ampliato ulteriormente.

Il saggio di Martina Frank propone una lettura di ampio respiro della pittura veneziana del Settecento più come esito di soluzioni barocche che come semplice revival neo-cinquecentista. Il quadro che emerge è interessante e andrebbe probabilmente approfondito anche sulle fonti documentarie e testuali e comunque è già convincente la proposta di legare le origini della grande decorazione settecentesca a un tema caro al barocco di derivazione romana quale la fusione delle arti. Tale schema si realizzerebbe perlopiù nel secondo Seicento nell'architettura privata, quando si iniziano a notare forme di importazione che prevedono decorazioni pittoriche illusionistiche integrate alla struttura architettonica.

Il volume si chiude con un saggio di Cesare Alpini sulla pittura a Crema dal XV al XVIII secolo. Il testo, per l'estensione cronologica scelta dall'autore, diventa però un semplice (ma in alcuni punti incompleto) elenco di artisti e di opere, utile tuttavia a delineare la ricchezza di un contesto artistico come quello cremasco, spesso trascurato dagli studiosi di cose venete.

(LeV)
03 ago 2002


Indice del volume

Fabrizio Magani, Artisti di "storia" tra botteghe e accademie nella Venezia del Settecento

Alberto Craievich, Pittura fra arte liberale e professione: disegni, progetti, apparati

Filippo Pedrocco, Paesaggi e vedute

Isabella Cecchini, Per un'analisi del mercato artistico a Venezia nel Settecento

Martina Frank, La Concordia delle Muse nei palazzi veneziani tra Sei e Settecento

Cesare Alpini, I pittori e le botteghe artistiche in Crema nei secoli del Dominio Veneziano