Jacopo da Montagnana e la pittura padovana del secondo Quattrocento,
a cura di Alberta De Nicolò Salmazo e Giuliana Ericani, Padova, Il Poligrafo, 2002, pp. 448, 37 tavv. a col. e 136 ill. b/n, € 36,00

 

Il testo raccoglie gli atti di un convegno tenutosi in occasione delle celebrazioni per il quinto centenario della morte di Jacopo Parisati da Montagnana. Nonostante il carattere naturalmente polifonico dell'antologia di interventi il volume risulta assai ben congegnato, raggiungendo un'omogeneità di approcci e di risultati che lo colloca senz'altro idealmente sullo scaffale delle monografie.

Emerge, sul piano complessivo degli esiti delle indagini promosse in questa sede, una solida collazione di dati positivi che offre finalmente la sistemazione di testimonianze d'archivio note e inedite, intrecciate con la revisione della letteratura orientata sull'analisi dello stile e delle iconografie del pittore e del suo ambiente.

Non solo, dunque, si fa nuova luce sul complesso e scarno catalogo di Jacopo, ma si tenta anche, in modo non superficiale, una ricostruzione del contesto culturale entro il quale l'artista di Montagnana si trovò a operare, definendo una trama a maglie piuttosto serrate di relazioni intellettuali e artistiche.

I problemi critici salienti, che animano le discussioni e i percorsi del libro, riguardano in sostanza la definizione dello stile di Jacopo attraverso il tradizionale riconoscimento delle influenze maggiori; la costruzione del catalogo, che subisce ampliamenti e spostamenti; la committenza del vescovo Pietro Barozzi.

Torna inoltre con insistenza in diversi scritti (Giuseppe Danieli; Ettore Merkel; Mauro Lucco) il nodo critico del presunto discepolato (o della collaborazione) di Jacopo presso la bottega di Giovanni Bellini, nel corso del settimo decennio del Quattrocento, individuabile a partire dal possibile circoscritto intervento del giovane Parisati nella realizzazione dei polittici della Chiesa della Carità (Venezia, Accademia) e di quello di San Vincenzo Ferrer in SS. Giovanni e Paolo.

La questione, puntellata sulle indubbie ascendenze belliniane del suo stile e sul documentato soggiorno veneziano, nonché attraverso le testimonianze di Vasari e Ridolfi, non trova tuttavia alcun conforto nelle carte d'archivio, generando la necessità di una spiegazione sul piano storico che lavori per inferenze sulla base esclusiva dei connotati visivi, con tutte le difficoltà che ciò comporta.

Questione che sul piano filologico rimane aperta dunque, e sulla quale si innesta, ai margini, una riflessione intorno alle procedure operative e argomentative del metodo di analisi dello stile, che trova un ragionato e ragionevole laboratorio nell'intervento di Mauro Lucco.

L'individuazione degli elementi distintivi del sistema di rappresentazione progressivamente raffinato da Jacopo, con la quale si confrontano tutti i contributi, pone in evidenza un repertorio di soluzioni figurative ampio e aggiornato sulle esperienze elaborate essenzialmente tra Padova e Venezia.

Vengono messi a fuoco i progressivi spostamenti di interesse del Parisati dall'enciclopedia artistica dei Bellini a quella mantegnesca, referente essenziale per la produzione padovana del secondo Quattrocento, sulla quale si diffondono in particolare Enrico Maria Dal Pozzolo e Alessandra Sarchi con puntuali riscontri analitici.

Tra le molte proposte di carattere attributivo, generate dalla ricognizione delle diverse ascendenze stilistiche, si segnala quella avanzata da Ettore Merkel (pp. 128-129) relativa agli affreschi della cappella Pesaro nella chiesa veneziana dei SS. Giovanni e Paolo, collocati cronologicamente nel corso dell'ottavo decennio, per il rilievo che l'opera, se effettivamente del Parisati, assumerebbe, risultando l'impresa più importante realizzata da Jacopo in laguna.

Le vicende squisitamente biografiche del pittore sono esaminate con cura lenticolare nel saggio di Giuseppe Danieli, che le interseca con quelle di Pietro Calzetta, Francesco Bazelieri e Prospero da Piazzola, formulando inoltre una congettura interessante intorno alla possibile conoscenza diretta di Jacopo e dei Bellini per il tramite della famiglia Morosini (pp. 95-100).

Una sezione cospicua è dedicata infine al vescovo di Padova Pietro Barozzi, che commissionò al Parisati nel 1495 la decorazione a fresco della propria cappella privata all'interno del palazzo episcopale della stessa città. Alla figura intellettuale del prelato, lettore tra l'altro di Alberti, sostenitore di un vasto rinnovamento sociale e ecclesiastico, e all'ingente promozione che egli fece di lavori di restauro e edificazione di edifici nella diocesi è dedicato un documentatissimo saggio di Pierantonio Gios.

Quale complemento indispensabile alle ricerche di Gios si pone l'articolata discussione di Alberta De Nicolò Salmazo intorno agli affreschi della suddetta cappella, in merito alla costruzione della quale viene prodotta nuova documentazione. La studiosa propone inoltre un'analisi impegnata sul piano dell'interpretazione iconografica, risolvendo una questione a lungo insoluta con l'individuazione nella Legenda Aurea delle fonti letterarie delle pitture raffiguranti il Martirio degli apostoli sulle pareti dell'ambiente privato.

La definizione dell'ambiente culturale del Barozzi viene integrata dalle attentissime indagini di Giordana Mariani Canova sulla maniera e sulle scelte intellettuali di Antonio Maria da Villanova, miniatore alle dipendenze del vescovo nello stesso periodo in cui era attivo il cantiere diretto da Jacopo. Il saggio scandaglia inoltre le diverse tendenze stilistiche nell'ambiente librario patavino, tracciando un panorama dettagliato della miniatura nell'ultimo quarto del secolo.

Il libro propone nel complesso un rigorosa messe di informazioni che restituiscono un'immagine accuratamente delineata degli episodi salienti della cultura (figurativa) padovana del secondo Quattrocento; porta inoltre all'attenzione dei non specialisti tutta una costellazione di episodi minori e marginali della "periferia", che sfuggono agli itinerari privilegiati della storiografia sintonizzata sulle vicende della Dominante, pur costituendo lo spazio di una ampia e interessante produzione.

Francesco Sorce
(31 mag. 2003)


Indice

Anna Maria Spiazzi
Nuovi studi su Jacopo da Montagnana "pictorem in tali arte doctissimum et practicum"

Giuseppe Danieli
Iacopo Parisati da Montagnana: note su famiglia, collaboratori e cerchie di committenza attraverso l'analisi di documenti editi e inediti

Davide Banzato
Jacopo da Montagnana. La vicenda critica

Ettore Merkel
Jacopo Parisati da Montagnana, allievo di Giovanni Bellini a Venezia

Mauro Lucco
Sul catalogo di Jacopo da Montagnana

Enrico Maria Dal Pozzolo
Quattro appunti su Jacopo da Montagnana

Andrea De Marchi
Primordi di Jacopo da Montagnana

Alessandra Sarchi
Ricorrenze mantegnesche in Jacopo da Montagnana

Pierantonio Gios
Cultura, spiritualità e azione pastorale del vescovo di Padova Pietro Barozzi (1487-1507)

Alberta De Nicolò Salmazo
Un vescovo umanista e i suoi "maistri": la cappella Barozzi nel Palazzo Vescovile di Padova

Giuliana Ericani
La cappella degli Angeli in Vescovado a Padova: la tecnica esecutiva

Giordana Mariani Canova
La miniatura a Padova nel tempo di Jacopo da Montagnana: l'attività di Antonio Maria da Villafora per Pietro Barozzi

Giuliana Ericani
Jacopo Parisati e la pittura di storia: Monteortone, Belluno e Montagnana

Referenze fotografiche
Elenco delle illustrazioni
Indice dei luoghi
Indice dei nomi