Benedetto e Bartolomeo Montagna e i grandi maestri dell'incisione europea del Cinquecento,
catalogo della mostra (Caldogno, 2004), a cura di Federica Morello, Veggiana, Art Media, 2004, pp. 104 11 ill. col., 21 b/n.

 

La produzione incisoria di Benedetto Montagna - senza dubbio più significativa di quella pittorica - non ha certo goduto di un’attenzione d’ordine sistematico da parte della letteratura fiorita intorno al mondo delle stampe (di invenzione) di inizio Cinquecento, risultando confinata nei margini quasi esclusivi di occasioni espositive dedicate a ricostruire la cultura visiva generale del periodo attraverso la giustapposizione di bulini e xilografie alla pittura, più che a gettar luce sulle personalità dei singoli maestri.

Il corpus figurativo di Benedetto attende da tempo, infatti, che la ricerca storico artistica - ferma sostanzialmente ai testi ormai lontani di Lionello Puppi, pubblicati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e alle indagini di non molto posteriori di Jacquelyn Sheean (Benedetto Montagna, in Early Italian Engravings from the National Gallery of Art, a cura di J. A. Levenson, K. Oberhuber e J. L. Sheean, Washington 1973, pp. 307-332) - provveda ad una nuova valutazione dei nessi contestuali che ne definiscono le peculiarità sul piano dei contenuti oltre su quello stilistico.

Si possono addurre diverse ragioni per spiegare il fenomeno di marginalizzazione storiografica descritto. Accanto al carattere non proprio virtuosistico di buona parte dei bulini dell’artista, che può, almeno in parte, aver contribuito a sopire gli interessi della critica, ha giocato sicuramente un ruolo decisivo l’oggettiva mancanza di un solido tessuto di dati documentari sul quale poggiare indagini di carattere più approfondito intorno alle sue scelte culturali, proiettate necessariamente, pertanto, sullo sfondo di una rete a maglie fin troppo larghe.

Non è questa la sede, va da sé, per un esame circostanziato degli esiti della ricerca, della quale si intende rilevare, di passaggio, soltanto i caratteri macroscopici; risulta tuttavia agevole sottolineare come la letteratura abbia messo a fuoco soprattutto la costellazione dei referenti stilistici dell’artista, riducendo le analisi delle immagini alla disposizione dell’ordine cronologico del percorso formale, secondo un paradigma storiografico analogo a quello che ha interessato tanti altri protagonisti dell’incisione dell’epoca.

Rimangono ancora in larga parte da definire le coordinate interpretative relative all’identità intellettuale del minore dei Montagna, ai motivi possibili delle sue opzioni tematiche, al rapporto della sua produzione con il mercato, così come restano da elaborare gli strumenti analitici necessari all’inquadratura di alcune peculiari soluzioni strutturali e di molti dettagli compositivi.

La mostra di Caldogno (Villa Caldogno 24 aprile-30 maggio 2004), pur non aggiungendo elementi significativi in merito ai problemi accennati, ha costituito l’opportunità di vedere riunito un discreto numero di stampe di Benedetto Montagna (11), equamente suddivise tra soggetti devozionali e tematiche profane, consentendo la verifica delle linee evolutive del suo tragitto formale su un campione ben selezionato e rappresentativo dell’intera carriera.

Il catalogo curato da Federica Morello, al di là di qualche imprecisione redazionale e qualche dimenticanza bibliografica (una lacuna che ci si permette di segnalare è costituita dai saggi di Carlo Alberto Bucci, Pietra Porto in due pale di Bartolomeo Montagna, in "Venezia Cinquecento", I (1991), n. 1, pp. 5-26; La Presentazione al Tempio di Bartolomeo Montagna per Girolamo Aurifici, in "Venezia Cinquecento", III (1993), n. 5, pp. 33-56), fornisce un rapido riepilogo dei dati acquisiti sul piano filologico, proponendo alcune ipotesi di nuove datazioni in funzione di un confronto ulteriore con l’opera di Bartolomeo, di cui si presentano tre disegni, peraltro non del tutto esenti da problemi cronologici e attributivi: il San Giovanni Battista dell’Ambrosiana, che l’autrice riassegna al pittore, una Santa Martire e il San Sebastiano e un altro santo, conservati entrambi alla Biblioteca Marucelliana di Firenze.

Alle stampe di Benedetto risultano inoltre affiancate cinque incisioni di Dürer e cinque di Luca di Leyda a testimonianza, ancorché piuttosto rapsodica ed estemporanea, dell’influenza esercitata dai maestri d’oltralpe sulla produzione dell’artista vicentino e più in generale sulla cultura figurativa veneta di inizio Cinquecento.

Alla luce di quanto detto, ci si può augurare che l’esposizione rappresenti una tappa d’avvicinamento alla auspicata ripresa degli studi sul nodo costituito dalla produzione dei Montagna, e che, pur nelle sue dimensioni modeste, possa aver contribuito ad avviare una serie di appuntamenti dedicati ai protagonisti della stampa rinascimentale.

Francesco Sorce
(22 ottobre 2004)


Indice

Remo Schiavo
Preludio alla mostra

Federica Morello
L'eco della storia in Europa tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento

Federica Morello
I Montagna e la prima grande scuola vicentina

Catalogo della mostra
Bartolomeo Montagna, Disegni
Benedetto Montagna, Incisioni
Albrecht Durer, Incisioni
Luca di Leyda, Incisioni

Bibliografia generale


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