I volti del potere. La ritrattistica di corte nella Firenze granducale,
a cura di Caterina Caneva,
Catalogo della mostra (Firenze, 30 maggio-28 luglio 2002),
Firenze, Giunti Gruppo Editoriale, 2002, pp. 107, ill. colori, € 28,00.

 

Un catalogo di una mostra dedicata al ritratto costituisce sempre per gli studiosi un momento di confronto critico e metodologico significativo. Pensando alla mostra e quindi al taglio scientifico che si intende assegnare all'evento, con le conseguenti scelte di pezzi, di collaborazioni, di ricerche da avviare, ci si trova di fronte a  molteplici opportunità che costituiscono altrettante alternative. Da un lato ci si può limitare al semplice esame diacronico di una serie di ritratti, per individuare varianze e permanenze stilistiche o compositive; da un altro lato si può estendere il lavoro a considerazioni di carattere biografico o di costume, approfondendo gli aspetti legati all'abbigliamento, ai gioielli o alle suppellettili visibili nelle immagini; infine è possibile estendere la conoscenza delle immagini contestualizzandole entro corrette perimetrazioni di riferimento storico-culturale.

Facendo riferimento a questo quadro generale, si deve subito dire che il catalogo della mostra dedicata ai ritratti medicei non compie quest'ultimo passaggio critico determinante per la piena comprensione delle immagini e, trattandosi di una serie di ritratti di principi, questa lacuna è ancora più evidente. Infatti il breve saggio introduttivo di Caterina Caneva accenna appena al ritratto come «uno dei principali strumenti di politica anche culturale» utilizzato dai Medici, fin dai tempi di Cosimo I, ma poi non articola l'affermazione connettendola a un ambito culturale preciso come, giusto per fare un esempio, la contemporanea trattatistica politica dedicata al perfetto governante e alle sue virtù, trattatistica che già da tempo gli storici stanno sondando, e che a noi storici dell'arte potrebbe farci capire molte cose dei ritratti dei principi. Così, sempre come esempio, se avesse consultato qualche recente testo sul tema della religione corte, l'autrice non sarebbe caduta nell'ingenuità di giustificare con «una forma di megalomane bigottismo» i ritratti delle principesse medicee in vesti di sante o della Vergine: avrebbe scoperto che in quei casi i ritratti fanno riferimento a lunghe tradizioni della ritrattistica femminile o a usi ormai consolidati dei principi di assumere sembianze, quanto meno, di religiosi (monaci o simili) se non proprio di santi.

L'utilità di questo libro consiste nell'abbozzo di una selezione di ritratti medicei (tra i moltissimi conservati agli Uffizi) e in una prima definizione passibile di estesi approfondimenti delle questioni connesse a questa tipologia di immagini prodotte dalla corte medicea. Ciò soprattutto per seguire piuttosto agevolmente il susseguirsi degli artisti attivi per i Medici e quindi la mutazione di gusto connessa all'avvicendamento dei vari stili. Altro aspetto che mostra una certa validità è lo spazio assegnato all'esame di abiti e gioielli. Tuttavia nelle schede si nota una diffusa superficialità nella lettura dei dettagli simbolici presenti nei ritratti, dettagli che invece già da soli potrebbero fornire indizi sulle possibili vie per la comprensione della funzione delle varie immagini.

Leandro Ventura
10 dic 2002


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