Daniela Sogliani,
Le collezioni Gonzaga. Il carteggio tra Venezia e Mantova (1563-1587)

Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2002 ("Fonti, repertori e studi per la storia di Mantova"), pp. 520, 25 ill. colori, € 42,00

Elena Venturini,
Le collezioni Gonzaga. Il carteggio tra la Corte cesarea e Mantova (1559-1636)

Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2002 ("Fonti, repertori e studi per la storia di Mantova"), pp. 816, 10 ill. colori, 9 ill. b/n, € 55,50

 

Uno dei principali meriti che si deve riconoscere all'avvio delle pubblicazioni della collana "Fonti, repertori e studi per la storia di Mantova", voluta dal Centro Internazionale di Palazzo Te in vista della mostra gonzaghesca del 2002, è la straordinaria quantità e qualità di informazioni che sarà messa a disposizione degli studiosi. Anzi, si può senza dubbio affermare che questi volumi costituiscono sicuramente il momento qualificante di tutto il lavoro prodotto per l'occasione espositiva mantovana, molto più della mostra stessa. Infatti sono il frutto di un importante lavoro preparatorio, un'enorme operazione di spoglio archivistico, che ha visto un gruppo affiatato di ricercatori lavorare nello straordinario Archivio Gonzaga, conservato presso l'Archivio di Stato di Mantova, estraendone tutte – o quasi – le notizie utili a ricostruire la storia del collezionismo gonzaghesco dal 1563 al 1627.

La mostra, invece, è ormai terminata e, seppure io ne abbia scritto a suo tempo sostanzialmente bene, soprattutto in sedi giornalistiche, devo però osservare che si è trattato di un evento troppo celebrato a fronte della sua reale qualità scientifica (in qualche caso decurtata dalla scarsa disponibilità dei musei al prestito delle opere). Si è trattato inoltre di un evento troppo affollato, mal gestito, allestito elegantemente ma senza pensare alle auspicate (e poi arrivate) folle oceaniche di visitatori. Si è trattato, infine, di una mostra con due cataloghi. Uno (L'esercizio del collezionismo, costruito con saggi tematici) di buon livello, perché affidato ad autori che hanno approfondito con giusta misura i temi che hanno affrontato; l'altro (Le rcaccolte, dedicato prevalentemente alle opere esposte) si è invece rivelato di mediocre qualità, redatto d'urgenza, con schede inutili e spesso incomplete o scorrette, affidate a collaboratori poco esperti, che hanno dimostrato i loro limiti scientifici, nonché la scarsa dimestichezza con le opere, con le loro vicende collezionistiche, e con la relativa storia critica, soprattutto quella più recente. Ma di questo ha scritto giustamente, anche se forse con un pizzico di acrimonia, Giovanni Agosti nel "Manifesto" del 7 dicembre 2002.

Questi repertori documentari, invece, riconciliano lo studioso con il grande lavoro svolto in preparazione della mostra mantovana, anche se sarebbe stato molto meglio, anche per i risultati finali delle ricerche, che questi materiali fossero stati messi integralmente e liberamente a disposizione degli studiosi che stavano curando la mostra di Palazzo Te. Per chiarire questo punto, devo osservare che molti membri del comitato scientifico o collaboratori della mostra, tra cui anche chi scrive, non hanno potuto consultare l'enorme massa di documenti, se non con difficoltà e in maniera incompleta, perché i responsabili del Centro hanno preferito tutelare la proprietà intellettuale dei ricercatori che stavano effettuando lo spoglio documentario in archivio, piuttosto che condividere i risultati tra coloro che stavano redigendo i saggi o le schede. Quindi, quanto è stato scritto in catalogo in molti casi non ha potuto tener conto del lavoro sui documenti che si stava effettuando proprio per l'organizzazione della mostra!

I repertori documentari gonzagheschi sono quasi tutti relativi al periodo 1563-1627 e sono organizzati geograficamente in base alle destinazioni della corrispondenza. La collana completa, la cui pubblicazione sta andando a rilento, prevede così volumi dedicati a Roma, alla corte imperiale, a Firenze, a Bologna, Parma e Pacenza e a Venezia. Nella collana troviamo anche dei volumi tematici, dedicati a inventari o a elenchi di beni, o ancora un testo davvero importante dedicato agli oggetti preziosi,  curato da Paola Venturelli. Manca in questa serie di pubblicazioni (e l'assenza si fa sentire) un volume dedicato al carteggio interno allo stato gonzaghesco, ovvero quel fondo "Mantova e paesi" che è una delle sezioni più importanti dell'Archivio Gonzaga per la ricostruzione di molti episodi legati alla vita del ducato e della corte gonzaghesca.

Il volume su Venezia 1563-1587, egregiamente curato da Daniela Sogliani, presenta la vasta casistica di interessi che i Gonzaga avevano in laguna. Dalle lettere selezionate traiamo un gan numero di informazioni, da quelle politiche, commerciali e finanziarie, a quelle più propriamente artistiche. Così scopriamo le complesse vicende connesse con l'acquisto da parte di Guglielmo Gonzaga di palazzo Loredan (oggi Vendramin-Calergi) sul Canal Grande (ottobre 1583), acquisto deciso sia per garantire un idoneo alloggio al duca in occasione dei suoi frequenti viaggi a Venezia, sia perché poteva trattarsi di un buon investimento. Leggendo i documenti seguiamo anche i rapporti tra i Gonzaga e i più celebri pittori a Venezia in quegli anni, in particolare Tintoretto e Veronese, ma anche le relazioni con Segala e altri artisti meno noti. Altro settore assai sviluppato nel carteggio veneziano dei Gonzaga  è il mercato di stoffe pregiate, gioielli e beni suntuari in genere (anche se salta agli occhi l'incomprensibile assenza di informazioni sull'acquisto di colori), così come l'attenzione alle dismissioni di intere raccolte d'arte, spesso molto note, che hanno acceso i desideri collezionistici dei duchi di Mantova. Altro capitolo da segnalare è quello relativo alla musica e allo spettacolo in genere, sia per quel che riguarda l'acquisto di strumenti musicali, sia per il reclutamento di musicisti o artisti in genere.

La lettura del carteggio, insomma, rende ancor più evidente di quanto già non si sapesse il complesso intreccio di interessi che legavano i Gonzaga a Venezia e i documenti raccolti da Sogliani chiariscono molte vicende fino a oggi poco note. Tuttavia uno strumento come questo perderebbe gran parte del suo valore senza gli eccellenti indici e glossari che si trovano al termine del volume e che garantiscono un'agile consultazione e un fruttuoso uso da parte di ogni studioso.

Leandro Ventura
(10 ott 2003)


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