Tra committenza e collezionismo. Studi sul mercato dell'arte nell'Italia settentrionale durante l'età moderna,
atti del convegno internazionale di studi (Verona, Università degli Studi, 30 novembre-1 dicembre 2000), a cura di Enrico Maria Dal Pozzolo e Leonida Tedoldi, Vicenza, Terra Ferma, 2003, pp. 192, ill. b/n, € 20,00.

 

Questo libro è un'ulteriore testimonianza di un interesse che in questi ultimi anni sta percorrendo con sempre maggiore insistenza gli studi storico-artistici, un interesse che si è tentato di riportare anche in queste pagine, con la recensione del volume di Lisa Jardine e con la presentazione degli atti dell'affollato convegno fiorentino del giugno 2000. In questo caso, ci troviamo di fronte alla raccolta in forma di testo degli interventi al convegno svoltosi a Verona alla fine del 2000, con un fine tematicamente più ristretto degli altri due lavori prima citati, ma con i medesimi intenti di carattere metodologico: aprire una finestra sullo studio del mercato dell'arte, argomento apparentemente non del tutto nuovo, ma in verità quasi inedito, se lo consideriamo in termini di questioni di metodo e di confronto interdisciplinare.

Il problema di fondo è studiare la produzione artistica secondo i parametri metodologici propri non della storia dell'arte, ma della storia dell'economia e dei mercati. A partire dai lavori fondanti di Richard Goldthwaite, fino ai più recenti interventi, per esempio, di Guido Guerzoni e Isabella Cecchini (per rimanere in area padano-veneta), si è reso evidente in maniera chiara come il tema del mercato dell'arte necessiti ancora di definizione metodologica, alla ricerca di linguaggi comuni e punti di riferimento che consentano di istituire un dialogo tra gli storici dell'arte e gli storici dell'economia, e le rispettive metodologie di analisi. Le soluzioni proposte sono numerose ma ancora, a quanto sembra, non del tutto soddisfacenti, tanto che i risultati delle ricerche di storia economica possono essere utilizzati dagli storici dell'arte, e viceversa, senza una evidente integrazione, ma con un gioco di ruolo che rende ancillare ora l'una e ora l'altra disciplina.

Dal punto di vista degli storici dell'arte, infatti, lo studio del mercato dell'arte è inteso come studio dei meccanismi preposti alle pratiche di committenza e di collezionismo; di contro, gli storici dell'economia reclamano l'esigenza di descrivere un mercato, ovvero un luogo dove domanda e offerta si incontrano, provocatoriamente sottolineando che poco importa se l'oggetto degli scambi siano ortaggi o dipinti. Ovviamente ciò che unisce i contendenti sono poprio queste particolarissime tipologie di merci, per le quali è assai difficile stabilire un valore economico di riferimento, dal momento che nella definizione di un prezzo (elemento determinante per il mercato) entrano in gioco fattori imponderabili e varianti non facilmente quantificabili, come la qualità materiale o la rarità dell'oggetto, la fama dell'artista, ma anche lo status sociale del proprietario o dell'acquirente...

Questo volumetto, curato con attenzione da Enrico Maria Dal Pozzolo e Leonida Tedoldi, si propone quindi come ulteriore tassello verso una definizione metodologica più chiara del tema, oltre che come contributo importante nell'ampliamento delle nostre conoscenze in alcuni settori del mercato dell'arte in area padano-veneta tra XV e XIX secolo.

Il libro viene aperto da un saggio introduttivo di Krzysztof Pomian, già pubblicato in francese alcuni anni fa, sull'evoluzione storica del mercato artistico in rapporto alla funzione del museo come elemento determinante nella definizione del valore di un'opera. Ma è il saggio di Lionello Puppi a porre delle questioni in termini chiari e in parte innovativi, dal punto di vista di uno storico dell'arte. Puppi affronta entra nel problema del mercato da un accesso "laterale", ovvero dall'esame del mercato dei falsi e, attraverso l'individuazione dei vari protagonisti (artisti, intermediari, acquirenti), giunge alla definizione dello studio del mercato, come studio dell'economia del gusto, ovvero un punto di partenza interpretativo che soddisferebbe equilibratamente sia le esigenze di metodo degli storici dell'arte sia degli storici dell'economia. Infatti, come già aveva notato Goldthwaite, nel mercato dell'arte compare un elemento difficilmente quantificabile economicamente, ovvero il gusto degli acquirenti/committenti, un dato non misurabile con i solidi parametri della storia economica. Il concetto di economia del gusto introdotto da Gerald Reitlinger e ripreso da Puppi, concetto peraltro ancora da sondare in tutte le sue potenzialità storiografiche con le sue tangenze di carattere sociologico e antropologico, potrebbe consentire di applicare un metodo quantitativo a dati di carattere qualitativo, proponendo una soluzione per l'apparente incompatibilità dei due ambiti di studio economico e storico-artistico.

Bernard Aikema entra ancor più nel merito delle questioni connesse con la pratica della mercatura artistica, esaminando le figure responsabili degli episodi di commercio di opere fiamminghe a Venezia, siano esse arazzi o dipinti. Enrico Maria Dal Pozzolo estende le osservazioni di Aikema a un contesto veneziano più ampio, ripercorrendo le possibilità di acquisto di opere d'arte, dipinti o disegni che siano, che si offrivano a un viaggiatore in visita a Venezia nel XVI secolo. Se questi due saggi sono frutto del lavoro (e del metodo) di storici dell'arte, il saggio di Leonida Tedoldi permette di affrontare i problemi del mercato dell'arte dal punto di vista di uno storico delle istituzioni, versato nel lavoro d'archivio: nel suo saggio, come si specifica nel titolo, vengono proposti i primi risultati di un sondaggio documentario, che intende ricostruire nel suo complesso le trame sottese al mercato artistico bresciano del Cinquecento.

Dalla città alla corte. Su salde basi archivistiche, come suo solito, si fonda il corposo saggio di Guido Guerzoni, frutto del lungo sondaggio condotto dallo studioso nei registri di conti della corte estense. Qui sono presentate alcune interessanti tabelle che consentono di valutare l'oscillazione delle spese di corte per oggetti d'arte tra XV e XVI secolo. Guido Rebecchini, affrontando un diverso contesto cortigiano, introduce un elemento extra-economico nel sistema relativo ai metodi di scambio delle opere d'arte, ovvero il dono, esaminato collazionando dati e spunti interpretativi in buona parte già editi per quel che riguarda Mantova e i meccanismi legati al sistema di rapporti nell'ambito della corte.

Dalla corte si torna in città con Isabella Cecchini che propone un risultato del suo approfondito lavoro d'archivio alla ricerca di dati concreti sul mercato dell'arte a Venezia nel Seicento. Qui Cecchini non solo propone con chiarezza i termini metodologici dei problemi legati allo studio del mercato dell'arte, ma soprattutto costruisce una serie di tabelle di raffronto relative ai vari prezzi di stima di opere d'arte, nel tentativo di stabilire quali fossero i parametri che contribuivano alla determinazione del prezzo di un'opera d'arte. Si giunge così alla conclusione che tali parametri non sono fissi, ma vengono determinati di volta in volta, per lo più per intervento dell'esperto, che poteva essere un artista egli stesso o un mercante. A loro volta Pierpaolo Brugnoli e Loredana Olivato affrontano dei casi interessanti di mercato: il primo autore tratta del commercio di mobilio in marmo tra Verona e Bologna, mentre la seconda studiosa presenta un singolare episodio di millantato credito di una collezione, evidentemente a scopi commerciali. Olivato infatti ripercorre le vicende della collezione veronese di Giovanni Albarelli, raccolta di notevole fama al principio dell'Ottocento, ma probabilmente costituita in buona parte da copie e comunque sovrastimata, con fini evidentemente di carattere commerciale. Per chiudere questo breve riassunto dei vari saggi contenuti nel volume, si deve segnalare l'importante testo di Federico Montecuccoli degli Erri che esamina la figura del "botteghero" veneziano del Settecento, mercante d'arte e imprenditore, facendo riferimento a interessanti casi concreti di commercio artistico, come quello che vede come protagonisti il botteghero Girolamo Piccini e il barone tedesco Hermann Anton Bernhard von Velen che qacquista da Piccini numerose vedute e "teste" utilizzate per l'arredo del proprio castello in Westfalia.

Questo volume, come tutte le raccolte di atti di convegno, propone saggi di livello variabile, ma comunque fornisce chiarimenti su casi particolari di mercato, confermando l'opinione della difficoltà metodologica ancora non risolta, che si incontra nell'affrontare tali tematiche a metà strada tra storia dell'arte e storia economica.

Leandro Ventura
(13 set 2003)


Indice

Enrico Maria Dal Pozzolo, Leonida Tedoldi
Premessa

Krzysztof Pomian
Introduzione. L'arte fra museo e mercato

Lionello Puppi,
Copie, falsi, pastiches. Riflessioni preliminari intorno al mercato dell'arte come economia del gusto

Bernard Aikema
Tesori ponentini per la Serenissima. Il commercio d'arte fiamminga a Venezia e nel Veneto fra Quattro e Cinquecento

Enrico Maria Dal Pozzolo
Cercar quadri e disegni nella Venezia del Cinquecento

Leonida Tedoldi
Il mestiere del pittore a Brescia nel CInquecento: prime indagini

Guido Guerzoni
Nuove prospettive di ricerca sulla committenza artistica estense nel Cinquecento

Guido Rebecchini
Il mercato del dono. Forme dello scambio artistico a Mantova tra Cinque e Seicento

Isabella Cecchini
«Fatte varie, et diverse esperienze per essitar esse Pitture». Prezzo e valori di stima. Breve analisi di un campione seicentesco a Venezia

Pierpaolo Brugnoli
Per il commercio del mobile nel Seicento. Una commessa di tavoli in marmo veronese da Bologna a Verona

Federico Montecuccoli degli Erri
I "bottegheri" da quadri e i "poveri pittori famelici". Il mercato dei quadri a Venezia nel Settecento

Loredana Olivato
Per il mercato dell'arte a Verona all'inizio del secolo XIX: il caso Albarelli

Abbreviazioni

Indice dei nomi


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