Sonia Cavicchioli,
Le metamomorfosi di Psiche. L'iconografia della favola di Apuleio,
Venezia, Marsilio Editori, 2002, pp. 240, 78 ill. b/n, € 28,00

 

Lo studio di Sonia Cavicchioli attraversa orizzontalmente circa quattro secoli di immagini italiane ed europee, soffermandosi sui casi più importanti di uso della favola di Amore e Psiche nelle arti figurative, ripercorrendo le vicende della sua fortuna attraverso le immagini e i rapporti di queste con i testi che garantirono la diffusione della storia fantastica in tutta Europa. Il volume costituisce quindi un approccio a questa iconografia attraverso l'esame di alcuni casi in cui, secondo varie modalità e con vari significati, la storia di Psiche viene utilizzata dagli artisti.

Il primo caso presentato, secondo l'ordine cronologico imposto dall'autrice allo svolgimento delle argomentazioni, è quello perduto della  delizia estense di Belriguardo, basato sui volgarizzamenti di Apuleio a opera di Matteo Maria Boiardo e di Niccolò da Correggio. Questi testi, che garantirono la diffusione dela favola, almeno fino all'edizione in volgare curata da Agnolo Firenzuola (1549), sono alla base dei primi cicli dedicati a Psiche, da quello raffaellesco della Farnesina a Roma, a quello mantovano di Palazzo Te, opera di Giulio Romano. Ed è da questi primi cicli che si sviluppa il secondo importante mezzo di diffusione dell'iconografia della favola: si tratta della serie di incisioni realizzate dal Maestro del Dado, che ebbero grande diffusione e che furono riutilizzate ampiamente tanto in Italia, come nel resto d'Europa. Cavicchioli traccia poi la storia di queste immagini fino al primo Ottocento romantico, segnalando le variazioni di intonazione e di interpretazione, sulla base di un esame comparato dei testi contemporanei.

Senza soffermarsi sulle varie interpretazioni delle diverse immagini, fornite dall'autrice, si deve sottolineare che questo lavoro, in quanto repertorio esemplificativo non approfondisce quasi mai le questioni di contesto, limitandosi a un esame ricco del rapporto tra immagini e testi, quasi esclusivamente al fine di individuare le fonti per l'elaborazione dell'iconografia delle varie scene. Non si riesce perciò quasi in nessuno dei casi presentati dall'autrice a ottenere informazioni esaustive sul significato iconologico delle immagini, sui motivi delle scelte da parte dei committenti e sul rapporto tra immagini e testi in ambito morale o più ampiamente filosofico.

Del resto non poteva essere altrimenti, perché la funzione e l'importanza del testo risiede proprio nell'individuazione di casi e di materiali di studio indispensabili per successivi approfondimenti o ampliamenti della ricerca.

(LeV)
15 apr. 2002

 


Indice

1. La favola e i temi iconografici
2. La ricezione in Italia nel Quattrocento. Piacere del testo e 'secreto misterio'
3. La favola in immagine nei cicli di Raffaello e Giulio Romano
4. La persistenza del modello raffaellesco nell'Europa del Cinquecento
5. 'Affetti', erudizione e gusto pastorale nel Seicento. Il superamento del paradigmna rinascimentale in arte e letteratura
6. Fra Parigi e Roma: il grande revival della favola al termine del Settecento


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