Alberto Castaldini,
Mondi paralleli. Ebrei e cristiani nell’Italia padana dal tardo Medioevo all’Età moderna,
Firenze, Leo S. Olschki, 2004 ("Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti - Classe di Scienze Morali", n. 2), pp. XXII + 160, € 18,00.

 

Nella società europea, almeno tra il XIII e il XVII secolo, gli ebrei appartenevano, come i mendicanti, i girovaghi o gli eretici, al novero dei marginali, di coloro che vivevano in qualche modo ai confini delle trasformazioni di straordinaria portata che la andavano investendo.

Tale grado di marginalità però, diversamente che per le altre categorie, va considerato peculiare poiché non può prescindere dal loro essere premesse di quella stessa società in evoluzione, che tentò in ogni modo di integrare i fautori della nuova ideologia del lavoro.

Grazie a quel presupposto il confine tracciato fra i due mondi non fu così netto da impedirne la coesistenza e qualche volta lo scambio, accanto agli autonomi sviluppi.

A sancire la sopravvivenza del sistema di valori ebraico in parallelo a quello cristiano fu infatti quella che già Schmitt aveva indicato come "utilità sociale", qualità che li dotò con gli occhi del mondo cristiano, e attraverso una sorta di tassonomia sociale, di statuti che ne regolamentassero la presenza, ma senza facilitarne veramente l'inserimento.

In ogni modo la mobilità ebraica fra l'Italia settentrionale e centrale favorì il sorgere di una rete di relazioni basata sull'appartenenza religiosa e la reciprocità delle partecipazioni finanziarie, sull'intreccio delle quali si fondò la "repubblica senza territorio" degli ebrei.

Quella che Castaldini definisce respublica judaeorum fu "un'entità istituzionale fondata essenzialmente sulle reti creditizie", priva di stato, regime ed esercito ma solida, attraverso una rete di solidarietà endogena, e fortemente coesa attorno alla Torah.

Il mondo ebraico così organizzato "pianificò" poi una strategia di sopravvivenza che, attraverso la dissimulazione delle proprie peculiarità e preziosa adattabilità, resistette alla seduzione dei modelli della società dominante, adottando una politica antiassimilazionistica.

In un contesto storico e geografico comune, su piani paralleli, contigui ma differenziati, coesistettero in tal modo il mondo dei cristiani e quello degli ebrei, coi rispettivi specifici valori identitari e categorie interpretative.

Furono queste divergenze tra le due comunità, oltre ai pregiudizi teologici, rinvigoriti a loro volta dalla polemica sull'usura, a impedire che tra i due nuclei fosse possibile uno scambio profondo.

In ogni modo la stessa immagine del parallelismo, pur richiamando la non tangenza effettiva dei due "mondi"(chissà se l'autore avrà concepito il titolo del suo libro per la forza evocativa del concetto di parallelismo tra sottospazi della stessa dimensione, che in alcuni casi prevede una relazione di equivalenza...? ), sottende affinità e dinamiche similari, così come "memorie condivise", permettendo un'analisi comparativa.

Il volume di Castaldini, nel tentativo di enucleare i tratti delle due realtà sociali a confronto, individua una serie di fattori che contraddistinsero il mondo ebraico in quel momento e in quei luoghi, proponendo dei "motivi-guida" che orientino la lettura dei più specifici casi affrontati.

Caratteri della realtà sociale ebraica sarebbero la discrepanza tra il tentativo di conformarsi ad un ordine trascendente derivante da Dio e lo scontro con l'ordine mondano, l'assenza di una patria territoriale e quindi l'ancorarsi alla struttura sociale primaria che fu la famiglia, così come il riferire ad un'autorità non ben precisata a perciò composita in attesa di un messia regale che avrebbe stabilito pace e giustizia (da cui le tensioni escatologiche interne).

Lo stesso diritto ebraico, in quanto concepito come oggetto della rivelazione divina, non si laicizzò, riuscendo a sopravvivere nei più svariati ambienti in cui confluirono le diaspore, e, per poterlo applicare gli ebrei mirarono ovunque al conseguimento dell'autonomia amministrativa, legislativa e giurisdizionale.

Evidentemente l'aspirazione all'autonomia in questo caso non poté non suscitare le preoccupazioni istituzionali della classe dirigente della società cristiana, che non tollerava limitazioni alla propria sovranità, tanto più se provenivano da una componente sociale così stigmatizzata sul piano religioso, che avrebbe finito col diventare un sistema di potere antagonista se legittimato.

Castaldini introduce inoltre una lettura socio-antropologica del "mondo degli ebrei" attraverso la scansione delle componenti simboliche che ne permisero la conservazione dell'unicità e dell'indipendenza, nonché l'interiorizzazione delle norme etiche.

Tra tali componenti tematiche si annoverano la celebrazione del passato comune attraverso la memoria individuale e collettiva, l' "epica del nome", la sacralizzazione della tradizione e di norme religiose e civili della comunità, la lingua, la forza dei vincoli familiari – in particolare con la diaspora la trasmissione dell'autorità rabbinica attraverso le generazioni – un forte pragmatismo, l'aterritorialità così come l'adattabilità e l'imperativo del "ritorno".

Tutti questi elementi garantirono l'autosufficienza identitaria della repubblica virtuale ebraica senza ostacolare quelli che l'autore chiama feed-back significativi tra i due mondi, che, anche se furono più frequenti negli ambienti colti – dei medici, degli esegeti o degli stampatori – giunsero anche al collettivo attraverso l'azione individuale dei prestatori.

Il confronto col collettivo favorì però, attraverso la mediazione culturale ecclesiastica, il diffondersi di un clima di sospetto e intolleranza verso il mondo ebraico, che, oltre alla coscienza della diversità teologica, diffuse filtri stereotipanti fino a chiudere i confini tra i due mondi, prima economicamente con la creazione dei Monti di Pietà, poi attraverso la discriminazione (con i segni della O maiuscola e del berretto giallo, poi della stella), infine con la ghettizzazione.

Di seguito Castaldini entra nello specifico esaminando – in primis – la presenza ebraica nel territorio veronese del Quattrocento, in bilico tra Venezia e Verona, prendendo in esame i casi degli insediamenti ebraici a Villafranca e a Soave, rispettivamente di maggioranza lombardo/toscana e ashkenazita.

Interessante è la sezione dedicata al prestatore Sabato da Lodi, la cui fedeltà a Venezia portò il Consiglio dei Dieci a concedere l'apertura di un banco libero a Villafranca, speciali salvacondotti, nonché la dispensa dall'obbligo di portare il segno discriminatorio nei domini dogali.

Poi l'autore esamina casi di condanne, come quella di Leuccio, implicato nel processo intentato dagli Sforza contro la comunità ebraica nel 1488, che riguardava la circolazione di libri "offensivi" verso il cristianesimo, oppure quella di Israel Natan da Soncino, accusato di aver favorito l'evasione dei responsabili dell'omicidio di Simonino da Trento.

Di seguito Castaldini considera la mobilità e i singoli apporti matrimoniali ed economici delle famiglie – legate all'ambiente toscano come testimoniato dal codice Rothscild Machzor – a partire dai da Camerino, attraverso i Galli, fino ai da Pisa e ai Norsa, ritratti come committenti cristiani nella tavola mantegnesca della Madonna degli ebrei, oggi in Sant'Andrea a Mantova.

Anche per i Gonzaga infatti il potere finanziario ebraico era una grossa garanzia per le spese militari, oltre allo sviluppo dell'editoria che provocò anche questioni ancora una volta relative ai contenuti sospetti di alcuni testi, le quali però non tolsero ai Norsa il favore dei marchesi (tra l'altro lo stesso Castaldini ha operato un confronto tra situazione milanese e quella mantovana in una relazione tenutasi il 13 gennaio nella sala conferenze dell'Istituto Leone XIII a Milano).

Come per Mantova e Villafranca, anche a Soave la presenza ebraica risultò determinante a sopperire le esigenze di credito e permase più a lungo che in altre piazze, permettendo di risalire a un esiguo numero di fonti documentarie (che rispetto alla generale scarsità assumono rilievo), le quali concedono un'indagine relativa alle corrispondenze onomastiche tra i due mondi, o alle credenze popolari.

La seconda parte del volume tratta storie individuali di ebrei "in cammino" da Rimini a Milano, con volute digressioni attraverso la pianura del PO – il tipografo Gershom Soncino, l'erudito Ovadià Sforno, Ghedalià ibn Jachia col suo Shalshéleth ha-Qabbalàh, il poeta Archivolti, l'inventore Colorni e molti altri, alcuni convertiti – anelli del memoriale (zikkaron) individuale e comunitario nel perseguimento etico ebraico e allo stesso tempo annali di quello Stato ideale.

Castaldini inserisce a questo punto una considerazione interessante: asserisce che la "riappropriazione singolare dell'universale sociale e storico", che nell'Occidente è un prodotto del pensiero novecentesco, per gli ebrei che vissero nei centri padani, così legati al memoriale del passato "si configurò già in epoca tardomedievale".

Infine sottolineerei lo sforzo dell'autore di rappresentare schematicamente alcune questioni affrontate nel saggio, come il rapporto dell'ebreo con Dio attraverso il nodo culturale con la memoria e la capacità simbolica, o come la correlazione – in ambito cristiano ma soprattutto ebraico – tra la dimensione individuale delle storie singole (numerate) e l'orizzonte storico geografico nel quale si collocano.

Tutte queste individualità denotano così la loro portata simbolica e il loro significato analitico mediante il contraltare dei due tratti della civiltà ebraica, tradizione e modernità, lungo ogni singolo itinerario diasporico.

La percezione ebraica del proprio sé, colto "in una relazione simbiotico-creaturale con la divinità", costituì un tratto saldo della respublica judaeorum che mancò al contesto religioso cristiano in crisi, permettendo che la dimensione salvifica e i valori condivisi smussassero asprezze e contraddizioni, come quella fra scienza e tradizione, ribadendo la "fede incrollabile nell'Onnipotente".

In questo modo, mediante gli acuti sistemi grafici operati dall'autore, pur nella complessità e nella contraddittorietà dell'ebraicità, riescono a fondersi i frammenti sociologici dei singoli con i nodi della condizione storica di Israele, salda nel "seno del Santo".

Vera Bugatti
(15 feb 2004)

 


Indice

Introduzione

Parte prima
I. Tra Venezia e Verona. Cenni sugli ebrei nella dialettica dei poteri della Repubblica Veneta nel Quattrocento
II. Prestatori lombardi e toscani a Villafranca
III. Ebraismo ashkenazita a Soave
Appendice documentaria

Parte seconda
I. Storie di ebrei e storia ebraica nella pianura del Po

Bibliografia
Indice dei nomi
Indice dei luoghi
Indice degli autori


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