Rosanna Cappelli,
Politiche e poietiche per l'arte
Milano, Electa, 2002 ("Electa per le belle arti"), pp. 168, € 12,00

 

Il bel libro di Rosanna Cappelli dà inizio a una collana che, in casa Electa, intende portare all’attenzione del pubblico, degli appassionati come degli addetti ai lavori, le questioni aperte dal dibattito attuale sull'uso, la gestione e la valorizzazione dei beni culturali. L’autrice è dotata di un'ampia esperienza acquisita sul campo, nell’ambito delle attività legate all’applicazione della Legge Ronchey (la n. 4 del 1993), e quindi dell’organizzazione dei cosiddetti "servizi aggiuntivi" nei musei e nelle aree archeologiche; per questo motivo il libro costituisce un importante strumento di aggiornamento e confronto con le esigenze recentemente sviluppatesi nel mondo della gestione e della valorizzazione del patrimonio. Questo motivo generale di interesse si affianca a un'altra caratteristica del volume, dal momento che, a differenza di tante pubblicazioni uscite negli ultimi tempi, ricche di buoni propositi difficilmente realizzabili o di avvisi di sciagura più o meno allarmanti, il libro della Cappelli si confronta con realtà operative concrete, con le conseguenti difficoltà o con i risultati positivi di varie esperienze maturate negli ultimi anni.

Il testo si apre esaminando con chiara cognizione di causa e con precisione le strumentazioni legislative che attualmente interessano il settore, segnalando le numerose incongruenze o incompletezze presenti nella legislazione. Il nucleo principale di questa prima sezione del libro è dedicato all'esame della Legge Ronchey e dei relativi regolamenti attuativi che hanno aperto la possibilità di collaborazione tra pubblico e privato nel settore dei beni culturali. Questa analisi viene condotta presentando sì i lati positivi introdotti da queste norme, ma anche le difficoltà derivanti dalla loro stessa applicazione, le resistenze legate ai rapporti con le soprintendenze, i problemi dovuti all'incompletezza della normativa, soprattutto in tema di autonomia decisionale e amministrativa degli uffici periferici del ministero. In tale contesto si fa anche cenno a più recenti novità legislative, come l'art. 33 della legge finanziaria del 2002, ancora in attesa di regolamento, che aprirebbe la possibilità di concedere in forme più ampie la gestione di musei e luoghi d'arte a «soggetti diversi da quelli statali».

Nella seconda parte del libro si dà spazio all'esame di alcune esperienze concrete realizzate in applicazione delle norme Ronchey, nei vari settori del merchandising, dell'editoria, della didattica, della gestione della biglietteria e del servizio di prenotazione, etc. Due in particolare sono gli esempi presentati dall'autrice, come casi di notevole interesse per gli elementi innovativi contenuti nelle due esperienze dei Musei Civici di Venezia (su cui è annunciata la prossima uscita nella medesima collana di Electa di un volume di Luca Zan) e dei Musei Capitolini di Roma.

Il testo si chiude con alcune proposte. In primo luogo si sottolinea l'esuberanza di legislazione che spesso è pleonastica o addirittura contraddittoria, auspicando perciò in questo campo una pausa di riflessione. Altro aspetto importante è la distinzione netta nella concezione della valorizzazione che, secondo Cappelli (riprendendo la posizione dei privati che gestiscono i servizi aggiuntivi nei musei), dovrebbe avere risvolti di carattere economico, mentre per l'amministrazione dei beni culturali deve avere solo un significato, appunto, culturale e scientifico. In pratica Cappelli riconosce che i privati coinvolti in queste attività non possono sostituirsi totalmente all'amministrazione pubblica, sia per le discrepanze sul concetto di valorizzazione, sia per i vincoli normativi cui sono sottoposti gli uffici periferici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali così come gli enti locali. Un ultimo punto cui accenna l'autrice, punto che, però, mostra una lieve carenza di informazione, è quello della formazione, laddove si osserva la mancanza di corsi universitari specifici dedicati proprio agli aspetti operativi (e non solo a quelli culturali) che dovrebbero interessare coloro che si andranno a occupare dei servizi offerti dai musei. In questo caso si deve ricordare che le università italiane hanno avviato già da alcuni anni corsi di laurea dedicati a questi temi, proprio con lo scopo di dotare giovani di apposite strumentazioni per la gestione di iniziative imprenditoriali dedicate alla sfera della cultura: oltre a Bologna, ultima arrivata e unica ricordata da Cappelli, simili corsi sono infatti attivi anche a Ca' Foscari a Venezia,  e alla Bocconi a Milano.

In definitiva questo libro ottiene il suo risultato più apprezzabile riportando il dibattito sui beni culturali su un piano concreto, anche per l'informata e documentata analisi della realtà in atto. Tuttavia, nonostante la ricerca di una posizione equilibrata lontana da proposte dirompenti, questo testo, proprio per la sua posizione dichiaratamente di parte, presenta la situazione da un punto di vista che è quello delle ditte interessate alla cooperazione con l'amministrazione pubblica nel campo della gestione dei beni culturali. Probabilmente sarebbe stata più significativo se fosse stata sottolineata l'esigenza di una maggiore apertura del privato verso un concetto di valorizzazione non esclusivamente economico e finalizzato al profitto, perché si potrebbe correre il rischio di operare a scapito di una diffusione della cultura, intesa sia come strumento di educazione (e non solo a livello scolastico) che di elevazione sociale al più ampio livello possibile.

Leandro Ventura
(6 feb 2003)


Indice

Le ragioni di questo libro

Prima parte

Per introdurre

I dibattiti dei tempi attuali
    Il Colosseo e gli Uffizi in vendita
    La gestione privata di musei e di aree archeologiche
    La mercificazione dei beni culturali
    La separazione della tutela dalla gestione e dalla valorizzazione
    La separazione dei musei dalle Soprintendenze
    I modelli della privatizzazione e del decentramento: la fondazione o la concessione?
    Vizi e virtù della comunicazione moderna

Gli orientamenti politici e le norme

Dalla legge Ronchey al Testo Unico
    A mo’ di prologo: i servizi aggiuntivi o servizi di assistenza culturale e di ospitalità
    Prima della legge Ronchey
    La legge del 14 gennaio 1993, n. 4
    L’articolo 47 quater della legge 85/1995 e i Regolamenti di applicazione della legge 4/1993
    La legge istitutiva del biglietto d’ingresso ai musei
    Il D. lg. del 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo Unico)

Le norme sul decentramento in materia di beni culturali
    Il D. lg. del 31 marzo 1998, n. 112
    Il D. lg. del 20 ottobre 1998, n. 368

L’autonomia delle Soprintendenze

L’articolo 33 della legge n. 448 del 2001, di collegamento alla Finanziaria del 2002.

È solo una questione di soldi?

Le tasse e le casse dello Stato

Il reddito dei musei e dei monumenti

Ai privati convengono i musei o le mostre?

Seconda parte

Un bilancio (provvisorio) della Ronchey

In premessa

I protagonisti

Le attività
   Il servizio editoriale
    Il merchandising
    La libreria
    La didattica

Quel che la legge concede ai privati ma i soprintendenti no

Il Colosseo dei desideri

Il global service dei Musei Civici di Venezia e dei Musei Capitolini di Roma

Per concludere

La valorizzazione contesa

La privatizzazione sostenibile

Per i giovani di ‘belle arti’ e di poche speranze

Riferimenti bibliografici

 


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