Clifford M. Brown,
"Per dare qualche splendore a la gloriosa cità di Mantua". Documents for the Antiquarian Collection of Isabella d'Este

Roma, Bulzoni Editore, 2002, pp. 484, 82 ill. b/n e colori, € 38,00

 

Il volume di Clifford M. Brown, scritto con la collaborazione di Anna Maria Lorenzoni e di Sally Hickson, si presenta come un'opera fondamentale per la conoscenza del collezionismo di Isabella d'Este, una delle figure più celebri dell'universo femminile del Quattro-Cinquecento. Questo libro raccoglie i risultati delle ricerche più che trentennali dello studioso canadese che oggi è uno dei massimi esperti internazionali della storia del collezionismo gonzaghesco e, in particolare, della collezione isabelliana.

Questo volume costituisce la prima parte di una complessiva sistemazione dei dati documentari raccolti da Brown durante il suo lungo percorso di studi, svolto tra l’archivio di Stato di Mantova, soprattutto, e altri archivi e biblioteche, alla ricerca di fonti e documenti che consentissero di chiarire le vicende relative alla costituzione della straordinaria collezione di antichità di Isabella d’Este. Il secondo "numero" di questa serie dovrebbe essere disponibile nelle librerie tra meno di un anno e ci racconterà quel che accadde dal punto di vista architettonico agli appartamenti abitati dalla marchesa nel palazzo Ducale a Mantova.

La struttura del volume di Brown presenta un’argomentazione organizzata su base cronologica. Il libro si apre con due capitoli introduttivi che presentano gli ambienti isabelliani attraverso lo sguardo dei visitatori cinquecenteschi, nonché le caratteristiche della documentazione disponibile (corrispondenza e inventari). Viene di seguito raccolta e commentata la documentazione sulla collezione, rintracciabile nella corrispondenza isabelliana: ogni capitolo riguarda un preciso periodo e viene aperto da un testo introduttivo, cui seguono le trascrizioni commentate dei documenti, che sono raggruppate per argomenti, in genere singoli acquisti, di cui si possono seguire nel dettaglio le trattative attraverso le parole di Isabella e dei suoi numerosi corrispondenti. Questi raggruppamenti sono in tutto 74 e datano dal 1490, l’anno dell’arrivo a Mantova di Isabella sposa di Francesco II Gonzaga, fino al 1538, ovvero l’anno precedente la morte della marchesa.

L’ampia estensione cronologica della documentazione e, soprattutto, la vastità di interessi (dai marmi, alle gemme, dai bronzi alle monete…) testimoniata dalle numerosissime lettere pubblicate da Brown, ci mostrano chiaramente una nobildonna affetta da un "insaciabile desiderio (...) de cose antique" che in Isabella raggiunse quasi un livello patologico. Dai documenti inoltre emerge chiaramente una donna molto diversa dalla figura rarefatta, ideale e malinconica troppo spesso divulgata dalla letteratura e anche dalla storiografia. Dalla lettura dei brani delle lettere isabelliane apprendiamo come la marchesa fosse invece estremamente volitiva, al limite della testardaggine; cortese entro i parametri dell’etichetta cortigiana, ma dura con i sottoposti che non accontentavano nei tempi dovuti (normalmente brevissimi) le sue richieste. Insomma, dai documenti trascritti da Brown emerge una figura di donna viva e reale, che allontana definitivamente Isabella dal cliché rarefatto e mitizzato che ne aggrava da troppo tempo la fisionomia.

Dopo l’esame della corrispondenza, il libro prosegue con la trascrizione commentata dell’inventario dell’appartamento di Isabella steso da Odoardo Stivini nel 1542. Questo documento ci consente di entrare direttamente nelle stanze della marchesa e di percorrerle anche grazie al commento di Brown dedicato agli oggetti principali della collezione.

Il volume, infine, è dotato di alcuni strumenti fondamentali, come un dizionario biografico dei corrispondenti di Isabella, un elenco dei documenti e indici analitici, che rendono questa pubblicazione uno strumento davvero insostituibile per la conoscenza delle pratiche collezionistiche di Isabella e anche per capire i presupposti cui i duchi Gonzaga dovettero necessariamente fare sempre riferimento per l’ampliamento e l’organizzazione delle loro raccolte.

Leandro Ventura
1 dic 2002


Indice

Preface
Abbreviations and citations

Prologue
Isabella d'Este's place in the history of collectors and collections
anchora che più di noi se delectasse di antiquità

Introductory comments

Section one
Visits to and descriptions of the studioli (1512-1626) quel loco che la Grotta il Mondo appella

Section two
The collection as documented in the correspondence files and the post-mortem inventory

Part one
The correspondence files (1490-1538) per el continuo desiderio che havemo de cose antique, quale summamente ne piaceno et delectano

Section one
Details of the files

Section two
Biographical dictionary of Isabella d'Este's correspondents

Section three
The origins of the collection (1490 1497[-1498]) essendomi capitato a le mane una bella plasma con una figuretta sculpita (...) m’ha parso esser cosa che molto dilectarà a la excellentia vostra

Section four
A shift in emphasis (1497-1505) desideramo anchora molto più de havere qualche figurette et teste de bronzo et marmore

Section five
Expanding horizons (1505-1514) per le offerte che ne fece vostra signoria, quando fu qua, de essere nostro procuratore ad farni havere de le antiquità

Section six
The final decades (1514-1538) tra le altre cose care che perdessimo li mesi passati in mare stiamo con iactura di molte medaglie antique et bellissime, che a noi valeano un mondo

Part two
The post-mortem inventory: a final accounting infrascripta est descriptio seu inventarium bonorum et iocalium existentium in loco nominato ‘la Grotta’ in curia veteri

Section one
Display and meaning: an overview of the ensemble

Section two
The transcript

Section three
Comments on key objects

Epilogue

Bibliography

Index


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