Leonardo Borgese,
L'Italia rovinata dagli Italiani
,
a cura di Vittorio Emiliani, Milano, RCS Libri, 2005, pp. 342, 14 ill. b/n, € 19,00

 

Nel novembre 2005 è uscito per Rizzoli, a cura di Vittorio Emiliani, questo libro dal titolo emblematico e diretto L'Italia rovinata dagli Italiani; ne è autore Leonardo Borgese, un giornalista vero, di quelli con la schiena dritta, scomparso nel 1986. Il volume raccoglie infatti i suoi articoli - relativi all'ambiente, alla città e al paesaggio - pubblicati sul Corriere della Sera fra il 1946 e il 1970. Le date appena citate non devono però suscitare la benché minima distanza, poiché l'attualità di ogni pagina di Borgese è imbarazzante. Nell'Italia S.P.A., nell'Italia del Nuovo Codice, nell'Italia della Legge Lupi, nell'Italia che gli italiani continuano a rovinare, le parole di Borgese ci stanno tutte, allora come oggi. “A furore rusticorum libera nos, Domine!”, con questa brillante esclamazione scolpita nel foglio prende il via il primo articolo. Le sollecitazioni che il testo via via genera sono però tantissime; prendiamone allora in considerazione solo alcune che sono particolarmente pregnanti, anche riguardo alla città in cui vivo, una città non proprio secondaria, trattandosi di Roma. Lasceremo la parola soprattutto a Leonardo, come quasi si trattasse di un’intervista postuma, anche perché la sua penna è così bruciante che sarebbe decisamente perdente parafrasarla. Il primo argomento è quello della pubblicità che invade il cuore delle grandi città; Borgese è sensibilissimo al riguardo: “È vero: tutte le grandi città hanno cartelloni e strutture pubblicitari ... Ed è vero che il comune di Milano ha tanto bisogno di denaro che non può guardar troppo per il sottile, che la critica artistica rischia di diventare ingenerosa. Pure, lasciateci dire qualche parola ... Da anni e anni si ripete un'elementare verità, e cioè che l'utile di oggi a scapito della natura, dell'arte e dei valori spirituali conduce in fin dei conti a svantaggi anche economici. Ma nessuno dà retta”. Se ci trasferiamo nella Roma contemporanea la troviamo letteralmente invasa da orribili mega-cartelloni pubblicitari che coprono, con il pretesto del restauro, chiese, palazzi, ora anche un obelisco; le parole di Borgese sono dunque le nostre parole e dovrebbero far riflettere molto gli autori di simili scempi: “la pubblicità e l’illuminazione cruda ed esagerata stanno deturpando il nostro Paese, nei maggiori e nei minori luoghi”. Quando la protesta sale - basti citare la battaglia condotta nella Roma di oggi da Adriano La Regina - allora le amministrazioni «disciplinano» (vedi la recente, assai discutibile, regolamentazione che riguarda i cartelloni pubblicitari nel cuore della città Eterna): “ma che cosa poi significa «disciplinare»? In questo Paese significa preparare la vittoria assoluta d’una brutta, cattiva, stupida cosa. Le cose buone non dovrebbero essere «disciplinate», essendo in se stesse il frutto d’un’ottima disciplina”.

Altrettanto moderne sono le parole di Borgese sul grande problema dei centri storici, mi riferisco naturalmente al traffico: molti politici si dimenticano che “le nostre preziose città furono fatte per i pedoni e non per i torpedoni, seguitano a sfondarle invece di costruire delle città succursali ...”, a Roma basta pagare una misera tassa e i torpedoni possono circolare indisturbati nel centro (anche qui c’è una specifica regolamentazione che ne limita il numero, ma la regola dovrebbe essere severissima e cioè il divieto assoluto); “nelle vecchie e belle città si circoli adagio, si circoli a piedi, si facciano circolare soltanto degli autobus di piccola misura”. Ricordando i possibili progetti volti a costruire oggi parcheggi sotterranei a Piazza del Popolo, si rifletta su queste parole: “si pensò ad un immenso garage sotterraneo. Solito sbaglio, solita pessima speculazione in qualsiasi senso, a cominciare da quello pratico e moderno. Sanno ormai perfino gli urbanisti che è necessario allontanare il traffico dai vecchi centri cittadini, che è necessario chiuderli e calmarli, e che non si può continuare a uccidere la gente con pestiferi vapori e col canto dei motori”; “bisogna ripetere a tutti il principio, anzi la legge, che l’automobile – il motore, la tecnica in genere – non può essere e non è che un mezzo – già, mezzo di trasporto – e che quindi dà nell’immorale il credere che sia un fine e l’adorarlo”; l’automobile è “un mezzo di trasporto che può agire in pessimi sensi sulla psiche e che diseduca in modo speciale troppi italiani, col dare vano orgoglio, complesso di superiorità, protervia e col deprimere, con l’abbassare la visione e ogni comprensione del mondo”; “ma il peggio è che all’automobile troppi, troppi individui sacrificano la propria educazione e cultura e quella dei figli, adattandosi a vivere in squallide stanze, male o niente arredate, senza libri, senza quadri: senza civiltà, senza giusta carriera né per se stessi né per la prole. Tutti motorizzati. Tutti inferiori”; “sembra che l’amministrazione ignori come debba garantire alberi – e igiene fisica e psichica – prima che benzina, réclame e ottovolante. In altri Paesi i cittadini farebbero causa”. La soluzione? : “servizi pubblici migliorati, adatti all’uman genere invece che al pollame”; “ogni città veramente moderna deve aumentare le proprie parti verdi; e, comunque, non diminuirle mai”.

Non meno interessanti sono le riflessioni più generali che riguardano problemi ancora irrisolti: “Da noi, in Italia, il problema Arte e Stato è certamente fra i più gravi; forse, sotto alcuni aspetti, il più grave addirittura ... L'Italia ha sempre avuto i massimi vantaggi dall'arte, se non proprio gli unici ... da noi troppa gente oggi si comporta in maniera nettamente ostile all'arte e alla bellezza; dandosi, come si suol dire, la zappa sui piedi ... ormai la tecnica è di lasciar esaurire gli innocui strilli”. Strillare contro chi, visto che ormai “insensibili a ogni vergogna, gli affaristi, i cattivi e falsi architetti, i deboli soprintendenti continuano a rovinare l'Italia. Di più: e lo stato? Un articolo della Costituzione afferma, salvo errore, che la Repubblica difende il paesaggio. Bugia. La repubblica non difende nulla, e anzi lascia offendere vergognosamente il paesaggio ... le strade nazionali non sono forse paesaggio? E perché sono così scarse di piante e invece così ricche di duri cartelloni pubblicitari?”.

Anche chi cerca definizioni di sistemi per così dire operativi nel promuovere il brutto non avrà che da scegliere; fra le tante definizioni mi sembra particolarmente sferzante questa: “Sistema materiale più in uso: il fatto compiuto. Sistema psicologico: suddividere le responsabilità, fino alla sparizione, fino alla polvere impalpabile. E accecante. Nessuno ha mai colpa”.

Anche la corsa verso il nuovo, caratterizzata nei nostri tempi da una quasi totale assenza critica, viene spiegata con un divertente parallelismo: “la gente … abituata a vedere belli, lisci, piacevoli i giovani e brutte, rugose, ispide le anziane persone. Tutto, quasi tutto dipende da questo. Così, la gente crede che il moderno, essendo nuovo, sia sempre e per forza bello, desiderabile, utile, migliore del vecchio, del passato, dell’usato, di quanto serviva ieri”. Ma che cosa significa essere moderno veramente?: “Chiaro … che è moderno … chi resta fuori degli interessi e difende con sincerità il bene e il bello di tutti”.

Quando poi si parla di Arte e di strutture che hanno il compito di tutelarla non si scherza e viene fuori fino in fondo l’intellettuale militante, fiero della sua forza critica, della libertà di poter dire quello che pensa, senza calcoli, paure, vigliacchi accordi: “lavorare nelle belle arti è come diventare frate, prete, militare di carriera: bisogna essere pronti alla santità, al martirio, all’eroismo. Se uno non ci crede, cambi mestiere. Chi glielo fa fare a uno che diriga musei di concedere pitture o sculture per pericolosi viaggi? È pagato per dir di no”. Ci piace chiudere con un’altra citazione che coglie uno dei nodi fondamentali dei nostri tristi tempi e cioè il problema delle professioni e delle competenze: “urge che l'arte, l'architettura, lo spettacolo, il paesaggio, il turismo abbiano a dirigerli uomini competenti e non politici di occasione, né indifferenti amministratori fedeli a qualsiasi regime”; “L’Istruzione e l’Arte non dovrebbero essere usate appena come strumento politico; ma affidate a uomini indipendenti e competenti, come autonomo e stabile dipartimento, come servizio apolitico, non più come ballante ministero”.

Come non essere d’accordo…

Francesco Mozzetti
(4 febbraio 2006)


Indice del volume

Rovine e ricostruzioni"Piccola Brera"Errori ed orrori della città modernaRiappare il CenacoloPredilette da Goering le Veneri e le NinfeSarà la più bella pinacoteca del mondo

La vicenda del San Sebastiano di Andrea del Castagno

Il San Sebastiano apre la piaga della "fuga" dei quadri celebriSerbare, salvare, scavareFra breve del Pedrocchi resterà solo il ricordoBisogna spendere parecchi miliardiComincia dalla bruttezza la decadenza delle cittàLa marcia degli obelischiSempre sparuta l'arte nel nuovo bilancio dell'IstruzioneRovinano la città grattacieli e affarismoSembra che il bello oggi faccia rabbiaFatto compiuto e poi colpa di nessunoI miliardi non mancano per imbruttire l'ItaliaLa barbarie moderna e le ville del vicentinoRiaperta agli amici milanesi la casa del cavalier Poldi PezzoliA Firenze gli artisti insorgono contro lo scempio della cittàNon bisogna avere fretta di ripulire il CenacoloI vandali del progresso minacciano il centro di RomaVogliono rovinare il Municipio di PadovaPreferirono al restauro la completa demolizioneStiamo attenti a non sciupare la più famosa piazza di BolognaUn invito ai milanesi per salvare l'Abbazia di ChiaravalleSi apre Capodimonte nuovo forse il più bel museo del mondoIl grano chiude la porta al sepolto tesoro di SpinaSperiamo che non guastino l'incanto di Bergamo AltaRinnovando rovinano PaviaGià fin troppo devastata la piazza Cavour a CremonaSi minaccia un "lungolago" da Como-Centro a Villa OlmoParma contro ParmaPiacenza spiacenteHanno sconquassato il panorama di PeruginaI perfidi tigli di Chiavenna rovinano le carrozzerie delle autoUomini di buona volontà per salvare le cose belleDàgli all'albero!Strade perfette della noia e della morteContro Asolo i moderni barbariPezzo a pezzo scompare una deliziosa MilanoVia dalle città i sedentari a motoreO Venezia museo o niente VeneziaRisanare Venezia senza contaminarlaViene chiamato reazionario chi vuole difendere il PaeseRestringere le automobili non sfondare le vecchie cittàUn programma verde per ridare respiro a MilanoLa pubblicità mette in scacco gli illusi difensori del paesaggioDistruggono PadovaTre città del Veneto vittime degli urbanistiVenezia verso il suicidioFirenze non vuole perdere gli affreschi di S. Maria NovellaErrore estetico e urbanistico la demolizione del Teatro Dal VermePer modernizzare Venezia rovineranno persino le gondoleComincia per la strada la difesa della culturaSan Carlo alle Rottole un altro monumento distruttoPagati per dir di no dicono sempre di sìL'Italia è un grande museo da salvare a qualsiasi costoL'Italia che se ne va fa gola anche ai politici

La Brianza tramonta nel cemento


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