Storia dell'architettura italiana. Il primo Cinquecento
a cura di Arnaldo Bruschi
Milano, Electa, 2002, pp. 664, ill. 591, € 115,00

 

Questo volume della serie Electa dedicata alla storia dell'architettura italiana si mostra, come gli altri, opera di indubbio spessore sia per intenti metodologici sia per qualità degli apparati documentari, fotografici e bibliografici, anche se talvolta i saggi diluiscono le scelte di metodo preliminari in analisi filologiche che in questo contesto diventano superflue. Infatti l'introduzione del curatore presenta un metodo più incentrato sulla realtà storica e sull'evoluzione dell'architettura, che su singoli architetti o singoli monumenti. La scelta dichiarata è quindi quella di privilegiare l'esame dei contesti, nei quali, più che i singoli, conta l'interazione di entità diverse (progettisti, esecutori, committenti singoli o istituzionali...), puntando l'attenzione sulle esigenze del programma, con tutti i suoi condizionamenti ideologici, funzionali e ovviamente formali. Insomma la volontà è quella di proporre una storia della produzione architettonica contestualizzata. I saggi che seguono sono generalmente improntati  aquesti principi metodologici, anche se in alcuni casi (necessariamente) si lascia lo spazio dovuto a monumenti o soprattutto architetti singoli. Un'altra osservazione generale da fare è connessa con le lievi difformità di conclusioni che possono emergere dalla lettura dei singoli saggi, dovute essenzialmente alle differenze metodologiche che distinguono i vari autori; ma ciò può essere considerato uno stimolo alla ricerca, più che un limite al lavoro che qui viene presentato.

Per quel che riguarda esclusivamente i testi dedicati a cose venete, Manuela Morresi affronta il problema dell'architettura a Venezia nella prima metà del Cinquecento, un periodo che si apre con tre incendi (Fondaco dei Tedeschi, Rialto e Procuratie) che costringono varie magistrature a intervenire per la ricostruzione. Già nelle vicende relative a questi episodi emerge chiaramente la tendenza della committenza architettonica veneziana dei primi decenni del secolo: da un lato alcuni patrizi dimostrano gusti innovativi (o addirittura rivoluzionari), mentre dall'altro abbiamo una resistenza tradizionalista molto forte. Emblematica è la ricostruzione del Fondaco, rapidissima, ma soprattutto prima testimonianza delle novità "romane" in laguna, per essere stata seguita probabilmente con la supervisione progettuale di Fra' Giocondo, per quanto innovativa è la struttura razionale di derivazione vitruviana del grande edificio. Il saggio prosegue con l'esame dell'opera di Tullio Lombardo, precursore di un linguaggio architettonico all'antica (e vi si approfondisce soprattutto quel che accade in San Salvador), e soprattutto con gli artefici del vero e radicale rinnovamento in senso romano dell'architettura lagunare, Jacopo Sansovino e Sebastiano Serlio. Le fabbriche sansoviniane sono percorse dai primi insuccessi (il progetto per il palazzo di Vettor Grimani, mai realizzato perché romano e all'antica) alle grandi affermazioni pubbliche e private, sottolineando gli intrecci indissolubili tra la progettazione del toscano e l'elaborazione teorica di Sebastiano Serlio, facendo riferimento tuttavia anche ad altre fonti di ispirazione, quale l'architettura di Giulio Romano a Mantova.

Se Venezia poteva risultare restia ad accettare le novità architettoniche provenienti dall'Italia centrale, ben più ricettive si mostrarono le città dell'entroterra, da Padova a Verona a Vicenza. In questi luoghi lavorarono Falconetto e Sanmicheli, e vi si formò Palladio. A Sammicheli (e a Verona) è dedicato il saggio di Paul Davies e David Hemsoll in cui si mette bene in evidenza il rapporto innovativo che l'architetto strinse con l'antico, l'architettura centroitaliana e Giulio Romano, mentre di Padova si occupa Guido Beltramini, sottolineando la predisposizione della città al rapporto con l'antico, grazie alla presenza dello Studium. Del resto la disponibilità ad accogliere le novità architettoniche "romane" a Padova o a Verona può essere spiegato proprio anche con le preesistenze architettoniche (Verona è, dopo Roma, la città italiana in cui sono più evidenti resti antichi) e con la difesa di una tradizione legata alla fondazione romana, che può assumere anche caratteri di ogoglio civico da leggere in chiave autonomistica.

Un capitolo a parte è quello dedicato da Howard Burns alle misteriose origini di Palladio, dalla sua prima formazione come lapicida, fino alle affermazioni come progettista originale, chiaramente ispirato da modelli antichi e contemporanei (Giulio Romano). Burns tenta di chiarire i dubbi che sorgono dalle scarse notizie sulla formazione professionale, confermando l'importanza dei rapporti con i circoli umanistici padovani, ma soprattutto vicentini, con il determinante rapporto con Trissino.

La sezione "veneta" del volume si conclude con un saggio di Maria Beltramini dedicato all'architettura dell'area veneta più in generale, con l'esame di contesti quali Bergamo, Brescia e Treviso.

Leandro Ventura
(13 lug 2003)


Indice

Arnaldo Bruschi, L'architettura a Roma negli ultimi anni del pontificato di Alessandro VI Borgia (1492-1503) e l'edilizia del primo Cinquecento

Christoph Luitpold Frommel, La città come opera d'arte: Bramante e Raffaello (1500-1520)

Francesco Paolo Fiore, Roma, le diverse maniere

Arnaldo Bruschi, Roma dal Sacco al tempo di Paolo III (1527-1550)

Carolien Elam, Firenze 1500-1550

Paola Zampa, Antonio da Sangallo il Vecchio. Da Firenze a Roma alla provincia toscana

Belluzzi Amedeo, L'architettura del primo Cinquecento a Mantova

Bruno Adorni, L'architettura in area lombarda ed emiliana

Maurizio Ricci, Bologna e Carpi

Manuela Morresi, Il "secolo breve" di Venezia

Paul Davies, David Hemsoll, Michele Sanmicheli a Verona e a Venezia

Howard Burns, "Da naturale inclinatione guidato": il primo decennio di attività di Palladio

Guido Beltramini, Padova. "El presente domicilio de Pallade (Ruzante)

Maria Beltramini, Architettura nella prima metà del Cinquecento nell'area nord-orientale e veneta

Francesco Paolo Fiore, Urbino, Pesaro e Girolamo Genga

Adriano Ghisetti Giavarina, Il versante centro-meridionale adriatico

Adriano Ghisetti Giavarina, Napoli

Simonetta Valtieri, Il regno meridionale. La Calabria

Marco Rosario Nobile, La Sicilia

Francesco Paolo Fiore, Trattati e teorie d'architettura del primo Cinquecento

Pier Nicola Pagliara, Materiali, tecniche e strutture in architetture del primo Cinquecento

Nicholas Adams, L'architettura militare in Italia nella prima metà del Cinquecento

Wolfgang Jung, Paola M. Poggi, La prospettiva in pittura, architettura e scenografia (1500-1550)

Mario Curti, Il dibattito fra le Arti nella prima metà del Cinquecento

Tavole sinottiche, a cura di Flavia Cantatore e Manuel Vaquero Piñeiro

Bibliografia, a cura di Flaminia Bardati,

Indice analitico


vai al sito web dell'editore