Claudia Terribile

Il volto napoletano di monsignor della Casa

 

Abstract

 

Il saggio attraversa cinque secoli di iconografia casiana, analizzando dipinti, medaglie, frontespizi incisi e illustrati (dalle Cinquecentine fino ai libri attualmente in commercio), e fa il punto sui ritratti reali, presunti, copiati, inventati o perduti del celebre letterato – il caso di quello dipinto da Tiziano. Muovendo dall’antiporta ideata dal Solimena per l’edizione napoletana del 1733 delle Opere, vengono messe in luce e ripercorse due parallele e indipendenti tradizioni tipografiche: una di matrice fiorentina, l’altra esclusivamente partenopea.

F. Solimena, A. Baldi, Allegoria con ritratto di Giovanni della Casa

A. Zuliani, Ritratto di Giovanni della Casa,
in G. della Casa, Opere, Firenze, G. Manni, 1707

La prima prende costantemente a modello l’unico ritratto documentato di Giovanni della Casa, conservato agli Uffizi e copiato – da un originale tuttora non identificato – da Cristofano dell’Altissimo negli anni ’80 del Cinquecento (fig. 4). Realizzato per la serie degli uomini illustri voluta dai Medici per replicare quella appartenuta a Paolo Giovio (oggi detta infatti Iconografica Gioviana) identifica didascalicamente l’effigiato con il nome e la qualifica. Dell’altra tradizione, nata nel ‘600 e diffusa solo nell’editoria napoletana, viene qui per la prima volta rintracciato il prototipo di derivazione: il Ritratto di gentiluomo di Paris Bordon (oggi a Monaco, Alte Pinakothek; fig. 3). Il dipinto, proveniente dalla collezione dei fratelli Van Verrle, dove era registrato come opera di Tiziano, fu inciso da Wenzel Hollar e poi fatto circolare in Europa con diverse, arbitrarie identificazioni.

Paris Bordon, Ritratto d'uomo,
Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

C. dell'Altissimo, Ritratto di Giovanni della Casa,
Galleria degli Uffizi, Firenze