Vincenzo Scamozzi in mostra a Vicenza

 

 

Vincenzo Scamozzi (1548-1616) è l'ultimo dei grandi architetti del Cinquecento italiano. È un’affascinante figura di teorico e progettista, e la mostra "Architettura è scienza" Vincenzo Scamozzi (1548-1616), promossa e organizzata dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, grazie al sostegno di: Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, e curata da Franco Barbieri e Guido Beltramini, intende riproporne l’opera, riscoprendo un grande architetto che, a partire dal Palladio, propone una propria personalissima idea di architettura fondata su una solida base teorica, che alla fine della vita riunirà nei due volumi dell'Idea della architettura universale (Venezia 1615).

Notevoli elementi innovativi, come un sofisticato uso della luce che anticipa il barocco, la straordinaria abilità nell'inserire i propri edifici in contesti preesistenti, nonché la ferrea razionalità "scientifica" che guida i suoi progetti, fanno di Vincenzo Scamozzi un architetto estremamente "moderno", che realizza palazzi, ville, chiese, teatri e musei. Tra le sue opere sono le prospettive lignee inserite nella scena del palladiano Teatro Olimpico (1585), che ricostruiscono le sette vie di Tebe, e il Teatro all’Antica di Sabbioneta, realizzato per Vespasiano Gonzaga (1588), che è il primo edificio teatrale indipendente realizzato dopo l’antichità. È di Scamozzi la villa Rocca Pisani sui colli di Vicenza (1574), una geniale rilettura critica della Rotonda di Palladio. A Scamozzi dobbiamo il disegno delle Procuratie Nuove a Venezia (1587), nonché l’allestimento nella Libreria Marciana di Venezia, come uno dei primi "musei" moderni, della grande collezione di statue antiche donate alla Repubblica dalla famiglia Grimani (1593).

L'attività di Scamozzi superò i confini regionali, sia con opere come il duomo di Salisburgo, sia con frequenti viaggi che, portandolo più volte a contatto con gli ambienti mitteleuropei di Francia e di Germania, d'Austria e di Ungheria, ne fanno davvero, stando a una sua stessa espressione, un "cittadino del mondo". Dopo la sua morte, fu grande il suo influsso sull'architettura soprattutto nord-europea: in molti casi, il cosiddetto "Palladianesimo" è in realtà "Scamozzianesimo", e ciò vale in particolare per i Paesi Bassi nel Seicento e Settecento, come provano le decine di traduzioni dell'Idea dell'architettura universale in olandese.

Questa mostra monografica è la prima mai dedicata a Scamozzi e presenta circa 200 opere originali, fra modelli, quadri, sculture, disegni, stampe e libri. Il percorso della mostra si snoda nelle sale del Museo Palladio in palazzo Barbaran da Porto, articolandosi in un percorso cronologico.

In mostra sono riuniti per la prima volta tutti i cinquanta disegni conosciuti di Scamozzi, consentendo una verifica dell'autografia e dei diversi modi di disegno dell'architetto. Lo stesso Scamozzi e i suoi committenti e amici, come Marcantonio Barbaro, Tiziano Aspetti o Nicolò da Ponte, sono presenti in mostra grazie a splendidi ritratti e busti d'epoca, opera di Paolo Veronese, Andrea Vicentino e altri. Per favorire la lettura della poetica scamozziana anche da parte di un pubblico non specialista sono stati realizzati modelli lignei in scala degli edifici e delle gigantografie.

Le sezioni in cui si articola la mostra sono sei. La prima, intitolata Vincenzo Scamozzi: una vita fra Veneto e Europa, presenta i momenti fondamentali della vita dell’architetto, con un inedito ritratto di Scamozzi di Paolo Veronese, conservato al Denver Art Museum, nonché gli originali dei suoi testamenti e l’inventario dei beni, i libri della sua biblioteca fittissimi di annotazioni, il suo primo disegno architettonico conosciuto per villa Ferramosca a Barbano e il taccuino illustrato realizzato durante il suo viaggio da Parigi a Venezia. La seconda sezione, Gli anni vicentini, è dedicata agli esordi di Vincenzo come architetto a Vicenza, con il necessario confronto con Andrea Palladio. Sono qui esposti, per la prima volta insieme, cinque disegni di Scamozzi per le scenografie dello spettacolo inaugurale del Teatro Olimpico nel 1585. Nella terza sezione (Scamozzi a Venezia) incontriamo l’architetto in laguna dopo la morte di Palladio. Il soggiorno a Roma e gli studi antiquari gli consentono di accreditarsi presso l’élite veneziana che aveva sostenuto Palladio. Grazie ai potenti amici Scamozzi ottiene alcuni fra i cantieri più prestigiosi della città: il completamento della Libreria di Sansovino e la nuova residenza dei Procuratori in piazza San Marco, il monumento funebre del doge Niccolò da Ponte, le chiese della Celestia e di San Nicolò da Tolentino. Nella quarta sezione vengono presentati I capolavori, con materiali originali e con modelli lignei realizzati per l’occasione: la Rocca Pisana paragonata alla Rotonda palladiana, villa Duodo a Monselice, il progetto per il Teatro di Sabbioneta, sette disegni autografi per il palazzo del Podestà di Vicenza e di Bergamo. La quinta sezione (Dal progetto al Trattato) affronta il modo di progettare di Vincenzo Scamozzi e apre la strada all’ultima parte della mostra, su L’Idea dell’Architettura Universale e la fortuna europea, ovvero sulla fortunata storia editoriale del trattato scamozziano: dalla pubblicazione a spese dell’autore di sei volumi sui dieci previsti, fino alla straordinaria diffusione europea, in particolar modo nei Paesi Bassi.

La riscoperta di Scamozzi non si limita alle sale di palazzo Barbaran da Porto, ma i visitatori potranno intraprendere un itinerario scamozziano, alla scoperta degli edifici costruiti.

Il catalogo della mostra presenta tutte le oltre 90 opere di Scamozzi, con saggi di approfondimento sulle diverse tematiche, ed è stato curato dal decano degli studi scamozziani Franco Barbieri e da Guido Beltramini, con il contributo di quasi quaranta studiosi nell'ambito di un progetto di ricerca iniziato nel 1998, e che vede coinvolti i massimi specialisti europei di Scamozzi e dell'architettura rinascimentale. Per l'occasione, il fotografo di architettura Václav Sedy ha realizzato un’accurata campagna fotografica delle opere scamozziane.

Leandro Ventura
(3 set 2003)


"Architettura è scienza" Vincenzo Scamozzi (1548-1616)
Vicenza, Museo Palladio, palazzo Barbaran da Porto (contrà Porti 11), dal 6 settembre 2003 all’11 gennaio 2004.
Orario: tutti i giorni, escluso il lunedì, ore 10-18.
Biglietto intero 5 Euro, ridotto 3 Euro, gruppi, università e scuole 2 Euro.
Catalogo: Marsilio Editori
Per informazioni: tel. 0444-323014; fax 0444-322869


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