Privati e gestione dei beni culturali

 

Il dibattito politico sui beni culturali che ha attorniato l'approvazione della legge finanziaria 2002 è stato piuttosto acceso. Da una parte Giovanna Melandri ha sollecitato il Ministero a facilitare l'accesso ai fondi già stanziati (270 miliardi per il 2001) per la deducibilità fiscale delle somme destinate dai privati a sostenere iniziative culturali (Decreto ministeriale 11 aprile 2001, pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" n. 173 del 27-7-2001). A questa accusa di inattività, il ministero ha promesso la diffusione anche on-line della modulistica necessaria ad accedere alle deduzioni fiscali. Altro ambito di polemica è la gestione generale del ministero, basata finora su molte prese di posizione clamorose (come la proposta sgarbiana di ingresso gratuito nei musei), ma ancora, secondo Melandri, priva di contenuti.

L'approvazione della finanziaria ha tuttavia risposto chiaramente a queste critiche dell'ex-ministro, mostrando i cardini della politica di Urbani. Da un lato si darà ampio spazio ai privati in fatto di gestione e partecipazione alle attività culturali, dall'altro lo Stato si andrà ritirando progressivamente dall'impegno diretto.

Significativa e preoccupante è il netto superamento della Legge Ronchey, con la possibilità di concedere ai privati per cinque anni la gestione totale dei musei e delle aree archeologiche, previo pagamento di un canone di concessione! Si tratta di un attacco al nostro patrimonio perpetrato in nome di una migliore efficienza dell'amministrazione dei musei. Infatti la clamorosa diffusione di musei e beni culturali sul nostro territorio prevede naturalmente luoghi d'arte di maggior rilievo e richiamo turistico e luoghi meno attraento da questo punto di vista. Il rischio che si corre afifdando ai privati la gestione di questi beni è che gli Uffizi o i grandi musei potranno godere dell'adeguata valorizzazione garantita dai privati, mentre altre realtà verranno relegate a ruoli di secondo piano. Evidentemente l'attuale ministro ragiona in termini essenzialmente economici di risparmio di spesa e non pensa che la gestione da parte del ministero, pur con i suoi magri fondi e con l'ausilio dei privati, garantisce una maggiore uniformità di intervento, con una più capillare attività di tutela e valorizzazione dei nostri beni culturali.