RINASCIMENTO

Capolavori dei musei italiani

 

Tokyo - Roma 2001

 

 

Elenco delle opere per sala

 

 

I. L'invenzione del Rinascimento

Il fenomeno che noi chiamiamo del "Rinascimento" artistico ha le sue origini a Firenze nei primi anni del XV secolo.

Il Rinascimento nelle arti figurative si distingue per il perseguimento di tre fondamentali linee di ricerca:

  1. il controllo scientifico delle misure e delle proporzioni attraverso lo strumento della prospettiva;
  2. la rappresentazione dal vero;
  3. il recupero dell’Antico e cioè dei modelli e della cultura dell’età classica.

I maestri e quasi i "padri fondatori" del Rinascimento fiorentino sono testimoniati in questa prima sezione. Si tratta del grande architetto Filippo Brunelleschi progettista della cupola di Santa Maria del Fiore, di Masaccio, di Donatello, di Luca della Robbia, di Filippo Lippi, di Andrea del Castagno.

La presenza in questa sezione di artisti quali Lorenzo Monaco e Masolino – personaggi di grande livello qualitativo però ancora debitori della tradizione gotica - ci fa intendere meglio la rivoluzionaria radicalità dei fondatori del Rinascimento.

 

Sala 1

Lorenzo Monaco

(Siena 1370 c. - Firenze 1425 c.)

 

Storie di San Nicola di Bari e di Sant’Onofrio (dalla Pala di Santa Trinita)

Secondo decennio del XV secolo

Tempera su tavola, cm. 26x59, 26x59

Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890 nn. 8615, 8617

Fu sullo scorcio del secolo la personalità guida della scuola miniatoria del convento degli Angeli e rappresenta la corrente più sofisticata ed estrosa del gotico internazionale a Firenze. Le due tavolette riflettono la ricerca di profondità spaziale e l'attenzione agli aspetti naturalistici del paesaggio.

 

Luca della Robbia (attr.)

(Firenze 1399 circa - 1482)

 

Profetino

1420 c.

marmo, h.cm.131

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

Il Profetino, destinato al pinnacolo di destra della Porta della Mandorla, la porta del fianco nord della Cattedrale fiorentina a cui si lavorava dal 1391, è una delle prime prove del giovane Luca della Robbia; prima che eseguisse la Cantoria del Duomo e prima che acquisisse notorietà per le opere a rilievo in terracotta invetriata.

 

Filippo Brunelleschi

(Firenze 1377 - 1446)

Antonio di Manetto Ciaccheri (realizzato da)

(Firenze 1405 - 1460)

 

Modello della lanterna della Cupola del Duomo

1436 c.

Legno di olmo e noce, cm.84x70 diam.

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

La lanterna, destinata a coronare la Cupola brunelleschiana della Cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore terminata nel 1434, avrebbe dovuto assolvere anche a compiti statici, mettendo in 'tensione' la struttura. I lavori furono portati a termine nel 1468 da Verrocchio, che collocò alla sommità la grande palla bronzea con la croce.

 

Donatello (attr.)

(Firenze 1386 - Firenze 1466)

 

Profetino (o Angelo annunziante)

entro il primo decennio del XV secolo

marmo, h. cm.128

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

Il naturalismo e il classicismo di Donatello non possono prescindere dal legame con la cerchia degli scultori fiorentini attivi dal 1391 al cantiere della Porta della Mandorla, dove si provava la rivitalizzazione della scultura gotica attraverso lo studio del passato classico; così come in questa scultura, quale che sia il soggetto (un Profetino o un Angelo annunciante, quale che sia l'autore (Donatello o Bernardo Ciuffagni)

Masaccio (Tommaso di Ser Giovanni)

(San Giovanni Valdarno 1401 - Roma 1428)

 

Madonna col Bambino ('Madonna del solletico’)

1426

Tempera su tavola, cm.24,5x18,5

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.9929

La Vergine è in atto di scherzare con il suo bambino. La rappresentazione del mondo psicologico dei sentimenti e degli affetti è aspetto fondamentale della nuova moderna sensibilità.

Masolino (Tommaso di Cristofano Fini)

(Panicale in Valdarno ? 1383 - prima del 1440)

 

San Giuliano

dopo il 1423

Tempera su tavola, cm.114x54

Firenze, Museo Arcivescovile di Arte Sacra

Il Santo è un giovane gentiluomo biondo vestito alla moda degli anni Venti del Quattrocento. Il carattere mondano e aristocratico del gotico internazionale è qui particolarmente evidente.

Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi)

(Firenze 1386 - Firenze 1466)

 

Busto reliquiario di San Rossore

prima del 1427

bronzo fuso, cesellato e dorato, cm.56x60,5

Pisa, Museo Nazionale di San Matteo

La destinazione liturgica (il busto conservava al suo interno la reliquia di Rossore, Santo protettore di Pisa) non contraddice la forte caratterizzazione laica dell'immagine; più simile a un eroe 'moderno' che a una icona sacra.

(Castagno 1421 c. - Firenze 1457)

 

La Sibilla Cumana

1450

affresco staccato, cm.250x154

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. San Marco e Cenacoli n.170

La serie degli Uomini illustri è un repertorio iconografico tipico dell'età rinascimentale. Vi erano raffigurati i grandi personaggi del passato (storici o mitici come in questo caso) ma anche protagonisti eminenti del tempo moderno e contemporaneo.

Andrea del Castagno

(Castagno 1421 c. - Firenze 1457)

 

Pippo Spano

1450

affresco staccato, cm.250x154

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. San Marco e Cenacoli n.173

Poche immagini ci danno l'idea dell'uomo del Rinascimento - visto come 'eroe' vittorioso, padrone del suo destino - più di questo ritratto idealizzato del capitano di ventura Pippo Spano, originariamente collocato, insieme ad altri uomini e donne 'illustri', nella loggia della villa dei Carducci a Legnaia, nei dintorni di Firenze.

Andrea del Castagno

Luca della Robbia

(Firenze 1399 c. - 1482)

 

La Grammatica

1437 - 1439

marmo, cm.81x69

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

E' una delle cinque formelle commissionate a Luca a completamento della decorazione del Campanile di Giotto iniziata nel secolo precedente da Andrea Pisano. La chiarezza compositiva e l'evidenza plastica costituirono l'alternativa al linguaggio concitato e dinamico di Donatello; come risulta dal confronto tra le due Cantorie del Duomo, eseguite negli stessi anni.

 

Beato Angelico

(Vicchio 1395 ? - Roma 1455)

 

Sposalizio della Vergine

inizio del quarto decennio del XV secolo

tempera su tavola, cm.19x50

Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890 n.1493

Il Beato Angelico, protagonista di primo piano del Rinascimento fiorentino nella sua fase iniziale, piega il nuovo ordine formale e i valori dell'Umanesimo alle esigenze della didattica religiosa e della speculazione teologica. La scena è orchestrata in una disposizione spaziale a piani alterni e spezzati per suggerire la profondità.

 

Filippo Lippi

(Firenze 1406 c. - Spoleto 1469)

 

Madonna in trono fra angeli e i Santi Michele, Bartolomeo e Alberto

inizio del quarto decennio del XV secolo

tempera su tavola, cm.43,7x34,3

Empoli, Museo della Collegiata di Sant’Andrea

Una delle più precoci e intelligenti citazioni dagli affreschi masacceschi della Cappella Brancacci è questa tavoletta di Filippo Lippi, che era frate converso quando Masaccio e Masolino lavoravano al Carmine.

Scheggia (Giovanni di Ser Giovanni)

(San Giovanni Valdarno 1406 - Firenze 1486)

 

Fronte di cassone con la storia di Susanna

1450 c.

tempera su tavola, cm.41x127,5

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. 1890 n.9924

Il cassone nuziale, prodotto da ditte specializzate e decorato con episodi di storia sacra o mitologici, era un arredo comune nelle case signorili del Quattrocento.

 

Scheggia (Giovanni di Ser Giovanni)

(San Giovanni Valdarno 1406 - Firenze 1486)

 

Desco da parto con il gioco del 'Civettino' e sul verso due bambini nudi che lottano

1450 c.

tempera su tavola, diam, cm.59

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. 1890 n. 488

Lo Scheggia era il fratello di Masaccio. Nella sua lunga vita fu titolare di una importante azienda pittorica specializzata in prodotti di artigianato di lusso, quali i cassoni nuziali e i 'deschi da parto', tradizionali omaggi che il marito o la famiglia offrivano alla puerpera dopo il lieto evento.

 

 

 

 

 

II. L'unità delle arti

 

La visione formale del Rinascimento ispirata a criteri estetici di ordine, di classico decoro, di proporzionata eleganza, impronta di sé tutti gli aspetti dell’espressione artistica. Non esistono, nel quindicesimo e nel sedicesimo secolo, gerarchie di valore fra arti maggiori e arti minori.

I grandi artisti – il caso di Antonio del Pollaiolo lo dimostra molto bene – possono essere allo stesso tempo e a un uguale livello di eccellenza pittori e scultori, orafi, incisori, ricamatori. Lo stesso architetto Filippo Brunelleschi inizia la sua carriera come orafo argentiere, lavorando all’altare di Sant’ Jacopo nella cattedrale di Pistoia.

Capolavoro assoluto delle arti applicate nella Firenze di pieno Quattrocento è la porta di bronzo dorato del Battistero di San Giovanni che Lorenzo Ghiberti realizzò fra il 1425 e il1452 e che Michelangelo chiamò "del Paradiso". La formella raffigurante l’incontro di Salomone con la Regina di Saba è l’emblema di questa sezione.

 

Sala 2

Bottega di Andrea della Robbia

 

Parte di un fregio: Il carro del Sole, l’Aurora dell’Anima

ottavo decennio del XV secolo

Terracotta invetriata, h. cm.58 (ciascuno)

Poggio a Caiano (Firenze), Villa medicea

Il fregio in maiolica rappresenta l'allegoria platonica dell'Anima che si libera dalle catene della materia per ascendere al Cielo. E' una iconografia particolarmente congeniale alla cultura e agli interessi filosofici di Lorenzo il Magnifico.

 

Mino da Fiesole

(Papiano -Stia/Arezzo 1429 - Firenze 1484)

 

Madonna col Bambino e San Giovannino

1464 - 1470

bassorilievo in marmo bianco, cm.91x63x14

Firenze, Museo di Casa Martelli

Mino da Fiesole è, con Sandro Botticelli, l'artista emblema della eleganza fiorentina quattrocentesca, improntata ad aristocratico intellettualismo e a squisita sapienza formale. Il tabernacolo era originariamente collocato sulla facciata del fiorentino Palazzo Martelli, che si trova all'incrocio tra le vie Cerretani, Zannetti e Conti

Donatello (attr.)

(Firenze 1386 - Firenze 1466)

 

Busto di giovane

terzo quarto del XV secolo

bronzo, h. cm.39,2

Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Bronzi Bargello n.8

Il ritratto virile in figura di eroe idealizzato è tipica del Quattrocento fiorentino ed ha in Donatello il suo storico inventore. Intorno all'attribuzione di questa opera è tuttora vivo un acceso dibattito critico.

 

Lorenzo Ghiberti

(Firenze 1378 - 1455)

 

Incontro della regina di Saba con Salomone (formella della 'Porta del Paradiso')

1425 - 1452

bronzo fuso, cesellato e dorato, cm.79,5x79,5

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

E' probabile che l'incontro di Salomone con la Regina di Saba sia allusivo al concilio ecumenico di Firenze che, nel 1439, sancì una effimera unione fra la Chiesa romana e quella greco ortodossa.

 

Antonio Rossellino

(Settignano1427/28 - Firenze 1479)

 

Busto di fanciullo

1465 c.

marmo, h. cm.42

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. Sculture Bargello n.78

Antonio Rossellino e Desiderio da Settignano, specializzati in ritratti di donne e fanciulli, rappresentano per la scultura quello che Botticelli rappresenta per la pittura: grande eleganza, disegno musicalità della rappresentazione.

 

Domenico Ghirlandaio (Domenico di Tommaso Bigordi)

(Firenze 1449 - 1494)

 

Lunetta raffigurante la Madonna della misericordia o 'dei Vespucci'

1472 c.

affresco staccato, cm. 172x257

Firenze, Chiesa di San Salvatore in Ognissanti, Cappella Vespucci

La Madonna della Misericordia apre il mantello per coprire con la sua celeste protezione la famiglia fiorentina dei Vespucci. Il ragazzo ritratto sulla sinistra, il più vicino alla veste della Vergine, è probabilmente Amerigo, colui che diede nome all'America.

 

Paolo Uccello (Paolo di Dono)

(Pratovecchio 1397 c. - Firenze 1475)

 

La via di perfezione

1460 - 1470

tempera su tavola, cm. 81x111

Firenze, Galleria dell’Accademia, inv.1890, n.5381

E' una descrizione della Tebaide, il deserto degli antichi anacoreti dove si praticava la santità attraverso l'ascetismo e la meditazione. Per Paolo Uccello è il pretesto per costruire uno scacchiere prospettico, popolato da vivaci figurine dentro un paesaggio esotico e favoloso.

 

Benozzo Gozzoli

(Firenze 1421 c. - Pistoia 1497)

 

Sposalizio mistico di Santa Caterina d'Alessandria e i Santi Bartolomeo, Francesco e Lucia

Datato 1466

tempera su tavola, cm.50x90

Terni, Pinacoteca Comunale

Allievo del Beato Angelico e suo collaboratore negli affreschi di San Marco, Benozzo Gozzoli divulgò il suo stile nell'Umbria e nel Lazio, influenzando profondamente la storia dell'arte in quelle regioni d'Italia. La tavola, firmata e datata, proviene dalla chiesa francescana di Santa Maria di Colle dell'Oro di Terni, dove è rimasta fino al 1896.

 

Jacopo del Sellaio

(Firenze 1442 - 1493)

 

Convito di Assuero

fine del XV secolo

tempera su tavola, cm.45x63

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.491

Nell'arredo delle ricche dimore fiorentine non mancavano suppellettili ornate da pittori di fama con soggetti carichi di implicazioni morali. La tavoletta, prima di una serie con le Storie di Ester, era inserita in un 'lettuccio', una sorta di cassapanca con spalliera e braccioli dipinti.

 

Jacopo del Sellaio

(Firenze 1442 - 1493)

 

Trionfo del Tempo

fine del XV secolo

tavola, cm. 76x90

Fiesole, Museo Bandini

Il tema iconografico, molto caro al moralismo medioevale e rinascimentale, è quello petrarchesco dei Trionfi per cui, attraverso una serie di successive vittorie, Dio alla fine trionferà su tutto.

 

Filippo Brunelleschi

(Firenze 1377 - 1446)

 

Formelle con i Profeti Geremia e Isaia, statuette di San Giovanni Evangelista e Sant'Agostino (dall'altare di San Jacopo)

1400-1401

argento sbalzato parzialmente dorato, cm.21,5x34,5; h.cm.29; h.cm.19,5

Pistoia, Cattedrale di San Zeno

Gli esordi del grande architetto sono come orafo-argentiere. A poco più di venti anni d'età lo vediamo impegnato nella Cattedrale di Pistoia, intorno all'altare d'argento che custodiva le reliquie dell'apostolo Jacopo; altare per il quale si affaticarono generazioni di orafi, a partire dalla metà del Duecento.

Antonio del Pollaiolo (Antonio di Jacopo Benci)

(Firenze 1431/32 - Roma 1498)

 

La danza di Salomè

1466 - 1488

Lino, cotone, seta e argento dorato ricamato con sete policrome e oro, cm.21,5x36,5

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

Ha le sfumature e le finezze di una tavoletta dipinta questa Danza di Salomè ricamata in oro e sete policrome su progetto di un 'maestro del disegno' come Antonio del Pollaiolo. Il ricamo faceva parte di una serie di ventisette riquadri con Storie del Battista destinati a un parato liturgico del Battistero fiorentino.

 

Bottega di Andrea del Verrocchio

 

Cofanetto reliquiario

ottavo - nono decennio del XV secolo

argento sbalzato, fuso e parzialmente dorato, pietre dure, legno, cm.28x16x22

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

Il prezioso oggetto richiama nella struttura e nella decorazione a foglie d'acanto e piedi di grifo il sarcofago del monumento funebre di Piero e Giovanni de' Medici in San Lorenzo; ma l'attrattiva più curiosa del cofanetto sta nell'uso delle pietre dure: è la prima volta documentata che questi materiali vengono usati nell'oreficeria fiorentina.

Monte di Giovanni del Fora

(Firenze 1448 - 1532/33)

 

San Zanobi sullo sfondo di Firenze

1504

mosaico, cm.91x60

Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

I fratelli Gherardo e Monte di Giovanni, pittori, miniatori, cartolai e incisori, ebbero un ruolo di primo piano anche nella ripresa dell'arte del mosaico promossa da Lorenzo il Magnifico. L'immagine di San Zanobi è la prova di concorso di Monte di Giovanni per la decorazione della Cappella dedicata al santo nel Duomo fiorentino.

 

Manifattura toscana

 

Cimiero in forma di drago alato

metà del XV secolo

rame sbalzato e dorato con applicazioni in argento, h. cm.18,3

Arezzo, Museo Statale (dalla Fraternita dei Laici), inv. 15269

Il cimiero veniva fissato alla sommità dell'elmo e aveva la funzione di identificare il suo possessore, rappresentandone il rango e le virtù militari. Figure di animali fantastici o draghi alati, di origine orientale, dovevano spaventare l'avversario durante lo scontro.

 

Cerchia di Antonio del Pollaiolo

 

Cimiero in forma di collo d’aquila con orchiello, su celata da pompa

metà del XV secolo.

rame, acciaio, tessuto e bronzo, h. tot.cm.46

Firenze, Museo Stibbert, inv.16206

Dati spesso in dono ai vincitori delle giostre, i cimieri potevano essere veri e propri lavori di oreficeria, decorati in argento con perle e pietre preziose. Ad eseguirli venivano chiamati orafi di rango; non a caso per questo esemplare è stato fatto il nome di Antonio del Pollaiolo.

 

 

Pier Maria Serbaldi da Pescia

(1455 c. - 1522 c.)

 

Venere e Cupido

1500 c.

Porfido rosso antico, h. cm26

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Sculture n.1067

La pratica dell'intaglio del durissimo porfido, nota in età classica, fu rilanciata nel Rinascimento e introdotta a Firenze dal Serbaldi nel tempo in cui Lorenzo il Magnifico reggeva le sorti della città. Una delle prime prove è questa statuetta, tanto felicemente riuscita da poter gareggiare con i capolavori della scultura antica.

 

 

Coppa

incisa nella seconda metà del XV secolo

giada color verde oliva scuro, diam. cm.12

Firenze, Museo di Mineralogia, inv.1336/565

Giada di origine persiana incisa con le iniziali di Lorenzo il Magnifico, che attestano la sua appartenenza alla ricca collezione di vasi orientali acquistati dai Medici e fatti montare in forme quattrocentesche dai migliori orafi fiorentini. Della collezione restano straordinari esempi nel Museo degli Argenti.

 

Manifattura fiorentina del XV secolo

 

Doppia coppa

seconda metà del XV secolo

diaspro con montatura in argento dorato, h. cm.30,5

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme n.800

Le due coppe di diaspro verde orientale, incise con le iniziali di Lorenzo il Magnifico, sono trasformate da un prezioso lavoro di oreficeria in un vaso di foggia simile a quelli riprodotti negli affreschi di Benozzo Gozzoli nella Cappella di Palazzo Medici. Alla sommità l'anello a punta di diamante racchiude la sfera con le 'palle' medicee.

Monte di Giovanni del Fora

(Firenze 1448 - 1532/33)

 

Annunciazione

fine del XV secolo

tempera su tavola, cm.30x58,5

Modena, Galleria Estense, inv. n.85

A metà fra simbolismo religioso e ripresa dal vero, la straordinaria veduta di Piazza San Marco, con la facciata della chiesa ancora incompiuta, riflette quello che Monte di Giovanni poteva vedere dalle finestre di casa sua, all'angolo fra la piazza e via Larga.

 

Filippino Lippi

(Prato 1457 - Firenze 1504)

 

La regina Vasti lascia il Palazzo Reale

1480 c.

tempera su tavola, cm.45,5x40

Firenze, Museo Horne, inv. n.41

Figlio di Filippo, Filippino Lippi sviluppò in senso eccentrico la lezione appresa dal padre, muovendosi in parallelo con le contemporanee ricerche di Sandro Botticelli. La piccola tavola faceva parte di una serie di sei pannelli con le Storie di Ester, che decoravano due forzieri matrimoniali.

 

Andrea della Robbia

(Firenze 1435 - 1525)

 

Medaglione con effigie ideale di giovane

1500 c.

terracotta invetriata policroma, diam. cm.64

Fiesole, Museo Bandini

La manifattura dei della Robbia ebbe il merito storico di divulgare nelle forme seriali dell'industria ceramica i modelli illustri e la tipologia base dell'arte rinascimentale, come questa del ritratto virile idealizzato.

 

 

 

 

 

 

 

III. Firenze fra Lorenzo il Magnifico e Girolamo Savonarola

 

 

A Firenze, nell’età di Cosimo e di Lorenzo de’ Medici, le premesse teoriche elaborate nei primi decenni del Quattrocento, si svilupparono in eleganza e splendore. L’arte incontra il mecenatismo. Si mette a servizio di una ricca elite alto borghese la quale trova la sua rappresentanza politica e i suoi modelli culturali nella famiglia Medici e, in particolare, nella personalità colta e spregiudicata di Lorenzo, detto il Magnifico (1450 -1492). E’ il momento di Antonio del Pollaiolo, di Desiderio da Settignano, di Sandro Botticelli. Quest’ultimo può essere considerato il maggiore rappresentante della stagione più intellettualistica e raffinata del Quattrocento fiorentino. Egli, nelle sue opere tarde, fu anche testimone della crisi politica e delle inquietudini spirituali che attraversano, con la predicazione di Girolamo Savonarola morto sul rogo il 23 maggio del 1498, gli ultimi anni del secolo XV.

 

Sala 3

Sandro Botticelli

(Firenze 1445 - 1510)

 

Annunciazione

1481

affresco staccato in due parti, cm.243x260 (l'angelo) 244x294 (la Madonna)

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. Depositi n. 201

Il pittore delle celebri favole erotiche e profane pensate per la corte di Lorenzo il Magnifico (La Primavera, La Nascita di Venere) dà qui una interpretazione coinvolgente e drammatica dell'Annuncio a Maria.

 

Francesco di Lorenzo Rosselli (attr.)

(Firenze 1448 - ante 1513)

 

Supplizio del Savonarola in piazza della Signoria,

1498 c.

tempera su tavola, cm.101x117

Firenze, Museo di San Marco, inv. San Marco e Cenacoli n.477

Il 23 maggio del 1498 Girolamo Savonarola, il frate domenicano di San Marco che predicava una utopistica democrazia evangelica, concludeva sul rogo di Piazza della Signoria la sua carriera di profeta e di riformatore.

Gherardo di Giovanni del Fora, miniatore

(Firenze 1446 c. - 1497)

Monte di Giovanni del Fora, miniatore

(Firenze 1448 - 1532/33)

 

Salterio e Nuovo Testamento

Sec. XV (1489-90)

manoscritto miniato

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 15.17

Lo splendido codice, miniato dai fratelli Gherardo e Monte di Giovanni, era destinato alla biblioteca che Mattia Corvino, re d'Ungheria e colto mecenate, aveva fondato a Buda; in seguito all'improvvisa morte del sovrano i preziosi codici rimasero a Firenze ed entrarono in possesso dei Medici.

 

Apollonio di Giovanni e bottega

 

Vergilius Publio Maro, Bucolicon, Georgicon, Aeneis ('Virgilio Riccardiano')

terzo quarto del XV secolo

manoscritto miniato

Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ricc. 492

Apollonio di Giovanni, pittore e miniatore, ambienta questo prezioso esemplare di Virgilio nella Firenze 'moderna', ben riconoscibile dai numerosi edifici noti, primo fra tutti il Palazzo Medici di via Larga; gli abiti alla moda e gli interni lussuosi testimoniano la vita della classe agiata fiorentina.

 

Antonio del Pollaiuolo (Antonio di Jacopo Benci)

(Firenze 1431/32 - Roma 1498)

 

Ercole e l’Idra

1460 c.

tempera su tavola, cm.17,5x12

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.8268

L'intuizione del Pollaiolo (che poi Leonardo da Vinci svilupperà da par suo) riguarda la brulicante incessante energia che abita il modo visibile. Le mirabili fatiche d'Ercole sono l'emblema più eloquente del suo stile.

 

Sandro Botticelli

(Firenze 1445 - 1510)

 

La scoperta del corpo di Oloferne

1472 c.

tempera su tavola, cm.31x25

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv.1890 n.1487

L'assassinio di Oloferne, dopo l'amplesso consumato con Giuditta, è uno degli episodi più morbosamente efferati della Bibbia: Botticelli ne dà una interpretazione gelida ed elegantissima, degna della élite intellettuale fiorentina cara al Magnifico Lorenzo.

 

Francesco di Lorenzo Rosselli, miniatore

(Firenze 1448 - ante 1513)

 

Libro d’ore secondo l'uso di Roma

1485

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashb. 1874

Decorano il prezioso codice - probabilmente uno dei quattro commissionati da Lorenzo il Magnifico per le nozze delle figlie - nove miniature a piena pagina di mano del celebre incisore, miniatore e cartografo fiorentino Francesco Rosselli; sua è la famosa veduta di Firenze detta 'Pianta della Catena', sua la 'Carta del mondo' firmata e datata 1506.

 

Boccardino il Vecchio e bottega, miniatori

Filippo Calandri, Trattato di aritmetica

fine del XV secolo

manoscritto miniato

Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ricc. 2669

Il codice, dedicato a Giuliano de' Medici figlio di Lorenzo il Magnifico nato nel 1479, contiene il testo di problemi di aritmetica e geometria adatti all'educazione pratica di un giovane destinato a una posizione di prestigio. I problemi vertono su "panni" e "argenti" e offrono l'occasione per rappresentare giovani vestiti alla moda, tutti con in mano sacchetti di denaro, banchi di mercanti, balle di merci.

 

 

Cammeo col ritratto di Lorenzo il Magnifico

XVI-XVII secolo

agata incastonata in oro, mm.32,5x44,2

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme n.111

Immagine celebrativa di Lorenzo de' Medici ritratto in età giovanile, a memoria della sua brillante azione politica e del suo mecenatismo nei confronti di artisti come Donatello, Botticelli, Pollaiolo e Verrocchio.

Giovanni delle Corniole

(Pisa 1470 - 1516)

 

Ritratto di Fra' Girolamo Savonarola

prima del 1502

intaglio in corniola, mm.32x42

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme n.321

L'intaglio, tra i più famosi del Rinascimento, è citato dal Vasari come opera di Giovanni delle Corniole, noto per l'abilità nella lavorazione delle pietre dure. E' un omaggio alla memoria del frate domenicano esaltato pubblicamente dai suoi seguaci come profeta e martire fino al 1502, anno in cui ne fu fatto divieto.

 

 

 

 

 

 

IV. La diffusione del Rinascimento nell'Italia Padana

 

Lo stile tardo gotico o del "gotico internazionale" durò a lungo nell’Italia del Nord. Ancora nel Quattrocento avanzato gli affreschi di Pisanello, i ritratti di Gentile Bellini o le carte da gioco dipinte da Bonifacio Bembo, sono la testimonianza eloquente di una civiltà figurativa supremamente raffinata in grado di misurarsi alla pari con i valori formali del Rinascimento fiorentino.

Soprattutto importante per la storia delle arti a nord degli Appennini fu il lungo soggiorno padovano (1443 – 1454) di Donatello.

Dalla interpretazione e rielaborazione dei celebri modelli donatelliani (l’altare del Santo, la statua equestre del Gattamelata) discendono sia le varianti espressionistiche ed eccentriche dei ferraresi (Cosmè Tura, Ercole Roberti) che lo stile solennemente classico ed archeologico del mantovano Mantegna. Il trapianto più fruttuoso e più ricco di futuro delle novità rinascimentali avvenne a Venezia. Qui nella persona di Giovanni Bellini, caposcuola dell’arte veneta, si realizza l’incontro fra la poesia del colore e la visione secondo prospettiva.

 

Sala 4

Ercole de' Roberti

(Ferrara 1450 c. - 1496)

 

San Petronio

1473 c.

tempera su tavola, cm.26x14

Ferrara, Pinacoteca Nazionale, inv. n.335

La tavoletta faceva parte della decorazione dei pilastrini del grandioso polittico di San Vincenzo Ferrer eseguito da Ercole de' Roberti in collaborazione con l'altro grande rappresentante della 'scuola ferrarese' Francesco del Cossa, per la Cappella Griffoni in San Petronio a Bologna.

 

 

Maestro delle Storie di Elena

(attivo nel Veneto tra il 1440 e il 1470 c.)

 

San Giorgio

sesto decennio del XV secolo

tempera su tavola, cm.115x43

Ferrara, Pinacoteca Nazionale, inv.337

Il pittore è un artista influenzato dalla pittura padovana di metà Quattrocento. La ricchezza esorbitante dell'ornato sembra essere particolarmente consona al gusto tipico della Ferrara quattrocentesca. Il cavaliere cristiano, coraggioso e invincibile, non poteva non essere caro allo spirito di una città segnata dal gusto della dinastia estense per il lusso e la raffinatezza, le chansons de geste, i tornei e le giostre.

Cosmé Tura

(Ferrara 1430 c. - 1495)

 

Giudizio di San Maurelio

1479 c.

olio su tavola, diam. cm.48

Ferrara, Pinacoteca Nazionale, inv.69

E' elemento superstite del polittico eseguito dal Tura per la chiesa di San Giorgio. I colori accesi, lo stravagante abbigliamento orientaleggiante del tiranno, l'archeologia fantastica dello sfondo, la presenza di elementi estranei alla scena (la scimmietta, il paggio falconiere) sono componenti di quello stile fantasioso e bizzarro, che fece di Cosmè Tura il capofila dell'"officina ferrarese".

 

Miniatore del XV secolo

 

Il libro di mascalcia ( 'Della Infirmità delli Cavalli')

fine del XV secolo

Manoscritto miniato

Mantova, Museo di Palazzo d’Arco, inv. n.547

Il libro insegna i rimedi per guarire le malattie dei cavalli; fu scritto da Zanino Ottolengo, maniscalco alla corte dei Gonzaga. A corte la passione per i cavalli era sfrenata; lo dimostra poco più tardi la decorazione della cosiddetta 'sala dei cavalli' di Palazzo Te con i veri e propri ritratti dei cavalli più cari ai marchesi, indicati con il loro nome: Battaglia, Dario, Glorioso e Morel Favorito.

 

Cristoforo de Predis, miniatore

(? - Milano 1486)

 

Vita de Santo Yoachine de Santa Anna e de la nativitate de Santa Maria e de lo Nostro Signor

1476

manoscritto miniato

Torino, Biblioteca Reale, Varia 124

Eseguito per Galeazzo Maria Sforza duca di Milano e Bona di Savoia sua consorte, effigiati come San Gioacchino e Sant'Anna, il codice ha un apparato iconografico ricco di ben 323 splendide miniature, che descrivono l'ambiente lombardo di corte - le architetture, gli arredi, gli abiti alla moda - con suggestioni del mondo tardogotico lombardo.

 

Miniatore lombardo della seconda metà del XV secolo

 

Temi di retorica di Ludovico Sforza

1467

Manoscritto miniato

Torino, Biblioteca Reale, Varia 75

Il manoscritto contiene l'esercitazione scolastica autografa del quindicenne Ludovico il Moro, futuro duca di Milano, ritratto sul verso della carta 8 di fronte al suo maestro di retorica Francesco Filelfo.

 

L'Argenta (Jacopo Filippo Medici) miniatore

Niccolò da Lira, Postillae Perpetuaein Vetus et Novum Testamentum

Sec. XV (ultimo quarto e ante 1488)

Manoscritto miniato

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 22.1

Committente del manoscritto fu Galeotto Manfredi, signore di Faenza (1477 - 1488); l'illustrazione, ricca e di squisita fattura, fu affidata al miniatore Jacopo Filippo Medici detto l'Argenta, collaboratore di Taddeo Crivelli ed erede della scuola pittorica ferrarese.

 

Miniatore ferrarese

 

Genealogia dei Principi d’Este

seconda metà del XV secolo

manoscritto miniato

Modena, Biblioteca Estense, It.720=alfa. L.5.16

La Genealogia, oggi divisa tra le biblioteche di Modena e Roma, contiene 168 ritratti: dal fondatore della dinastia Alberto Azzo (1095) fino a Ercole I d'Este (1471-1505) e ai suoi figli; tutti raffigurati a mezzo busto eccezion fatta per Borso a figura intera, a sottolineare forse il ruolo di guida della Casata.

 

Bonifacio Bembo

(attivo in Lombardia nel XV secolo)

 

Carte di tarocchi (Mazzo Colleoni Baglioni)

1450 - 1455

mm.176x87

Bergamo, Accademia Carrara, inv.76-98

Poche cose danno l'idea del lusso della Corte di Milano più delle carte da gioco dipinte da Bonifacio Bembo, un artista che vive nell'età del Rinascimento con la sensibilità e il gusto tipici del Gotico internazionale.

 

Manifattura ferrarese

 

Calamaio con San Giorgio che trafigge il drago

fine del XV secolo

ceramica ingobbiata, graffita e invetriata, h. cm.33,8

Faenza. Museo Internazionale delle Ceramiche, inv. 21240/C

E' una vera e propria scultura di piccolo formato questo originale calamaio figurato col Santo Patrono di Ferrara, che rimanda alle sculture ferraresi in terracotta di fine Quattrocento e alle pitture uscite dalle numerose botteghe, che sembra fornissero disegni ai ceramisti.

 

Pisanello (Antonio di Puccio)

(Pisa 1390/95 - Roma ? 1455)

 

Medaglia di Leonello d’Este (1407-1450) marchese di Ferrara da 1441

1441

bronzo, diam. mm.70

Modena, Medagliere Estense , inv. n.8846

La medaglia celebrativa del Signore, dei suoi successi e della sua politica, è una tipica invenzione dell'Umanesimo rinascimentale. Pisanello fu, con Matteo de' Pasti, il più apprezzato specialista in questo genere artistico.

 

Pisanello (Antonio di Puccio)

(Pisa 1390/95 - Roma ? 1455)

 

Medaglia raffigurante Gianfrancesco Gonzaga (1395-1444) primo marchese di Mantova (1433-1444)

1433 - 1438

bronzo, diam. mm.99

Venezia, Galleria G. Franchetti alla Ca’ d’Oro, inv. n.235

Come la precedente, celebra un protagonista delle dinastie italiane al potere in quell'epoca. Da Rimini a Ferrara, da Mantova a Urbino, la medaglia è considerata lo strumento più efficace per divulgare il prestigio del Principe.

 

Bottega ferrarese o padovana

 

Cofanetto con mascheroni, motivi floreali e creature marine

fine del XV secolo o inizi del XVI

legno decorato con motivi a rilievo in pastiglia, cm.12,5x20,5x10

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. Davanzati n.355

Preziosi al pari di altri piccoli oggetti da collezione - medaglie, statuette, monete o gemme - i cofanetti erano doni di fidanzamento o nozze, privilegiati nell'ambito raffinato delle Corti. Trovavano posto negli 'studioli' o nelle camere da letto ed erano destinati a contenere ninnoli, piccoli, ricordi, monili di uso quotidiano.

Bottega ferrarese o padovana

 

Cofanetto con storie di Piramo e Tisbe, Ero e Leandro, Giudizio di Paride, Ratto d'Europa

fine del XV secolo o inizi del XVI

legno decorato con motivi a rilievo in pastiglia, cm.11,5x15,5x10

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. Davanzati n.357

La decorazione 'a pastiglia', tipica del Quattrocento, è ottenuta con piccoli calchi di materiale plastico modellati entro stampini, che si applicavano sulla superficie del legno preparato a gesso, dorato a foglia e punzonato con motivi decorativi. I calchi venivano incollati quando erano ancora malleabili e potevano essere ritoccati.

 

Manifattura bresciana ?

 

Celata all'italiana con gronda

fine del XV secolo

acciaio, cm.27x21x36

Brescia, Museo delle Armi "Luigi Marzoli", inv. E 32

La celata, insieme alla testiera da cavallo dell'Armeria di Venezia, è stata a lungo ritenuta quella del condottiero Bartolomeo Colleoni (1400 - 1475), capitano di ventura al servizio della Repubblica di Venezia, che alla sua morte lo onorò con il celebre monumento equestre del Verrocchio.

 

Francesco Furnio (?)

(Bologna, attivo tra XV e XVI secolo)

 

Dagona a cinquedea

ultimo decennio del XV secolo

acciaio, inciso e già dorato, argento e bronzo dorato, l. cm.94

Brescia, Museo delle Armi "Luigi Marzoli", inv. G 7

La dagona è una variante, con lama più lunga, della 'cinquedea', un'arma di media lunghezza e a lama larga ('cinque dita' al tallone, da cui il nome) con impugnatura riccamente decorata. Sono sempre esemplari di gran lusso: qui l'impugnatura è in argento e la decorazione è finemente incisa e dorata con figure di nudi entro architetture classiche.

 

Milano o Brescia

 

Testiera da cavallo

fine del XV secolo

acciaio, bronzo, cm.56x31

Venezia, Armeria di Palazzo Ducale, C 8

Probabilmente da collegare con la celata del museo di Brescia e con un petto per armatura da fante nell'Armeria di Vienna, è stata anch'essa ritenuta di Bartolomeo Colleoni, ma lo stile induce a datare i pezzi verso la fine del secolo.

L'Antico (Pier Jacopo Alari Bonacolsi)

(Mantova 1460 c. - 1528)

 

Vaso Gonzaga

1479 c.

bronzo, patina bruna, h. cm.31

Modena, Galleria Estense, inv. n. 2259

E' una delle poche opere sopravvissute alla dispersione dei tesori che i Gonzaga (Isabella in particolare) avevano raccolto nel Palazzo di Mantova.

 

Pisanello (Antonio di Puccio)

(Pisa 1390/95 - Roma ? 1455)

 

Testa di donna

1430 - 1431

pittura murale staccata, cm.24x17,2

Roma, Museo di Palazzo Venezia, inv. PV 4217

Il prezioso frammento - una delicatissima testa femminile con i lunghi capelli biondi raccolti in una complessa acconciatura - vuole rappresentare la civiltà figurativa cortese di cui Pisanello fu il più alto interprete. E' stato ipotizzato che il frammento facesse parte del celebre ciclo con Storie di Artù del Palazzo Ducale di Mantova.

 

Francesco Bonsignori ?

(Verona 1455 - Venezia 1519)

 

Ritratto di Gian Francesco Gonzaga

terzo quarto del XV secolo

olio su tavola, cm.62,4x50,3

Bergamo, Accademia Carrara, inv. 706

Per confronti con le medaglie il dipinto sembra trasmettere la fisionomia di Gian Francesco Gonzaga (1445 - 1496) ultimogenito di Ludovico II marchese di Mantova e suo successore nel 1483: condottiero al servizio di Ferdinando re di Napoli e poi alleato di Ludovico il Moro duca di Milano, fu uomo di lettere e collezionista di antichità.

Scultore veneto

(primo decennio del XVI secolo)

 

Virgilio

1514 c.

Terracotta, cm74x95

Mantova, Palazzo Ducale, inv, n.11905

A celebrazione della massima gloria letteraria mantovana nel 1514 il busto di Virgilio fu inserito, insieme a quelli dell'umanista e poeta Battista Spagnoli e del marchese Francesco Gonzaga, nell'arco di Porta Nuova a Mantova.

 

Andrea Mantegna

(Isola di Carturo, Padova 1431 - Mantova 1506)

 

Sacra famiglia e una Santa

fine del XV secolo

tempera su tela, cm.72x55,5

Verona, Museo di Castelvecchio, inv. n.855

Opera di costruzione monumentale e di potente sintesi plastica riferita agli anni tardi di Mantegna. Dal 1460 il pittore lavorava a Mantova, alla corte dei Gonzaga con cui instaurò un lungo e continuativo rapporto al servizio di Ludovico (1444 - 1478), di Federico (1478 - 1484), e di Francesco (1484 - 1519). Alla corte di Mantova eseguì la decorazione della Camera degli Sposi e le nove tele con il Trionfo di Cesare.

 

Andrea Mantegna

(Isola di Carturo, Padova 1431 - Mantova 1506)

 

Sant’Eufemia

datata 1454

tela, cm. 171x78

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv. Q 1930 n.83946

La tela, dipinta negli anni in cui Mantegna lavorava a Padova alla distrutta Cappella Ovetari, testimonia le conoscenze antiquarie maturate dall'artista, che avrebbero improntato di rigore archeologico le sue opere: il massiccio e profondo arcone marmoreo, le eleganti incisioni in capitali epigrafiche, la monumentale e scultorea figura della Santa.

 

Tullio Lombardo

(Venezia 1455 - 1532)

 

Doppio ritratto

1495 - 1499

altorilievo in marmo di Carrara, cm.47x50

Venezia, Galleria G. Franchetti alla Ca’ d’Oro

L'opera è una delle più enigmatiche sculture dell'artista veneziano e unisce una grande finitezza formale a un severo realismo ispirato alla statuaria romana. Il motivo del doppio ritratto deriva dalle stele funerarie e fu per gli artisti del Rinascimento una consapevole citazione dall'iconografia classica.

 

Scultore veneto

 

Filottete

secondo decennio del XVI secolo

marmo lunense, cm.39x22

Mantova, Palazzo Ducale, inv. n.11525

Filottete si ventila una gamba per lenire il dolore della ferita procuratagli dalla caduta di una delle frecce intinte nel veleno della mostruosa idra di Lerna, ricevute in dono da Ercole. Il raffinatissimo bassorilievo, destinato forse a uno dei camerini di Isabella d'Este, fu poi inserito in uno dei riquadri della Loggia dei Marmi nella corte dei Gonzaga, eretta e decorata tra il 1536 e il 1539 su progetto di Giulio Romano.

 

Lazzaro Bastiani (attr.)

 

Arrivo di un dignitario

fine del XV secolo

tavola, cm. 104,7x81,8

Venezia, Museo Correr, inv. Cl. I 1428

L'arrivo dell'ambasceria, che scesa dalla galera all'ancora in laguna si reca in udienza a Palazzo Ducale, offre una descrizione minuziosa e precisa del centro politico e cerimoniale di Venezia, dove è evidente la suggestione delle composizioni di Carpaccio.

 

Vittore Carpaccio

(Venezia 1460 c. - 1525/26)

 

Apparizione dei Crocifissi del Monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello

1512 - 1515

tela, cm.121x174

Venezia, Gallerie dell’Accademia, inv.n.91

Il piccolo telero racconta il sogno fatto da Francesco Ottobon, priore del convento di sant'Antonio abate di Castello, cui apparvero i diecimila martiri invocati per scongiurare il pericolo di un'epidemia di peste. Così come nei più vasti celebri teleri per la Scuola di Sant'Orsola o di San Giorgio degli Schiavoni, il pittore si mostra colto illustratore di paesaggi, usi e costumi veneziani fra Quattro e Cinquecento.

 

Giovanni Bellini

(Venezia 1425/30 - 1516)

 

Annunciata, Angelo annunciante

Dopo il 1489

tele, cm.224,5x107 (ciascuna)

Venezia, Gallerie dell’Accademia, inv. n.374

Le due tele ornavano in origine gli sportelli esterni dell'organo della chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Venezia. Splendido esempio dell'incontro tra la 'poesia del colore' e la 'visione secondo prospettiva' operato a Venezia da Giovanni Bellini, a portelle chiuse il miracolo dell'Annunciazione appariva in una scatola prospettica di straordinario razionalismo, che riproduceva l'interno della stessa chiesa dei Miracoli.

 

Cima da Conegliano (Giovanni Battista Cima)

(Conegliano 1459/60 - 1517/18)

 

L'Arcangelo Raffaele con Tobiolo tra i Santi Niccolò e Giacomo

1513 c.

tavola trasportata su tela, cm.162x178

Venezia, Gallerie dell’Accademia, inv.n.592

L'episodio biblico - il viaggio di Tobiolo guidato verso Ninive dall'arcangelo Raffaele per procurarsi il pesce il cui fiele avrebbe guarito miracolosamente il padre dalla cecità - offre al pittore l'occasione per cimentarsi in una straordinaria rappresentazione del paesaggio veneto di pacata e maestosa misura classica.

 

Cima da Conegliano (Giovanni Battista Cima)

(Conegliano 1459/60 - 1517/18)

 

Endimione dormiente

primo decennio del XVI secolo

tavola, diam. cm.24,5

Parma, Galleria Nazionale, inv. n.370

Il soggetto è tratto da un'importante fonte classica, Il Dialogo degli Dei di Luciano (dial. XI): in un paesaggio mattutino dolce e silente si svolge l'amoroso colloquio di Diana (Luna), che svela a Venere la sua passione per il giovane pastore guerriero Endimione. L'"alta pace rurale", che Roberto Longhi indicava come carattere distintivo della pittura di Cima, trova qui una delle espressioni più alte.

Cima da Conegliano (Giovanni Battista Cima)

(Conegliano 1459/60 - 1517/18)

 

Giudizio di Mida

primo decennio del XVI secolo

tavola, diam. cm. 24,5

Parma, Galleria Nazionale, inv. n.373

La gara fra Apollo e Pan è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio (cap.XI): rompono il silenzio il suono, la musica e il canto. Il contrasto tematico fortemente simbolico tra le due immagini Diana-Luna (silenzio) e Apollo-Sole (rumore) ha indotto a pensare che potessero essere destinate a un cassone nuziale o al coperchio di un piccolo strumento a tastiera.

 

Pittore dell'Italia settentrionale

(seconda metà del XV secolo)

 

Ritratto di Francesco Sforza

Ritratto di Bianca Maria Sforza

1470 c.

tempera su tela, cm.49x31

Milano, Pinacoteca di Brera, reg. cron. 2238, 2239

Bianca Maria, figlia unica dell'ultimo duca Visconti, che resse Milano fino al 1447, aveva sposato nel 1441 Francesco Sforza degli Attendoli. Insieme governarono Milano in un momento molto importante che segna il passaggio dalla cultura artistica locale dalla visione gotica a quella più moderna ispirata all'antichità classica del Rinascimento. Sono ritratti di carattere celebrativo, eseguiti dopo la morte dei due duchi intorno al 1470 da un pittore di corte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

V. Piero della Francesca e il diffondersi della visione prospettica

 

 

 

Nella storia artistica italiana del XV secolo la rappresentazione del mondo visibile secondo prospettiva è l’elemento unificante di tutte le espressioni figurative. Nelle varie città d’Italia il diffondersi della visione prospettica e i valori e i repertori della cultura umanistica calati nei contesti locali, diedero luogo a significative varianti.

Il principale messaggero della visione secondo prospettiva fu Piero della Francesca attivo ad Arezzo (il ciclo della vera Croce in San Francesco) ma anche a Perugia, a Rimini, a Urbino, a Roma.

Nel "raggio di Piero" si collocano (fra gli altri) il giovane Perugino, maestro di Raffaello, Antoniazzo Romano, Antonello da Messina, sintesi di occhio fiammingo e di misura italiana, Donato Bramante che a Milano, prima dell’arrivo di Leonardo, piega la prospettiva agli esiti scenografici ed illusionistici del "quadraturismo". La "città ideale" di Urbino, capolavoro dal fascino metafisico, è l’emblema di questa sezione.

 

Sala 5

Piero della Francesca, De Prospectiva Pingendi

1480 c.

manoscritto, cm.28,9x21,5

Parma, Biblioteca Palatina, Ms. Parm.1576, c.29r

La prospettiva è l'elemento comune delle diverse espressioni locali del Rinascimento italiano. Di qui l'importanza del codice, che in tre libri, dedicati alle proiezioni dei piani, ai solidi regolari e ai solidi irregolari, raccoglie gli insegnamenti di Piero della Francesca.

 

Miniatore napoletano

Tommaso da Aquino, Super quarto libro sententiarum

manoscritto miniato

1484

Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, Ms.VII. B. 4

Il codice apparteneva al cardinale Giovanni d'Aragona, figlio del re Ferrante. Educato nello stimolante e avanzato ambiente letterario della corte di Napoli, Giovanni aveva ricevuto una formazione di tipo umanistico e aveva costituito una raffinata raccolta libraria. Per lui copiarono i testi di San Tommaso calligrafi nordici, ma napoletano fu il miniatore, riconosciuto in Nardo Rapicano, che ebbe la commissione di numerosi codici miniati per la corte aragonese.

 

Miniatore napoletano

Virgilio, Eneide

1490

manoscritto miniato

Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, Ms. IV. E. 25

Strettamente legata a Napoli è la fortuna di Virgilio, considerato nell'antichità leggendario fondatore della città, riconsiderato nel Medioevo a seguito dell'interpretazione in chiave cristiana della sua opera (Napoli fu centro di studi virgiliani fin dal X secolo), e inoltre ritenuto negromante per la fama di stregoneria che aleggiava intorno alla sua tomba a Napoli. Frutto di questo clima è l'esemplare dell'Eneide qui esposto, opera di un miniatore napoletano degli ultimi vent'anni del Quattrocento.

 

Claudio Tolomeo, Cosmographia (Geographia)

1460 - 1466

Manoscritto miniato

Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II, ms.V.F.32

L'opera del geografo alessandrino Claudio Tolomeo (100 - 178 d. C.) - colui che aveva sancito il principio del geocentrismo - ritornò in auge nel periodo rinascimentale tramite la traduzione dal greco realizzata tra il 1406 e il 1409 e per tutto il Cinquecento fu il testo più autorevole per la conoscenza e lo studio delle terre allora note.

 

Perugino (Pietro Vannucci)

(Città della Pieve 1448 c. - Fontignano 1523)

 

San Bernardino risana la figlia di Giovanni Antonio Petrazio da Rieti

1473

tempera su tavola, cm.79x57

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria, inv. n. 223

Gli esordi di Perugino si collocano nel 1473 quando, insieme ad altri artisti umbri, lavora alla serie di tavole dipinte con le Storie di San Bernardino. Parte da qui, dalla "colorita prospettiva" di Piero della Francesca, la sua graduale conquista della eleganza ritmica che sarà presto di Raffaello.

 

Girolamo da Cotignola (Girolamo Marchesi), attr.

(Cotignola 1470/80 - Roma dopo il 1531)

 

Veduta di città

Datata 1520

tempera su tavola, cm.67x50

Ferrara, Pinacoteca Nazionale, inv. n. 405

Già nella collezione Strozzi Sacrati di Firenze, è stata di recente acquisita, con la successiva veduta di città (inv. n. 406), dalla Pinacoteca di Ferrara. Una data abbastanza avanzata documenta il perdurare, in Emilia Romagna, della civiltà prospettica quattrocentesca.

 

Luciano Laurana o Fra' Carnevale (attr.)

 

Città ideale

1470 c.

tempera su tavola, cm.67,5x239,5

Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

Non sappiamo quale fosse la destinazione originaria di questa e delle altre due varianti, di analogo soggetto ma di diversa mano, che si conservano nei musei di Berlino e di Baltimora. Certo è che nessun dipinto può illustrare meglio di questo i valori estetici e quasi la 'filosofia' della civiltà rinascimentale.

Girolamo da Cotignola (Girolamo Marchesi), attr.

(Cotignola 1470/80 - Roma dopo il 1531)

 

Veduta di città

Datata 1520

tempera su tavola, cm.67x50

Ferrara, Pinacoteca Nazionale, inv. n. 406

Già nella collezione Strozzi Sacrati di Firenze, è stata di recente acquisita, con la precedente veduta di città (inv. n. 405), dalla Pinacoteca di Ferrara.

 

Antoniazzo Romano

(Roma 1435 c. - 1508 c.)

 

Madonna col Bambino

1475 - 1480

tempera su tavola, cm.82x52

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria, inv. n. 109

Antonio Aquili, detto "Romano" perché nacque e visse a Roma dove aveva bottega in piazza Rondanini, è la figura eminente del Rinascimento laziale. Il suo stile è una abile mescolanza di suggestioni toscane (Ghirlandaio), umbre (Perugino), ma soprattutto da Piero della Francesca. Il tabernacolo, che presenta ancora l'incorniciatura originaria, era destinato al culto domestico.

 

Piero della Francesca

(Borgo Sansepolcro 1417 c. - 1492)

 

Figura di Santo (San Giuliano ?)

1453 - 1454

affresco staccato, cm.135x105

Sansepolcro, Museo Civico

E' il frammento superstite di una composizione più vasta andata perduta. Rappresenta al meglio il momento zenitale dello stile di Piero della Francesca, fra l'affresco del Duomo di Rimini con Sigismondo Malatesta in preghiera di fronte al suo Santo patrono e la prima fase del ciclo della Vera Croce nel San Francesco d'Arezzo.

 

Antonello da Messina (attr.)

(Messina 1430 c. - 1476)

 

San Sebastiano

Settimo decennio (?) del XV secolo

Tavola, cm.35x24

Bergamo, Accademia Carrara, inv.618

Al punto d'incrocio fra naturalismo fiammingo e misura italiana si colloca l'arte di Antonello da Messina, qui rappresentato da un'opera giovanile di altissima qualità e di attribuzione difficilmente contestabile.

 

Donato Bramante (Donato di Pascuccio d'Antonio)

(Urbino 1444 - Roma 1514)

 

Eraclito e Democrito

1487 c.

affresco staccato, cm.102x127

Milano, Pinacoteca di Brera, reg. cron. 1240

Alla base della formazione del Bramante c'è la civiltà rinascimentale di Urbino, con Piero della Francesca, con Luciano Laurana. Trasferitosi a Milano egli ampliò la visione prospettica in senso eroico e scenografico. Il frammento faceva parte della decorazione parietale della dimora di Gaspare Ambrogio Visconte, poeta e consigliere degli Sforza. Il tema, due filosofi dell'antica Grecia appartenenti a due opposte correnti di pensiero, è un soggetto raro ma che ebbe fortuna nel Rinascimentoepoca in cui era vivo il dibattito culturale.

 

 

VI. La maniera moderna: Leonardo, Michelangelo, Raffaello

 

 

 

sala 6

Leonardo da Vinci

(Vinci 1452 - Amboise 1519)

 

Due progetti di carri d'assalto muniti di falci

1485 c.

disegno a penna e inchiostro bruno acquerellato con tracce di punta metallica, mm.210x292

Torino, Biblioteca Reale, inv. n.15553

RIM 17

Leonardo da Vinci

(Vinci 1452 - Amboise 1519)

 

Testa virile di profilo incoronata d'alloro

1506-1508

disegno a sanguigna con i contorni e lo sfondo ripassati a penna, mm.168x125

Torino, Biblioteca Reale, inv. n.15575

RIM 17

 

Leonardo da Vinci

(Vinci 1452 - Amboise 1519)

 

Lotta per lo stendardo presso il ponte e due fanti

Disegno a penna e inchiostro su carta noce chiaro, mm.101x142

Venezia, Gallerie dell’Accademia

SBA 09 ?

 

Michelangelo Buonarroti

(Caprese 1475 - Roma 1564)

 

Bruto

1539 - 1540

Marmo, alt. cm.74

Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Sculture n.97

FI 01

 

Raffaello Sanzio

(Urbino 1483 - Roma 1520)

 

Ritratto di donna detta 'La Velata'

1513 c.

tela, cm.85x64

Firenze, Galleria Palatina, inv. 1912, n.245

FI03

NOTA - dall'inizio di ottobre 2001 e fino alla chiusura della mostra, 6 gennaio 2002, questo dipinto, destinato alla esposizione "Raffaello. Grazia e Bellezza", Parigi, Palazzo del Lussemburgo, viene sostituito dal Ritratto del Cardinal Bibbiena, sempre di Raffaello, della Galleria Palatina di Firenze.

 

 

 

 

VII. Rinascimento e Manierismo

 

 

 

Sala 7

Franciabigio (attr.)

 

Icaro

1507-1508

olio su tavola, cm.31x24,5

Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv.1890 n.9282

RI30 - RI30 BIS

 

Andrea del Sarto

(Firenze 1486 - 1530)

 

Tre giovani con strumenti musicali

1515

tela, cm.57,3x115

Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. n.91462

RI45

Pontormo (Jacopo Carucci)

(Pontorme 1494 - Firenze 1556)

 

Madonna col Bambino tra Santa Lucia, san Michele arcangelo e altri due Santi

1514 c.

affresco staccato, cm.221x195

Firenze, SS.Annunziata, Cappella di San Luca

RI33

 

Andrea del Sarto

(Firenze 1486 - 1530)

 

Due figure maschili l'una armata e l'altra nuda accanto ad armi da torneo

1515

tela, cm. 57,3x115,3

Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. n.91464

RI45

 

Beccafumi (Domenico di Giacomo)

(Valdibiena, Siena 1484 - Siena 1551)

 

Il Culto di Vesta

1519

olio su tavola, cm.65x125

Firenze, Museo di Casa Martelli

RI02 - RI02BIS

Beccafumi (Domenico di Giacomo)

(Valdibiena, Siena 1484 - Siena 1551)

 

I Lupercali

1519

olio su tavola, cm.65x125

Firenze, Museo di Casa Martelli

RI03 - RI03 BIS

 

Beccafumi (Domenico di Giacomo)

(Valdibiena, Siena 1484 - Siena 1551)

 

Putti reggenti un tondo con l'ebbrezza di Noè

1522 - 1523

tavola, 58x51

Firenze, Museo Horne, inv. 1890 n.3235

RI37 -RI37BIS

Orafo fiorentino

 

Pastorale

primo quarto del XVI secolo

argento fuso, sbalzato, cesellato e dorato, in origine smaltato, cm.188x22

Firenze, Museo delle Cappelle Medicee

NOTA: A Firenze deve ritornare

NS10 -TECA

 

Matteo da Milano, miniatore

(attivo dal 1490 c. al1520 c.)

Ambrosius Mediolanensis (339 c. - 397), De virginibus, De vidius, Exhortatio virginitatis, De institutione virginis

Ambrosiaster, Tractatus super epistulam ad Romanos

Pseudo-Ambrosius, De trinitate, Epistula ad Ecclesiam Vercellensem, Libellus de dignitate sacerdotali

Secolo XV (1489) e XVI (1513 c.)

Manoscritto miniato

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 15.17

- TECA

 

Urbino, Francesco Xanto Avelli

 

Piatto ('tondino') con stemma Pucci

1532

maiolica, diam. cm. 19

Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche, inv. 24918

- TECA CHIEDERE A CAROTTI NUMERO CASSA

 

Urbino, Bottega di Antonio Patanazzi

 

Piatto con ‘il gioco delle mete’

1580 c.

Faenza. Museo Internazionale delle Ceramiche, inv. 21122/C

- TECA CHIEDERE A CAROTTI NUMERO CASSA

 

Italia settentrionale (Milano)

 

Armatura da ufficiale di fanti a piedi alla tedesca di Francesco Maria I della Rovere

1515 c.

Acciaio sbalzato e inciso, h.cm110

Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Museo n.756

NS04

 

Baccio d’Agnolo (Bartolomeo d'Agnolo Baglioni)

(Firenze 1462 - 1543)

 

Pannello ornato a grottesche

1532 - 1534

legno intagliato, cm.83x42

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria, inv. n. 727

NS16

 

 

 

VIII. L'alternativa di Venezia: Giorgione, Tiziano, Veronese

 

 

Sala 8

Giorgione (attr.)

(Castelfranco 1477/78 - Venezia 1510)

 

Cantore appassionato

olio su tela, cm.104x77

Roma, Galleria Borghese, inv. n.132

JPR11

 

Giorgione (attr.)

(Castelfranco 1477/78 - Venezia 1510)

 

Musico con flauto

olio su tela, cm.103x73

Roma, Galleria Borghese, inv. n.130

JPR11

Manifattura dell’Italia settentrionale

 

Frontale per cavallo

fine del XV secolo o inizi del XVI

cuoio cotto, dipinto e dorato a foglia, cm.64x22

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv.1986

TECA

 

Milano

 

Borgognotta e rotella per Ottaviano e Alessandro Farnese

1560 - 1565 c

Acciaio sbalzato, cesellato, brunito, damaschinato, dorato e con tocchi d'argento, diam. cm 59

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv. OA 1907 nn. 3737 e 3738

TECA

 

 

Tiziano Vecellio

(Pieve di Cadore, Belluno 1488/90 - Venezia 1576)

 

Ritratto di Pietro Aretino

1545

olio su tela, cm.96,7x77,6

Firenze, Galleria Palatina, inv. n.54

GP01

 

Tiziano Vecellio

(Pieve di Cadore, Belluno 1488/90 - Venezia 1576)

 

Flora

1514-16

olio su tela, cm.79,7x63,5

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.1462

CC05

 

Tiziano Vecellio

(Pieve di Cadore, Belluno 1488/90 - Venezia 1576)

 

Maddalena penitente

1550 c.

olio su tela, cm. 128x103

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv.Q 1930 n.136

JPR5

Pompeo della Cesa

(Milano, doc. 1585 - 1594)

 

Parti di armatura da bambino (petto, schiena, elmo a incastro)

ultimo quarto del XVI secolo

acciaio inciso, cesellato e dorato, damaschinato, cm32x22 (petto), 26x20 (schiena),

27x13 (elmo)

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv.OA 1907, n.4364

TECA

 

Italia settentrionale

 

Spiedo a forbice da ripiegarsi

1555 c.

accaio parzialmente dorato e inciso all'acquaforte, legno e pelle, l. cm. 203

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv. OA 1907, n.4423

TECA

 

Benedetto Caliari ?

(Verona 1538 - Venezia 1598)

 

Giardino di una villa veneta

fine del XVI secolo

olio su tela, cm.85x60

Bergamo, Accademia Carrara, inv. 641

RIM15

 

Correggio (Antonio Allegri)

(Correggio, Parma 1489 - 1534)

 

Madonna col Bambino e due angeli musicanti

1510-15

olio su tavola, cm.20x16,3

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv.1890 n.1329

FI01

 

Niccolò dell’Abate

(Modena 1509 c. - doc. in Francia nel 1571)

 

Convegno amoroso

1540 - 1545

olio su tela, cm. 60x50,5

Modena, Galleria Estense, inv. 3475

TK10

 

Lelio Orsi

(Novellara 1508 ? - Reggio Emilia 1587)

 

San Giorgio e il drago

settimo decennio del XVI secolo, olio su tela, cm.60x48,5

Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, inv. Q 1930 n.83

JPR6

 

 

Girolamo Mazzola Bedoli

(Viadana 1500 ? - Parma 1569 c.)

 

Ritratto di un sarto

quinto-sesto decennio del XVI secolo

olio su tela, cm. 88x71

Napoli, Museo e Gallerie Nazionale di Capodimonte, inv. Q 1930 n.120

JPR4

 

Dosso Dossi (Giovanni di Niccolò de Lutero)

(Ferrara 1486 - 1542)

 

Allegoria della musica

1522 c.

olio su tela, cm. 160x168

Firenze, Museo Horne

RI39

Palma il Vecchio (Jacopo Negretti)

(Serina, Bergamo 1480 c. - Venezia 1528)

 

Ritratto di donna detta 'La schiava'

1518-20

olio su tela, cm.98x82

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.10061

RI25

 

Bernardino Licinio

(Poscante di Bergamo 1485 c. - Venezia 1550 c.)

 

Ritratto di dama con l'effigie di un congiunto

1524 - 1528

olio su tela, cm.77,5x91,5

Milano, Pinacoteca del Castello Sforzesco, inv. n.28

RIM05

 

 

Paolo Veronese (Paolo Caliari)

(Verona 1528 - Venezia 1588)

 

Gli amori di Marte e Venere

settimo-ottavo decennio del XVI secolo

olio su tela, cm.47x47

Torino, Galleria Sabauda, inv. n.461

RIM16

 

Paolo Veronese (Paolo Caliari)

(Verona 1528 - Venezia 1588)

 

Venere e Mercurio presentano a Giove il figlio Anteros, ante 1565

olio su tela, cm.150x243

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.9942

RI24

 

Tintoretto (Jacopo Robusti)

(Venezia 1519 - 1594)

 

Visita della regina di Saba a Salomone

quinto decennio del XVI secolo

olio su tela, cm.122x217

Venezia, Gallerie dell'Accademia, inv. n.1381

SBAO6

 

Tintoretto (Jacopo Robusti)

(Venezia 1519 - 1594)

 

La tentazione di Adamo ed Eva

inizio del sesto decennio del XVI secolo

olio su tela, cm.120x150

Venezia, Gallerie dell’Accademia, inv. n.43

SBA05

 

Altobello Meloni

(Cremona 1490 c. - prima del 1543)

 

Ritratto di dama

1515 c.

olio su tavola, cm.65x50

Milano, Pinacoteca di Brera

RIM04

 

Girolamo Savoldo

(Brescia 1480 c. - Venezia doc. 1548))

 

La Maddalena

1533 c.

olio su tela, cm.85x79,5

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. Contini Bonacossi n.17

RI23

 

Paris Bordon

(Treviso 1500 - Venezia 1571)

 

Gli amanti

1525 c.

olio su tela, cm.80,5x86

Milano, Pinacoteca di Brera, reg. cron. 1156

RIM01

 

 

 

 

 

 

 

IX. Accademia manierista e Arte di corte

Sala 9

Bronzino (Agnolo di Cosimo Tori) disegnatore

(Firenze 1503 - 1572)

Giovanni Rost tessitore

(Bruxelles doc. dal 1535 - Firenze 1564)

 

La Giustizia vendica l’Innocenza

1546

arazzo (trama: lana, seta, oro e argento dorato; ordito: lana), cm.245x170

Firenze, Palazzo Pitti, Deposito Arazzi, inv. Arazzi n.539

NS07

 

Bartolomeo Ammannati

(Settignano, Firenze 1511 - Firenze 1592)

 

Opi

1571 c.

bronzo, h. cm.90

Firenze, Palazzo Vecchio, Studiolo di Francesco I

TK08

 

Giambologna

(Douai 1529 - Firenze 1608)

 

Apollo

dopo il 1570

bronzo, h. cm.90

Firenze, Palazzo Vecchio, Studiolo di Francesco I, inv. Bargello Bronzi n.27

TK07

 

Bronzino (Agnolo di Cosimo Tori) disegnatore

(Firenze 1503 - 1572)

Giovanni Rost tessitore

(Bruxelles doc. dal 1535 - Firenze 1564)

 

La Primavera

1546

arazzo (trama: lana, seta, oro e argento dorato; ordito: lana) cm. 235x168

Firenze, Palazzo Pitti, Deposito Arazzi, inv. n.541

NS08

Giambologna (Jean de Boulogne)

(Douai 1529 - Firenze 1608)

 

Fiorenza

1570 1572

bronzo, h. cm.125

Firenze, Villa Medicea della Petraia

TK01

 

Cerchia del Tribolo o Giambologna

 

Genio mediceo

terzo quarto del XVI secolo

bronzo, h. cm.130

Firenze, Palazzo Pitti, inv. O.A., n. 1793

GP02

Giusto Utens

(attivo fine XVI-inizi XVII secolo)

 

Veduta di Palazzo Pitti e del Giardino di Boboli

1598 - 1599

olio su tela, cm.143x285

Firenze, Museo di 'Firenze com’era', deposito delle Gallerie fiorentine, inv. 1890 n.6314

RI16

 

Manifattura granducale fiorentina da un probabile modello di Matteo Nigetti (Firenze 1580 - 1649)

 

Vaso con fiori

inizi del XVII secolo

pannello a mosaico di pietre dure e tenere su fondo di paragone, cm.133x77

Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, inv. n.576

TK03

 

Baccio Bandinelli

(Firenze 1493 - 1560)

 

Busto ritratto di Cosimo I de' Medici

entro il 1558

bronzo, h. cm.78,5

Firenze, Galleria Palatina, inv. O.A. n.671

RI27

Giusto Utens

(attivo fine XVI-inizi XVII secolo)

 

Veduta della Villa di Poggio a Caiano

1598 - 1599

olio su tela, cm.141x237

NS09

Francesco Ferrucci

(notizie tra XVI e XVII secolo)

da un dipinto di

Domenico Passignano

(Passignano 1560 c. - Firenze 1636)

 

Ritratto di Cosimo I

1598 c.

mosaico di pietre tenere entro cornice in ebano e pietre dure, cm.50x65

Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, inv. n.1370

TK05

 

Bronzino (Agnolo di Cosimo di Mariano)

(Firenze 1503 - 1572)

 

Ritratto di Laura Battiferri

1557 - 1558

olio su tavola, cm.83x60

Firenze, Palazzo Vecchio, coll. Loeser

TK06

 

 

 

 

 

X. Firenze e il destino internazionale della Maniera

 

 

 

Sala 10

Giorgio Vasari

(Arezzo 1511 - Firenze 1574)

 

La fucina di Vulcano

1563 c.

olio su stagno, cm.38x28

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.558

RI21

Jacopo Zucchi

(Firenze 1541 c. - Roma 1596)

 

L’età dell’oro

1575 c.

olio su tavola, cm.50x39

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv.1890 n.1548

RI22

 

Jacopo Zucchi

(Firenze 1541 c. - Roma 1596)

 

Morte di Adone

ante 1577

olio su rame, cm.50x39

Arezzo, Museo di Casa Vasari, deposito delle Gallerie fiorentine, inv. 1890 n. 5563

NS17

 

Benvenuto Cellini

(Firenze 1500 - 1571)

 

Perseo libera Andromeda

1545-1554

bronzo, cm.85x90

Firenze, Museo Nazioale del bargello, inv. Bronzi, n.483

CC07

 

Jacopo da Empoli

(Firenze 1551 - 1640)

 

Sant’Eligio

1614

olio su tela, cm.300,5x190

Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.8663

RI26

 

Poppi (Francesco Morandini)

(Poppi 1544 c. - Firenze 1597)

 

Casa del Sole

Inizio degli anni Settanta del XVI secolo

olio su tavola, cm.45x61

Arezzo, Museo di Casa Vasari, deposito delle Gallerie fiorentine, inv, 1890 n.6289

NS18

 

 

Le restanti opere della sala 10 sono tutte in teca:

Manifattura milanese

 

Coppa con scene di battaglie marine

seconda metà del XVI secolo

cristallo di rocca inciso e oro smaltato, cm.14x15

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme 1921, n.610

 

Gasparo Miseroni

(Milano 1550 c. - 1624)

 

Coppa a forma di conchiglia

1557

eliotropia, cm.8,5x26x12

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme 1921, n.764

 

Manifattura granducale fiorentina

 

Arme medicea

ultimo decennio del XVI secolo

quarzo affumicato, cm. 7,4x5x2

Firenze, Museo di Mineralogia, inv. n.13201

 

Manifattura fiorentina su disegno di Bernardo Buontalenti

 

Coppa con ansa a tritone

prima del 1599

lapislazzuli, cm.17x36,5x24,5

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme 1921, n.464

 

Manifattura granducale fiorentina da un modello di Emanuele Tedesco

 

Giona e la balena

1612 c.

Pannello a mosaico di pietre dure, cm.28x55

Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, inv. n.456

 

Botteghe orafe granducali fiorentine

 

Corona della Madonna della Fontenuova

1608

lamina d'oro su lastra di rame dorato, pietre preziose e semipreziose, smalti, cm.14x31

Monsummano (Pistoia), Museo della Città e del Territorio (dal Santuario di Santa Maria della Fontenuova)

 

 

Gemma raffigurante scena di sacrificio: a sinistra figura femminile con scettro, a destra figura maschile armata; fra i due un amorino che sparge incenso e in alto una stella

Sec. XVI

calcedonio montato in oro, diam. mm.142

Firenze, Museo Archeologico, inv. n. 14443

 

 

Gemma raffigurante Minerva in atto di sacrificare davanti ad un’ara, a sinistra un albero di olivo, a destra Ercole fanciullo che strozza i serpenti

Sec. XVI (integrazioni)

calcedonio con integrazioni in oro e vetro e montatura in oro, h. mm.50

Firenze, Museo Archeologico, inv. n. 14437

 

 

Gemma raffigurante Ganimede con scudo frigio, figura femminile seminuda in trono, figura maschile, aquila che abbraccia Ganimede; in basso anfora

Sec. XVI

calcedonio montato in oro, l. mm.55

Firenze, Museo Archeologico, inv. n.14436

Bernardino Gaffurri

(Milano ? - Firenze 1606)

Jaques Bylivelt

(Delft 1550 - Firenze 1603)

 

Ovato con prospettiva di Piazza Signoria

1599 - 1600

mosaico in pietre dure con filettature in oro e bassorilievi a stampaggio in oro, cornice in metallo dorato, cm.18x25,5

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Gemme 1921, n.823

Giovanni Antonio de’ Rossi

(Milano 1517 - Roma post 1575)

 

Grande cammeo con Cosimo I de’Medici, Eleonora di Toledo e i figli

1559-1562

intaglio in onice, cm.18,5x16,5

Firenze, Museo degli Argenti, inv. Bargello 1917 (VII), n.1

 

Benvenuto Cellini (attr.)

(Firenze 1500 - 1571)

 

Gioiello da cappello con Leda con il cigno

1528-1530

lapislazzuli, oro, perle, diam mm.38

Firenze, Museo del Bargello (da Ferrara, Pinacoteca Nazionale, provenienza Sacrati Strozzi)

 

Manifattura italiana

 

Quadrante

Secolo XV ?

Ottone, lato mm.67

Firenze, Museo Horne, inv. n.778

Manifattura spagnola ?

 

Astrolabio

tardo.XVI secolo

rame dorato, diam. mm.85

Firenze, Museo di Storia della Scienza, inv. n.1108

 

Stefano Buonsignori

(? - Firenze 1589)

 

Orologio solare poliedrico

1587

Firenze, Museo di Storia della Scienza, inv. n.2456

Manifattura francese

 

Orologio notturno e solare

1560

ottone dorato, diam.mm.129

Firenze, Museo di Storia della Scienza, inv. n. 2504

Manifattura italiana

 

Compasso di proporzione

XVII secolo

ottone, lungh. mm174

Firenze, Museo di Storia della Scienza, inv. n.3683

 

Giovanni Battista Giusti

(Firenze 1540 - 1580 c.)

 

Quadrante di altezza

1568

ottone, raggio mm.250

Firenze, Museo di Storia della Scienza

 

Benvenuto della Volpaia

(Firenze 1486 - Roma 1533)

 

Compasso a forma di pugnale

prima metà del XVI secolo

ferro, lungh.mm.390

Firenze, Museo di Storia della Scienza

 

 

Manifattura fiorentina

 

Teodolite

XVI secolo

ottone dorato e smaltato

Firenze, Museo di Storia della Scienza

 

 

RAMPA

Bronzino (Agnolo di Cosimo Tori) disegnatore

(Firenze 1503 - 1572)

Nicola Karcher tessitore

(Bruxelles ? 1498? - Mantova 1562)

 

Il sogno dei manipoli

1545 - 1549

arazzo (trama. lana, seta, oro e argento; ordito: lana), cm.570x275

Firenze, Palazzo Vecchio, deposito delle Gallerie fiorentine, inv. Arazzi n.730