Capolavori veneti dal Louvre in mostra a Brescia

 

Lo scorso 22 ottobre è stata inaugurata – puntuale ma piuttosto caotica – la prospettiva espositiva che caratterizzerà la città di Brescia sino al 2008. Il rinnovato Museo di Santa Giulia e la Pinacoteca Tosio Martinengo hanno infatti dato avvio in contemporanea alle prime cinque iniziative nate dalla collaborazione fra Comune di Brescia, Fondazione CAB, Brescia Musei, ASM, CCIAA, Banco di Brescia e Linea d'ombra. Questo nutrito entourage ha promosso il progetto Brescia. Lo splendore dell'arte, curato da Marco Goldin, che prevede il contraltare di eventi artistici paralleli ospitati nelle diverse sedi museali cittadine.

In tale percorso si inserisce la mostra dedicata a Tiziano e la pittura del Cinquecento a Venezia. Capolavori dal Louvre, che rinnova il rapporto di Linea d'ombra con il Museo parigino dopo le precedenti rassegne relative a Leonardo, Rosso Fiorentino e Primaticcio.

Riuniti a Santa Giulia dieci capolavori della pittura veneta del Cinquecento, provenienti dalla Sala degli Stati del Louvre, chiusa per un restauro coincidente con il periodo espositivo. La mostra bresciana costituirebbe perciò, secondo il Conservatore del Louvre Henri Loyrette, una prefigurazione della futura sistemazione dei capolavori d'arte veneta nella Sala degli Stati, che aprirà al pubblico nell'aprile 2005, rivisitando le corrispondenze tra il Museo parigino e la Serenissima.

Curatori dell’esposizione e autori dei due saggi introduttivi al catalogo sono Vincent Pomarède e Jean Habert, i quali si dedicano rispettivamente il primo all'inquadratura tematica della mostra e il secondo alle vicissitudini delle collezioni del Louvre.

Il percorso espositivo si snoda in tre sezioni – L'eredità di Giorgione, il ritratto, la pittura religiosa – anche se i generi entro i quali vengono inquadrati i prestiti, riunificando il primo e l'ultimo, sono sostanzialmente due.

Le prime opere, destinate alla devozione privata, ruotano attorno alla Vergine del coniglio di Tiziano, opera-cerniera tra la lezione giorgionesca e il futuro stile del cadorino. Affiancati ad essa Il riposo durante la fuga in Egitto del veronese Gianfrancesco Caroto, e la Madonna col Bambino e San Sebastiano del bergamasco Giovanni Cariani.

Di seguito la ritrattistica contrappone l'acuta introspezione dell'Autoritratto di Tintoretto ormai anziano con il noto e atipico profilo tizianesco del Francesco I re di Francia, e il Ritratto di chierico del Moroni (unica tela del bergamasco conservata al Louvre) con il coevo Ritratto di donna con un bambino e un cane (la vedova Isabella Canossa?) del Veronese.

Il terzo nucleo di opere, di soggetto religioso, esordisce con due diverse versioni del Calvario, una attribuita al medesimo Veronese, dal personalissimo taglio della composizione (spiegabile forse con la prevista ubicazione laterale della tela) strutturata lungo la diagonale che a partire dal compianto delle donne sale fino alla figura del Cristo in croce, l'altra, concentrata sulla salita al monte del Redentore, dipinta da Francesco Bassano il Giovane.

Non ho trovato la Giuditta che taglia la testa a Oloferne di Palma il Giovane, annunciata peraltro come soggetto "mitologico". A sostituirla, per raggiungere le dieci opere previste, c'è una pastorale biblica di Leandro Bassano, fratello di Francesco, raffigurante Gli ebrei che raccolgono l'acqua sgorgata dalla roccia.

Il filo conduttore della mostra bresciana si ravvisa nel valore "didattico" che le opere venete rivestirono per le nuove generazioni di artisti francesi – Delacroix e Manet, per citare qualche ragguardevole frangente – con la costituzione del Musée du Louvre, a partire dalle collezioni reali attraverso l'acquisizione Jabach e le aspirazioni prima rivoluzionarie e poi repubblicane.

Un percorso espositivo che si propone, ai minimi termini, di narrare della genesi delle collezioni francesi mediante opere che ne furono nei secoli anelli aggreganti. La tendenza delle acquisizioni si dipana infatti in breve a partire dal Francesco I, dalla Madonna del coniglio, dalla Vergine di Cariani, dalla Crocefissione di Veronese e dalle opere dei due Bassano, confluite nelle collezioni di Luigi XIV, poi dall'Autoritratto del Robusti, appartenuto a Maria Antonietta di Francia, attraverso il Ritratto di giovane donna del Caliari, confiscato dalle truppe francesi a Verona nel 1797, fino alle strategie collezionistiche ottocentesche del Museo parigino, rappresentate dal Caroto di lascito Reinach e dall'opera di Moroni, acquistata da un mercante milanese a fine secolo.

Irrisoria la portata massmediatica rispetto alla vicina Senna di Monet e certamente trascurata dai più, se non dallo stesso entourage. In ogni caso sicuramente interessante, anche se l'iter collezionistico, ben delineato dal catalogo, non si coglie con la visita: un'anteprima del futuro allestimento della Sala degli Stati, prefigurazione di un nuovo spazio museografico tutto dedicato ai pennelli veneziani del cinquecento.

Vera Bugatti
(25 Ottobre 2004)


Tiziano e la pittura del '500 a Brescia. Capolavori dal Louvre
Brescia, Museo di Santa Giulia, dal 23 ottobre 2004 al 20 marzo 2005
Catalogo stampato da Grafiche Antiga (TV) per Linea d'ombra Libri, pp. 71.