Continua il dibattito sulla privatizzazione dei musei e sulla gestione dei beni culturali in Italia

 

L'articolo 22 della proposta di legge finanziaria per il 2002, così  come è stato presentato da governo, ha suscitato, come abbiamo visto, un ampio dibattito che si è esteso ad un panorama internazionale. Infatti una cinquantina di direttori dei principali musei del mondo (tra cui il Louvre, la National Gallery di Londra, il Prado, gli Staatliche Museen di Berlino, la National Gallery di Washington, il Getty) hanno firmato una petizione contro la privatizzazione della gestione dei musei italiani. A questo preoccupato documento, il ministro dei Beni e Attività Culturali, Giuliano Urbani, risponde che ai privati verrà affidato esclusivamente il ruolo di gestire economicamente i musei, mentre la tutela, come previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, rimarrà compito precipuo dello Stato (e su questa base costituzionale, Urbani ha tentato anche di rassicurare chi teme dei danni al patrimonio artistico come conseguenza della dismissione del patrimonio immobiliare pubblico). In questo senso, Urbani considera l'evoluzione della figura del soprintendente che dovrà diventare una sorta di magistrato del patrimonio artistico, un controllore garante della tutela in un settore ampiamente affidato alla gestione privata. Urbani osserva inoltre come i suggerimenti che vengono dall'estero siano sempre bene accetti e propone l'istituzione di un organismo consultivo internazionale per i musei, forse pensando ad una lieve revisione delle funzioni dell'International Council of Museums (ICOM), che già si occupa di questo settore.

Ed è proprio dall'ICOM che giungono le osservazioni più concrete alla questione della gestione privatizzata dei musei. L'ICOM, infatti, chiede che venga appropriatamente chiarita l'intenzione del legislatore relativamente all'art. 22 della finanziaria, dato che da quel che si legge ora sembra possibile intuire che qualsiasi soggetto privato potrà acquisire in proprio la gestione di una porzione del patrimonio pubblico. Ciò significa, secondo l'ICOM, che i privati potranno utilizzare i beni musealizzati a proprio piacimento, magari anche riducendo la quantità o la disposizione dei pezzi esposti, per liberare spazi da destinare ad attività commerciali o lucrative all'interno dei musei. Inoltre l'ICOM teme che, pur non mettendo a rischio la teutela degli oggetti (che rimarrebbe prerogativa dello Stato), la norma così come è scritta consentirebbe in linea teorica anche di utilizzare il museo e le sue collezioni per iniziative pubblicitarie o celebrative delle attività di un'azienda, di una società, di una persona, di un'associazione, di una cooperativa, ma anche di un partito politico.

L'ambiguità della norma del governo, norma che ha bisogno di un'articolazione e di una rigida precisazione, è stata sottolineata anche dall'ex ministro, Giovanna Melandri, che ha invitato il ministro Urbani a stralciare l'articolo dalla legge finanziaria, presentando una legge più articolata, sulla quale avviare una discussione più ampia e fondata. Del resto, aggiunge la Melandri, se la norma assegna ai privati solo la biglietteria, i bookshop, le caffetterie e tutti quei servizi "aggiuntivi" che sono ormai una realtà nei musei italiani, l'art. 22 della finanziaria è inutile, perché esiste già la legge "Ronchey" che si occupa esattamente dei medesimi aspetti;  ma se non è questo lo scopo della norma, allora si tratta di un testo ambiguo e da chiarire circa il ruolo che si intende assegnare ai privati.

La preoccupazione derivante dalla legge finanziaria all'esame delle camere, ha inoltre sollecitato i sindacati a far sentire la loro voce, a conferma del fatto che i dubbi interessano non solo la classe politica e il mondo dei musei fuori d'Italia, ma anche l'ambiente dei lavoratori. La CGIL e la CISL sciopereranno per tre ore il 9 novembre, e lo stesso giorno, ma per l'intera giornata, sciopereranno le rapresentanze di base. La UIL ha invece indetto uno sciopero di 24 ore di tutto il personale del ministero per il 15 novembre, promuovendo anche l'iniziativa di una petizione contro la privatizzazione, petizione che in questi giorni viene firmata dal personale del ministero, ma anche dai visitatori del musei.

In questo complesso quadro polemico, il sottosegretario Vittorio Sgarbi ha ripreso la sua idea di concedere l'ingresso gratuito nei musei almeno per qualche ora al giorno, pensando magari a tariffe differenziate a seconda dell'utenza e della fascia oraria, senza tuttavia individuare le fonti da cui attingere le risorse necessarie a coprire il mancato introito per lo Stato che conseguirebbe da questa iniziativa. Inoltre, confermando la netta centralizzazione del Ministero, sempre più visibile dopo la recente riforma avviata dal centro-sinistra, Sgarbi ha negato ogni possibile intrusione delle regioni nei settori della tutela o della gestione dei beni culturali, perché i beni culturali sono beni sovranazionali e la gestione regionale potrebbe dare spazio a ingiustificabili localismi. Ma allora, se la gestione venisse affidata ai privati, ci chiediamo come Sgarbi potrà giustificare i particolarismi e la gestione interessata che assai plausibilmente potranno verificarsi.

 

(LeV)

6.11.2001