Gli Este a Ferrara

 

Dopo il trasferimento in altre sedi degli uffici della Prefettura e della Provincia che ne occupavano la maggior parte degli ambienti, e dopo il restauro, è stato riaperto il Castello Estense di Ferrara, con un percorso, allestito da Gae Aulenti secondo criteri di inutile spettacolarizzazione, che comprende oltre 50 sale. Negli ambienti riaperti in questa prima fase, fino al prossimo 13 giugno sono state sistemate due mostre, la prima ("Una corte nel Rinascimento") dedicata alla dinastia estense e alla corte ferrarese, con la sua produzione artistica e culturale; la seconda, di gran lunga più interessante, riporta a Ferrara i marmi realizzati da Antonio Lombardo per il camerino di Alabastro di Alfonso d'Este.

La prima  mostra raccoglie un certo numero di opere ferraresi tra XV e XVI secolo, replicando in parte la mostra allestita al Palais des Beaux Arts di Bruxelles come evento di apertura delle manifestazioni di Europalia. Del resto sono quasi tutte opere già viste o facilmente visibili, mentre mancano del tutto (e questo salta agli occhi) i dipinti del camerino di Alabastro e sarebbe stata questa l'occasione, per esempio, per far venire in Italia il Baccanale di Dosso Dossi, recentemente individuato a Bombay.

Deve al contrario essere sottolineata la qualità della "seconda" (ma in verità sicuramente la principale per interesse) mostra, curata da Anne Markham Schulz, Sergej Androssov, Alessandra Sarchi e Matteo Ceriana e dedicata specificamente all'appartamento privato di Alfonso I d’Este. Qui sono stati raccolti per la prima volta insieme dopo la loro dispersione i 34 rilievi in marmo eseguiti da Antonio Lombardo tra il 1507 e il 1515, per decorare il camerino di Alabastro, oggi divisi tra il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, il Louvre e la collezione del Principe del Lichtenstein. La qualità straordinaria delle opere viene solo in parte mortificata dall'allestimento, giocato su pareti di (finto?) marmo, che rendono l'ambiente molto simile all'interno di una macelleria.

Il nucleo principale dei rilievi di Antonio Lombardo è acccompagnato da altre opere di sicura o probabile attribuzione, e di altri artisti, come il padovano Giovanni Maria Mosca, collaboratore di Antonio e coartefice di uno stile classicheggiante finalizzato alla produzione di piccole opere di soggetto mitologico destinate al collezionismo veneziano.

Le due mostre sono accompagnate da cataloghi pubblicati da Silvana.

Leandro Ventura
(17 marzo 2004)


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