Ancora sul Palma restaurato a San Giovanni Elemosinario

 

L’Eraclio che porta la croce a Gerusalemme (olio su tela, cm. 210x350) di Jacopo Palma il Giovane è stato finalmente ricollocato nella chiesa di S. Giovanni Elemosinario. Il dipinto acquistò celebrità tra gli studiosi nel 1980 quando, sulla copertina della monografia dedicata all’artista da Nicola Ivanoff e Pietro Zampetti, fu pubblicato il particolare dell’esercito bizantino con cavalli e bandiere al vento: scelta curiosa potendo attingere da un vasto catalogo, che segnò un riconoscimento dell’importanza del quadro per la chiesa di Rialto. Già allora, tuttavia, il dipinto, restaurato appena otto anni prima, era nuovamente minacciato dal degrado ambientale dell’edificio: basti considerare, ad esempio, che il forte grado di umidità e il conseguente sviluppo di funghi e batteri avevano determinato la polverizzazione della colla della precedente foderatura.

Nel 1982, chiuso l’edificio per i restauri curati dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali e Archiettonici, i dipinti della chiesa, compreso l’Eraclio, vennero ricoverati nel deposito di S. Gregorio della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici. In vista della prima riapertura di S. Giovanni Elemosinario dopo i lavori, nel marzo 2001 in occasione della giornata del FAI, i restauratori della Soprintendenza effettuarono una manutenzione straordinaria delle opere: tutte furono ricollocate, tranne l’Eraclio, troppo malridotto e quindi trattenuto per essere affidato, nel 2002, dalla Curia Patriarcale alla restauratrice Maristella Volpin, con la direzione della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano. Se deciso è stato l’intervento a salvaguardia del supporto, prudente è stato quello sulla superficie pittorica, caratterizzata da ampie lacune sul fondo e sul lato destro, in corrispondenza dei personaggi sulla porta di Gerusalemme; le integrazioni del precedente restauro non sono state rimosse ma pazientemente revisionate e alleggerite laddove è stato giudicato opportuno.

L’Eraclio è stato datato agli anni ottanta del ‘500 da Ivanoff e Zampetti, mentre Stefania Mason Rinaldi (Palma il Giovane. L’opera completa, Venezia 1984, p. 124) lo colloca tra il 1595 e il 1599: i primi ponendolo in relazione alle tele di Palma in S. Giovanni in Bragora, ritenute opere giovanili e datate agli anni ottanta; la seconda confrontando l’Eraclio - e il Martirio di santa Caterina d’Alessandria, anch’esso in S. Giovanni Elemosinario - con le tele dell’artista in S. Pantalon, databili al 1599. La soluzione forse sta nel mezzo: se infatti appaiono più stringenti le analogie compositive e cromatiche con le tele di S. Giovanni in Bragora, la Mason Rinaldi ha però convincentemente indicato la datazione di quest’ultime al 1591 (p. 124).

Ferma restando l’esigenza della verifica documentaria, una datazione all’inizio degli anni novanta dell’Eraclio ci appare probabile anche perché non distante cronologicamente dai dipinti realizzati per il presbiterio e per gli altari delle scuole dei biavaroli, dei corrieri, dei gallineri e dei telaroli, che compongono un ciclo piuttosto omogeneo, gran parte del quale realizzato intorno al 1590 e insistente sulla passione e sull’imitazione di Cristo, sull’eucarestia, sulla carità. Tra gli artisti impegnati Leonardo Corona svolse la parte del leone realizzando tra gli altri la Salita al calvario per l’altare dei telaroli, in prossimità del quale l’Eraclio è appunto collocato in ovvia connessione tematica. L’Eraclio che porta la croce a Gerusalemme è inoltre soggetto particolarmente adatto ad una chiesa come S. Giovanni Elemosinario, ove era conservata una delle tante reliquie della croce; ma si lega assai bene, in una chiesa di juspatronato dogale, alla supervisione di un doge come Pasquale Cicogna (1585-1595), che attraverso il parroco e la stessa scuola dei telaroli ha probabilmente suggerito l’introduzione del tema nel ciclo complessivo: è ben noto, infatti, il legame di questo doge con i crociferi di S. Maria Assunta, nella cui sagrestia Palma il Giovane presentò la terza e ultima versione del tema (dopo la seconda per il duomo di Urbino); lo stesso pittore fu anche legato ai crociferi per vicende dolorose della propria vita.

Questo restauro è dunque l’occasione per iniziare un riesame storico-critico e contestuale delle opere tardo cinquecentesche di S. Giovanni Elemosinario, per le quali contiamo di presentare presto un più approfondito esame.

Daniele Ferrara
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano
(12 mar 2003)