La Corte Europea di Giustizia condanna l'Italia
per le tariffe agevolate dei musei locali

 

Con la sentenza alla causa C-388/01, la Corte Europea di Giustizia ha condannato lo Stato italiano per le discriminazioni messe in atto da alcune istituzioni locali in merito alle tariffe d'ingresso negli istituti culturali.

In particolare la condanna riguarda l'adozione di tariffe agevolate o di ingresso gratuito per alcune categorie di cittadini residenti nei territori di alcuni comuni (e la Corte nomina Firenze, Padova, Treviso e Venezia). La normativa italiana infatti riconosce, giustamente, le agevolazioni a tutti i cittadini comunitari, ma molti enti locali, sulla base di norme e regolamenti emanati dalle stesse amministrazioni, applicano tariffe differenziate a seconda della residenza, privilegiando i residenti nel comune. Poiché lo Stato è l'unico reposnsabile verso l'Unione Europea del rispetto delle norme comunitarie, l'inadempienza dei comuni si è riflessa in un riconoscimento di responsabilità dello Stato per quanto riguarda l'infrazione di due principi dei trattati dell'Unione: la libera prestazione di servizi e il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, anche dissimulata, tra i cittadini degli Stati membri.

Sarebbe interessante capire se in questa condanna possano rientrare anche le tariffe differenziate applicate per l'ingresso nelle chiese di alcune diocesi venete. Tuttavia un chiaro messaggio è stato lanciato e speriamo che non venga respinto sulla base di modeste considerazioni finanziarie, ma che venga invece recepito, soprattutto per la promozione culturale e l'agevolazione alla conoscenza delle opere d'arte.

Leandro Ventura
(4 mar 2003)