IL MUSEUM OF FINE ARTS DI SPRINGFIELD RESTITUISCE ALL’ITALIA UN'IMPORTANTE TELA DI JACOPO BASSANO

 

La versione della Parabola del seminatore di Jacopo Bassano, conservata dal 1955 al museo di Springfield, sarà resa all’Italia e andrà ad arricchire l’esigua rappresentanza bassanesca degli Uffizi, che può annoverare come unico autografo di Jacopo la celebre tela raffigurante Due cani. Il dipinto, che era di proprietà delle collezioni statali fiorentine, nel marzo 1935 venne depositato nell’ambasciata italiana a Varsavia. Durante l'occupazione nazista della Polonia la tela fu trafugata, e riapparve negli anni Cinquanta sul mercato americano, dove venne acquistata dal Fine Arts Museum di Springfield.

Il dipinto, in non brillanti condizioni conservative e databile fra il 1566 e il 1568, riveste per più ragioni un notevole rilievo all’interno della matura attività di Jacopo, e costituisce un esempio particolarmente limpido della sua produzione biblico-pastorale. Nelle opere di questo genere, il Bassano intensificò, in un modo che non aveva precedenti nella pittura italiana, l’accento realistico dell’ambientazione: in esse, il contesto bucolico o georgico scelto per la rappresentazione dei soggetti religiosi, guadagnò un’eccezionale incidenza visiva, tale da preconizzare, e talora sfiorare, gli esiti della scena di genere.

A sottolineare l’importanza dell’acquisizione degli Uffizi, si deve aggiungere che la produzione biblico-pastorale autografa di Jacopo è assai sporadicamente presente nei musei pubblici italiani.

La figura del seminatore che occupa col suo ampio gesto il centro del primo piano della tela, si trova riprodotta già nel 1601 in un bulino di Raphael Sadeler, sorta di pastiche di varie versioni di questo soggetto realizzate da Jacopo e dalla sua bottega. Esiste poi un incisione settecentesca dell’intero dipinto nella Raccolta de’ quadri dipinti da’ più famosi pennelli e posseduti da S.A.R. Pietro Leopoldo, pubblicata a Firenze nel 1778.

L’opera si apparenta naturalmente con la redazione della Parabola del Seminatore conservata al Museo Thyssen di Madrid, dipinta all’inizio del VII decennio del Cinquecento, che costituisce uno dei capolavori di Jacopo. In entrambi i dipinti si ammira l’ampio paesaggio, che riecheggia gli scenari della campagna bassanese. Ma mentre la versione di Madrid presenta una maggiore articolazione compositiva - defilando la figura dell’agricoltore, accompagnandone l’azione con un numero maggiore di attori, e collocando i due mirabili corpi dei bovini a presidiare la metà sinistra dell’inquadratura -, l’esemplare già a Springfield risulta considerevolmente semplificato, focalizzandosi sul lavoro del seminatore, e costruendo un forte nesso semantico fra questo, il gruppo della donna che stringe il bambino al petto, e la modesta forma di pane posta sulla tovaglia bianca distesa sul terreno.

Il contenuto dell’immagine viene così a insistere sulla nutrizione del corpo (attraverso la semenza, il grano, il pane, il seno materno), che risulta amplificato espressivamente dall’evidente povertà dei personaggi raffigurati, e rimanda, agganciandosi al senso della parabola evangelica (Matteo 13, 3-23; Marco 4, 3-20; Luca 8, 5-20), alla nutrizione dello spirito, che premia colui che ha saputo ascoltare la parola di Cristo.

                                                                                                                 Luca Bortolotti