Mantegna ricostruito virtualmente agli Eremitani

 

Finlamente sono stati presentati pubblicamente i frammenti degli affreschi dipinti da Mantegna nella cappella Ovetari della chiesa degli Eremitani a Padova e bombardati dagli inglesi l'11 marzo 1944. Tra le macerie si tentò di salvare il possibile, ma solo pochi brandelli nel 1946 erano stati ricostruiti dai restauratori dell'Istituto Centrale del Restauro ai tempi gloriosi della direzione di Cesare Brandi, ed è quanto ancora oggi si può vedere nella chiesa padovana. Altre grandi scene sono andate irrimediabilmente perdute e le uniche testimonianze sono le foto in bianco e nero, eccellenti, realizzate da Alinari nel 1920 o le immagini a colori del volume di Giuseppe Fiocco, pubblicato nel 1947 utilizzando lastre realizzate poco prima dell'incursione inglese (lastre oggi apparentemente non più reperibili).

Di questi frammenti da tempo se ne parlava con una preoccupazione dovuta al loro destino. E si son lette o sentite dire tante cose diverse: sono andati perduti in una delle sedi romane dell'I.C.R.; sono stati trafugati e sono finiti sul mercato; sono in una villa imprecisata sul Brenta ben celati a tutti. Ora questi misteri sembrano dileguarsi, e una villa del Veneto in effetti li ha ospitati negli ultimi anni. Infatti le casse in cui erano stati sistemati i frammenti sono state restituite lentamente dall'I.C.R. al Museo Civico di Padova (e poi al Museo Diocesano), e questa operazione si è conclusa nel 1992. Poi il materiale è stato depositato presso la villa Pisani di Stra, dove, tra 1994 e 1998 i frammenti (80.735, per una superficie totale di circa 77 mq) sono stati catalogati, fotografati e restaurati da Michela Gottardo, un'esperta di Mantegna, avendo lavorato, quale allieva dell'I.C.R., sui dipinti della Camera degli Sposi.

Si è proposta allora l'ipotesi di tentare una ricostruzione del materiale utilizzando le nuove tecnologie. Così, all'Istituto di Fisica dell'Università di Padova, Domenico Toniolo e Massimo Fornasier hanno messo a punto un programma in grado di confrontare e ricollocare i frammenti su una mappa realizzata grazie alle foto Alinari. Con il finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la collaborazione della Soprintendenza dei Beni storici e artistici del Veneto e della Curia, è stato così avviato il Progetto Mantegna, che in due anni, con una tecnica chiamata "anastilosi virtuale", ha consentito di localizzare una parte dei frammenti e sistemarli al loro posto sulle immagini in bianco e nero che ci sono rimaste.

Purtroppo il grande affannarsi su questi affreschi non porterà a grandi risultati, dal momento che la superficie totale dei frammenti costituisce circa il 10% della superficie perduta. Il lavoro quindi non potrà mai condurre a ricostruzioni significative e sarà meglio che i frammenti rimangano ben in ordine nelle casse e semmai si presenti al pubblico e agli studiosi, ma quasi come un tecnologico gioco grafico, il risultato dell'anastilosi virtuale. Tuttavia il programma messo a punto dall'Università di Padova sarà utile in altri casi in cui si renderà necessaria la ricomposizione di opere d'arte ridotte in frammenti, come è avvenuto per le volte della basilica superiore di San Francesco ad Assisi, e ciò potrà avvenire con moltissimi vantaggi (a partire dalla possibilità di individuare la posizione dei frammenti senza fisicamente toccarli e/o danneggiarli). Le straordinarie potenzialità mostrate dal programma (e i frammenti mantegneschi sono stati un eccellente campo di sperimentazione) fanno sì che la macchina fornisca in tempi molto brevi i risultati di una imponente serie di analisi che sono però di tipo quantitativo: viene individuato così un gran numero di probabili posizioni per ogni singolo frammento e perciò sarà sempre necessario l'intervento dell'occhio umano per la valutazione e la decisione finale.

Leandro Ventura
(27 mag 2003)


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