Opere istriane: un tesoro ritrovato?

 


Alvise Vivarini,
Madonna in trono con Bambino e due angeli

Ambito di Giovanni Bellini,
Madonna con Bambino

Giovanni Battista Tiepolo,
Madonna della cintola

Vittorio Sgarbi ha annunciato oggi una importante iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ovvero l'intenzione di restaurare ed esporre le opere provenienti dall'Istria conservate dal 1940 a Roma presso le Soprintendenze ai Beni Artistici e Storici e ai Beni Archeologici. I beni asportati da chiese e musei istriani all'inizio della seconda guerra mondiale per prevenirne la distruzione sono ben noti ai lettori di "Venezia Cinquecento", sulle cui pagine (n. 8 del 1994) venne pubblicata una breve segnalazione dell'esistenza a Mantova del polittico di Cima da Conegliano asportato dalla chiesa di Sant'Anna a Capodistria. Quella pubblicazione ebbe come risultato il rimontaggio del polittico e la sua esposizione, insieme ad altre opere istriane conservate a Mantova,  nelle sale del castello di San Giorgio.

Ora il Ministero dei Beni Culturali, nella persona del sottosegretario Sgarbi, ha deciso di porre finalmente termine a una vergognosa condizione di incuria e abbandono di un altro nucleo di opere provenienti dall'Istria: si tratta di 25 tra dipinti e piccole sculture conservati a palazzo Venezia a Roma e un discreto numero di reperti archeologici in deposito presso il Museo Nazionale Romano. Le opere di palazzo Venezia sono in genere in mediocre stato di conservazione e, in alcuni casi, un'ulteriore dilazione di un intervento di restauro avrebbe pregiudicato  le loro condizioni ancor più gravemente della permanenza negli imballi.

Primo importante risultato di questa iniziativa è la definizione dello status giuridico di questi beni, che sono di proprietà italiana e non slovena o croata come si pensava. Infatti con la rilettura del trattato di pace di Parigi (1947) e del trattato di Osimo (1975) il ministero degli Esteri ha stabilito che giuridicamente queste opere sono di proprietà italiana, perché provengono da territori che alla data dell'armistizio dell'8 settembre 1943 erano ancora italiani (la cosiddetta zona B) e lo sarebbero rimasti fino al 1975. A seguito di questa importante novità, è stato stabilito, come già auspicavamo nel 1993, che tutte le opere istriane verranno sottratte all'oblio.

Le opere non saranno restituite ai luoghi di origine, anche se non è stata esclusa la possibilità che, sulla base di specifici accordi internazionali i dipinti e gli altri beni possano tornare nelle chiese e nei musei dell'Istria. Quanto è conservato a Roma, come primo passo, verrà restaurato e trasferito a Trieste, dove sarà esposto al pubblico in un museo di nuova costituzione a spese del comune di quella città che si assumerà anche l'onere dei restauri. Il museo dovrebbe aprire entro un anno e sia Sgarbi che l'assessore alla cultura di Trieste, Roberto Menia, hanno accennato alla data del 21 aprile 2003. Sgarbi ha tuttavia assicurato che si tratta di un primo passo e che anche le opere conservate a Mantova andranno a Trieste, dove in seguito saranno radunate, dopo essere state rintracciate e debitamente identificate, anche tutte le altre opere istriane conservate in Italia (compresi i beni archivistici e librari).

(Leandro Ventura)
31 mag 2002

Vai all'elenco delle opere