A MADRID TERMINATO IL RESTAURO DEL CARLO V A MÜHLBERG DI TIZIANO

Il Museo Nacional del Prado ha presentato al pubblico i risultati del restauro del Carlo V a Mühlberg (1548) di Tiziano Vecellio, una delle iniziative più importanti che negli ultimi anni ha promosso la pinacoteca madrilena, grazie anche alla collaborazione di Fiat Iberica che sta finanziando altri due restauri tizianeschi (il Ritratto di Filippo II e la Gloria).

Fino al 2 settembre prossimo, i visitatori del Prado potranno approfondire le questioni relative a questo intervento di restauro, tanto delicato che il Museo aveva preventivamente organizzato il convegno "Tiziano. Técnicas y restauraciones". Le opinioni dei maggiori esperti internazionali giunti a Madrid in quell'occasione sono state di fondamentale utilità per l'impostazione del restauro che ora viene presentato al pubblico e agli studiosi.

Il quadro mostrava gravi problemi di conservazione, dovuti in buona parte alle complesse vicissitudini sofferte durante i suoi quasi cinquecento anni di vita. Infatti, già nell’autunno del 1548, quando il dipinto era stato appena terminato da Tiziano, una forte raffica di vento lo fece cadere dal supporto sul quale era stato collocato per far essiccare più rapidamente i colori. La caduta provocò una rottura della tela e l’immediato intervento del pittore veneto nelle vesti di restauratore di se stesso.

Successivamente, il quadro fu portato in Spagna e qui soffrì alcuni danni gravissimi in conseguenza dell’incendio dell’Alcázar madrileno nel 1734. La notte di natale di quell’anno il Palazzo Reale bruciò e molte opere d’arte arsero nell’incendio. Il Carlo V a Mühlberg scampò alla distruzione perché qualcuno tagliò la tela dal telaio e la scaraventò fuori da una finestra.

Le conseguenze del salvataggio appaiono oggi con chiarezza grazie agli studi radiografici, che evidenziano una serie di tagli netti corrispondenti, in termini generali, con i contorni della tela; eccezion fatta per la zona superiore sinistra, dove il taglio procede in diagonale. Gli studi tecnici hanno permesso di localizzare con precisione una serie di inserti e aggiunte che risalgono agli anni immediatamente successivi, quando il quadro venne dotato di un nuovo telaio e venne rifoderato, trovando in questo modo una stabilità per i pigmenti che altrimenti sarebbe stata messa in pericolo. Quest’ultimo intervento dovrebbe risalire, secondo quanto è stato possibile ricostruire grazie ad alcuni documenti d’archivio, alla seconda metà del Settecento. Successivamente il dipinto fu esposto nelle sale del Palazzo Reale Nuovo di Madrid fino ad entrare, con le cessioni di Fernando VII, a far parte della collezione del Museo del Prado.

Il terzo episodio drammatico del quale fu protagonista il quadro di Tiziano risale agli anni della Guerra Civile spagnola, quando alcuni capolavori del museo di Madrid lasciarono le sale della pinacoteca per essere trasferiti a Valencia, poi a Figueras, infine a Ginevra. Durante il lungo viaggio dalla Spagna alla Svizzera alcuni dei cuscinetti di cotone che servivano come parte dell’imballaggio si staccarono producendo dei danni alla materia pittorica del quadro di Tiziano.

Queste brevi note storiche danno l’idea della tormentata vita di questo capolavoro del Cinquecento e dell’importanza del suo restauro. Per queste ragioni il processo pulitura e ripristino è stato lento (è durato più di un anno), essendo accompagnato da studi tecnici, radiografici e stratigrafici che hanno permesso di conoscere a fondo la tecnica utilizzata da Tiziano e che hanno soprattutto consentito il prezioso intervento delle restauratrici Maria Teresa Dávila e Rocío Dávila.

Oggi il quadro di Tiziano può essere di nuovo ammirato in tutto il suo splendore, attraverso gli abili giochi di colore e di tonalità non più ricoperti da una patina di ambrata sporcizia. Allo stesso tempo la materia pittorica, la tela e i pigmenti lasciano trasparire il senso e la presenza della storia, caratteristica prima di un capolavoro.

Matteo Mancini