Silenziosi assentiamo?

 

Alla fine, il testo del nuovo Codice dei Beni Culturali è stato approvato ed è disponibile nel sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

I timori che avevamo segnalato nel lontano luglio 2002 sono sempre più concreti, e le possibili pericolose derive, che potenzialmente potevano essere avviate da leggi intese a diminuire il potere di tutela dello Stato sul patrimonio culturale e ambientale, hanno un ulteriore puntello normativo. La pratica del "silenzio assenso", tipica di tante leggi ideate per condonare abusi di varia tipologia, entra anche nel Codice dei Beni Culturali. E vi entra di soppiatto, all'improvviso, non dichiarata esplicitamente.

Il fondamentale art. 12 del Codice, in cui si definiscono le forme di "Verifica dell'interesse culturale", presenta al comma 10 una formula apparentemente inoffensiva: «Resta fermo quanto disposto dall’articolo 27, commi 8, 10, 12, 13 e 13-bis, del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni nella legge 24 novembre 2003, n. 326». Ebbene ciò che viene disposto dall'art. 27 della Legge 24 novembre 2003, n. 326 è proprio il silenzio assenso, dal momento che, se la Soprintendenza Regionale non risponde alla richiesta di verifica dell'interesse culturale di un bene (nel caso specifico un immobile demaniale) entro centoventi giorni, ciò «equivale ad esito negativo della verifica».

Il rischio di molte "mancate verifiche di interesse culturale" è evidente e sarà ora compito dei soprintendenti regionali mettere in atto quelle precauzioni (anche organizzative) per far fronte a questo pericolo. Non si tratta, è ovvio, di rischiare la sdemanializzazione del Colosseo, ma dobbiamo invece temere per quella fittissima trama di beni, molti dei quali di proprietà del Demanio, che sono presenti capillarmente su tutto il nostro territorio e che costituiscono la singolare e distintiva caratteristica del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Leandro Ventura
(24 gennaio 2004)


A integrazione del contenuto di questo breve articolo, segnaliamo lo scritto di Fabio Isman uscito su "L'Arengario", edizione Web.