Nominato dal ministro Urbani un consiglio scientifico per la tutela del patrimonio

 

Il Ministro per i Beni e le Attività culturali, Giuliano Urbani, ha nominato un consiglio chiamato a collaborare e fornire consulenza in materia di indirizzi e scelte per ogni aspetto relativo alla tutela del patrimonio culturale della nazione. Il consiglio è formato da tre esperti, Giacomo Vaciago, Giuseppe De Vergottini e Salvatore Settis, ma il ministro si avvarrà della consulenza di altri due specialisti, Louis Godard e Antonio Paolucci.

Queste nomine intendono evidentemente porre fine alle polemiche suscitate dalla politica del ministero in relazione a eventuali propositi di vendita o privatizzazione di parte del patrimonio culturale italiano e, chiaramente, la presenza di Salvatore Settis (autore del recente Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi) va letta in questo senso. Gli altri due esperti sono esponenti di primo piano della cultura giuridica. Giuseppe De Vergottini è uno dei massimi costituzionalisti   italiani ed è ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università di Bologna, mentre Giacomo E. Vaciago è ordinario di Politica Economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Queste due presenze sono ovviamente da considerare funzionali alle esigenze di confrontare i progetti di valorizzazione e tutela in funzione del vincolante dettato costituzionale, da un lato, e delle esigenze di politica economica dall'altro. Tra l'altro va ricordato che Vaciago da tempo si occupa di dismissioni di immobili pubblici e, sempre da tempo, ha sottolineato l'esigenza di vendere parte del patrimonio immobiliare, proprio per garantirne una migliore tutela (si veda, per esempio, il suo recente intervento su "Il giornale dell'arte" di ottobre 2002).

Questo consiglio scientifico è quindi chiamato a definire la posizione del Ministero per i beni e le attività culturali in rapporto a un progetto che periodicamente torna a essere inserito nell'agenda dei governi in Italia, ma che questa volta sembra più preoccupante sia per estensione che per forza della volontà politica ad attuarlo. Infatti non si tratta solo di immobili (dal momento che, se si vendessero o si riutilizzassero a fini produttivi caserme o carceri dismessi, nessuno se ne preoccuperebbe), il problema sorge dall'ampiezza delle tipologie di beni assegnati alla società Patrimonio S.p.A. e alle sue relazioni con la Infrastrutture S.p.A. Questo consiglio, quindi, è chiamato a un compito difficile, forse di contrasto, soprattutto in relazione all'apparente subordine in cui si muove il Ministero dei beni culturali rispetto a ministeri più forti, come quello dell'economia. E Settis in questo senso (ma lo stesso avvertimento viene anche da Paolucci), minacciando le dimissioni, ha precisato che attende di capire quali debbano essere i compiti di questo consiglio e quali possano essere le possibilità di agire in favore di una politica di tutela più chiara e rigorosa non in astratto, ma dal punto di vista scientifico della conoscenza di ogni singolo bene.

(Leandro Ventura)
10 gen 2003