Il punto sulle vicende dei beni culturali
(in attesa di sviluppi)

Gli ultimi mesi hanno visto alcune importanti novità per il patrimonio culturale italiano. In primo luogo va segnalata la nomina di un comitato consultivo per la tutela, costituito da tre membri (Giuseppe De Vergottini, Salvatore Settis e Giacomo Vaciago), di cui abbiamo già dato notizia lo scorso mese. Ancora non abbiamo informazioni certe sull'attività di questo consiglio, tuttavia si può tentare di fornire una lettura un po' più articolata delle scelte operate dal ministro. Infatti, De Vergottini e Vaciago sono stati scelti evidentemente in quanto esperti di questioni costituzionali ed economiche, quindi in base a scelte di carattere tecnico non strettamente legate al mondo dei beni culturali ma al settore (che si vuole sempre più correlato) dell'economia. Ciò è avvenuto in vista di una valorizzazione che, probabilmente, potrebbe anche eludere i limiti imposti dalla Costituzione italiana per quel che riguarda la tutela del patrimonio. Ma se ciò si pone in linea con le ultime tendenze in rapporto alla gestione complessiva dei beni culturali in Italia, forse qualche dubbio può sollevare la nomina di Salvatore Settis.

Settis infatti, come è noto, ha scritto un libro (Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Torino, Einaudi) in risposta alla creazione delle famigerate (e pericolosamente collegate) Patrimonio e Infrastrutture S.p.A. e ci si potrebbe chiedere come mai Urbani abbia chiamato proprio un "nemico" a far parte del neonato consiglio. Tale nomina può essere letta in due modi differenti, ma anche da considerare complementari. Forse, infatti, Settis non è proprio un "nemico" e il libro, dietro la netta presa di posizione a favore di un concetto di tutela molto più restrittivo di quanto non sia quello di Urbani, potrebbe celare un tentativo di avvicinamento all'entourage del ministro, con la volontà di fornire la propria competenza alla politica del Ministero per i Beni Culturali. Ma forse Urbani ha scelto Settis solo per tacitare le qualificate polemiche suscitate dalla gestione del suo Ministero.

Queste due ipotetiche letture potrebbero essere ulteriormente ampliate e articolate, in senso positivo, se si deve dare credito all'editoriale del "Giornale dell'arte" di questo mese. Non penso, però, che la presenza di Settis tra i collaboratori di Urbani possa preludere a un cambiamento di rotta del ministro, tale da consentirgli di scrollarsi di dosso l'incombente presenza dei suoi colleghi Tremonti e Lunardi. Ma per comprendere meglio la situazione, è necessario attendere che il consiglio nominato da Urbani inizi effettivamente a operare per delimitare in maniera più concreta la direzione verso cui sarà condotta la sua attività.

Per ora, comunque, la situazione non è incoraggiante, dal momento che sono già iniziate le vendite dei beni demaniali vincolati dal Ministero per i Beni Culturali (tra cui palazzo Correr a Venezia).

Leandro Ventura
(7 feb 2003)