Supermercato Italia

 

Apre domani a Roma, in piazza dei Cinquecento di fronte alla stazione Termini, lo spazio Vetrina Italia, gestito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che la denominazione ufficiale definisce anche come Centro informativo sul patrimonio storico artistico italiano. Il luogo ove viene avviata questa inziativa è senz'altro attraente, dal momento che è un punto nevralgico dei percorsi romani, necessariamente attraversato quotidianamente da migliaia di persone, siano costoro turisti, pedolari o più semplicemente romani. Inoltre l'iniziativa porta al recupero di una delle molte strutture, apparentemente effimere, realizzate per l'ultimo giubileo millenario e poi abbandonate al degrado, o all'uso proficuo da parte di varie tipologie di emarginati che vi trovavano un conforto, difficile da ottenere dalle normali strutture assistenziali. Insomma si tratta di una presenza importante, quella del Ministero per i Beni Culturali, che finalmente porta alla tutela di un bene architettonico (poco culturale, tuttavia) assegnando allo spazio quel surplus di valore per il quale il ministro sta tanto battendosi fin dal suo insediamento.

La struttura trasparente (e come sarebbe potuto essere altrimenti?) di Vetrina Italia si presenta quindi già con alcuni punti a suo vantaggio, a cui va ad aggiungersi l'allettante prospettiva di trovarvi un centro informativo tecnologicamente avanzato sia sulle attività del Ministero, sia soprattutto sul nostro straordinario, pericolante e vendibile patrimonio (e del resto le vetrine non servono ad invitare i clienti nel negozio?).

La quarantina di postazioni informatizzate si presentano bene ad un primo sguardo, dal momento che sembrano connesse alla rete per offrire un ampio panorama di potenzialità informativa: si va dai computer il cui monitor è fisso sull'home page del sito del Ministero per i Beni Culturali a quelli che permettono di affacciarsi alle pagine web dei Carabinieri (Nucleo Tutela Patrimonio Artistico), del CNR (Progetto finalizzato Beni Culturali), del Polo Museale romano, della Soprintendenza Comunale romana, dell'Ente Nazionale Italiano per il Turismo (ENIT)... Ma cuore del sistema sono i venti computer dove è possibile visualizzare, regione per regione secondo gli standard autonomistici vigenti, il contenuto di un database che contiene un gran numero di sintetiche schede sui luogi di cultura e d'arte presenti nei vari territori regionali. Contemporaneamente il frequentatore può trovare un piccolo bookshop e un punto informativo gestito autonomamente, con periodiche turnazioni, dalle singole regioni (si inizia con la Lombardia), così come dei monitor che trasmettono video promozionali o informativi, una sala convegno, eccetera.

Insomma tutto bene, sembra. Sembra che finalmente la cultura, almeno a Roma, abbia voluto abbandonare i «muniti templi edificati dalla dottrina dei sapienti», per avvicinarsi alla gente e rendersi così chiara e comprensibile in modo moderno, immediato, interattivo. Cerchiamo però di mettere alla prova questo sistema, impiantato dal Ministero per i Beni Culturali certamente con una non modica spesa di denari e risorse umane e intellettuali. Proviamo a consultare superficialmente o a interrogare in modo più approfondito le macchine per trovare delle risposte. Innanzi tutto, i contenuti: nei computer dedicati alle singole regioni sono presenti delle schede di luoghi d'arte consultabili per tipologia (musei, siti archeologici, monumenti, castelli, archivi, biblioteche, etc.) o per località; non esistono però schede delle opere d'arte presenti nei vari musei e non vi è la possibilità di accedere ai cataloghi delle biblioteche, dando così spazio non ai beni, ma esclusivamente ai contenitori, di cui di solito possiamo leggere schede troppo sintetiche, con indirizzi, orari, prezzi dei biglietti e poco altro. Secondo punto da sottolineare: da dove vengono le schede? La speranza era che fosse stato finalmente reso disponibile, magari con integrazioni e correzioni, l'enorme patrimonio esistente di schede e informazioni elaborato negli anni da Istituti del Ministero per i Beni Culturali come l'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) o l'Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane (ICCU), Istituti specializzati nella catalogazione, che lavorano da tempo su base informatizzata secondo criteri standardizzati a livello internazionale. Niente di tutto questo invece, anzi l'ICCD e l'ICCU non hanno neanche uno spazio esclusivamente dedicato, neanche un piccolissimo spazio, in questa vetrina che avrebbe invece dovuto fare necessario riferimento al loro lavoro e ai loro dati.

E con questa osservazione possiamo passare ai contenuti degli altri computer presenti nella struttura. Le varie istituzioni e i diversi uffici presenti sono presenti, se va bene, con il loro sito, senza possibilità di accedere ad altri siti correlati, attivare i link presenti nelle pagine web, o addirittura sono presenti con la sola home page. Ne abbiamo provato qualcuno: il computer dedicato al lavoro dell'Istituto Centrale per il Restauro presenta le attività dell'ufficio, ma non rende possibile accedere ai siti del Ministero dei Beni Culturali da cui dipende, né a quelli di altri uffici del Ministero stesso, per non parlare dei link a istituzioni internazionali abbondantemente presenti nelle pagine dell'ICR e importanti per integrare l'acquisizione di informazioni. I computer dedicati alle singole regioni, poi, sono delle scatole chiuse che non dialogano tra di loro, così che, per esempio, se io volessi cercare i castelli presenti in Italia, dovrò fare la ricerca prima in Lombardia, poi in Veneto, poi in Emilia e così via, spostandomi continuamente di postazione in postazione, dal momento che non posso passare da una regione all'altra rimanendo seduto davanti allo stesso monitor. Infine il computer che dovrebbe presentare i contenuti del sito dell'ENIT è lì solo per mostrare una colorata home page, ma se fossi un turista e volessi avere informazioni su dove dormire o su quali itinerari seguire, le pagine interne sono inesorabilmente indisponibili. I tecnici presenti non sanno dare spiegazioni esaurienti di queste limitazioni (la macchina non funziona ci hanno detto!), o rispondono alle domande asserendo che non ci si trova in un internet point e quindi i computer non possono dare accesso a tutti i siti disponibili e la navigazione è rigidamente limitata, per evitare un uso non conforme alle finalità per cui è stata allestita la Vetrina Italia. Viene però un dubbio tecnico serio, ovvero che i monitor non siano collegati a un computer connesso alla rete, ma che siano connessi a un server, in cui sono immagazzinate esclusivamente le pagine che si vogliono vedere, così da fornire un limitante e limitato database di informazioni, senza dare la possibilità di sfruttare l'interattività e le enormi potenzialità della rete.

Insomma molti sono i dubbi che questa iniziativa solleva, per la sua ridotta utilità, se non proprio inutilità, funzionale per i diversi livelli di potenziale utenza. Ciò deriva dall'eccessiva rigidità di funzionamento, motivata dai responsabili (ma non giustificata per l'utente) dall'esigenza di non dare spazio a usi impropri. In questo senso, però, da un lato forse sarebbe stato opportuno scegliere una collocazione differente per l'iniziativa, e da un altro lato sarebbe stato sufficiente pensare a come è organizzato il Future Centre di Telecom a Venezia, dove i computer danno informazioni guidate, ma il frequentatore ha anche la possibilità di accedere alla rete con un'ampia connettività che consente di estendere il potenziale informativo della struttura. Inoltre è grave che dalla strutturazione dei contenuti siano stati esclusi ICCD e ICCU, ma si sia fatto riferimento a notizie e schede di variabile e incerta provenienza. Tuttavia le potenzialità di questa struttura sono innegabili e si auspica che ciò che da domani funzionerà a Roma potrà in primo luogo migliorare radicalmente l'offerta di contenuti e la sua funzionalità, e poi che potrà replicarsi in altre città, per accrescere la possibilità di accedere alla conoscenza del nostro patrimonio. Insomma si spera che non rimanga semplicemente un'operazione di facciata, una vetrina, appunto, dietro cui trovare un supermercato con poca merce indistinta e disposta disordinatamente sugli scaffali, anziché un negozio elegante e ben fornito che invece dovremmo attenderci.

Leandro Ventura
(3 apr 2003)