Il MiBAC progetta la soppressione delle Soprintendenze ai Beni Artistici e Storici

 

Riceviamo da Luca Caburlotto una lunga e coraggiosa email di denuncia di un progetto che sta cicolando in ambienti amministrativi e sindacali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che prevederebbe la soppressione di numerosi posti dirigenziali di seconda fascia, tramite l'accorpamento di diversi uffici. Nel progetto viene prevista, tra l'altro, la fusione di alcune Soprintendenze rette da storici dell'arte con le Soprintendenze ai Beni Architettonici, con il rischio di sopprimere le specifiche competenze svolte sul territorio dalle Soprintedenze ai Beni Storico Artistici. La notizia sta già avendo un certo risalto sulla stampa locale e nazionale e speriamo di poter contribuire alla diffusione dell'informazione, per impedire questo ulteriore declassamento del ruolo degli storici dell'arte.

Red.
(7 ago 2011)

 

 


Gentili colleghi, cari amici,

il timore che avevo celato nell'ultimo mese, prima di tutto per non demoralizzare i miei collaboratori e i molti che all'esterno mi hanno sostenuto, poi per non sollevare inutili polemiche e infondati timori, aveva purtroppo ragion d'essere.

Ho ricevuto ieri pomeriggio da una persona di totale fiducia da parte mia e ben addentro alle cose - venuta casualmente a conoscenza di una notizia che doveva rimanere segreta - una telefonata nella quale mi ha informato che il capo di gabinetto del Ministero per i beni e le attività culturali Salvatore Nastasi - senza informare né i soprintendenti diretti interessati, né il segretario generale del Ministero né i direttori generali di settore né tantomeno il Consiglio superiore per i beni culturali, organo consultivo che dovrebbe essere sempre se non altro sentito per questioni di tale rilevanza – ed approfittando peraltro della disattenzione generale dovuta alle ferie del periodo di ferragosto - sta provvedendo al taglio di 19 uffici dirigenziali del Ministero per i beni culturali a fini di minor spesa anche grazie alla soppressione di numerose soprintendenze storico-artistiche.  Queste verrebbero accorpate alle soprintendenze architettoniche, perdendo tutta la loro imprescindibile specificità. Insomma, come far accorpare in un ospedale i reparti di cardiologia e oculistica nelle mani di uno solo dei due specialisti, in barba alla regola della competenza professionale.

La notizia non fa altro che confermare un procedimento che era già notoriamente in corso e dovuto ad economie di spesa, avviato mediante la richiesta di pareri circa la riduzione delle soprintendenze espressa lo scorso giugno da Salvatore Nastasi a tutti i direttori regionali del Ministero per i beni culturali. Il direttore regionale del Friuli Venezia Giulia arch. Giangiacomo Martines - questa è la notizia che anche per correttezza e per prudenza non avevo diffuso – ha risposto  proponendo l'accorpamento della soprintendenze storico-artistica e architettonica della regione: cosa che verrà senz'altro accolta. La notizia è certa perché della lettera a Nastasi il direttore Martines mi ha fatto pervenire copia per conoscenza, a quanto pare (vengo a sapere sempre dal collega) violando un principio di segretezza cui tutti gli altri direttori regionali si sono invece attenuti; non discuto qui il fine dell'avermi messo a parte del suo parere. Segnalo però che il direttore generale per i beni paesaggistici, le belle arti e l'architettura del Ministero per i beni culturali arch. Antonia Pasqua Recchia, chiamata ieri da un direttore regionale mentre era in ferie, è caduta dalle nuvole; altrettanto non informato il segretario generale arch. Roberto Cecchi.

Il caso fa sì che, quando ho ricevuto la telefonata, stessi entrando a Cortina d'Ampezzo ad un incontro pubblico del Ministro per i beni culturali Giancarlo Galan, cui andavo per presentarmi e proporgli di essere a Fiume/Rijeka il 24 settembre per il nostro convegno per le Giornate europee del patrimonio (sul che ha approvato con grande entusiasmo e convinzione, confermando subito la sua presenza). Al termine dell'incontro, gli ho segnalato il decreto di soppressione delle soprintendenze storico artistiche che egli avrebbe trovato alla firma al ritorno dalle ferie, di cui anch'egli non sapeva nulla. Ho chiamato anche il suo consigliere Franco Miracco, che pure sapeva della procedura in corso ma non di queste decisioni imminenti e che stasera (sabato 6 agosto) lo vedrà ad Asiago, segnalandogli il grave danno che si produrrebbe, e il metodo torbido con il quale si compie.

Consultandomi con l'informatore, ho deciso di agire per render nota la cosa: così già oggi ho chiamato due giornalisti, prendendomi tutta la responsabilità delle mie affermazioni, dato che non ho le prove materiali che il documento ci sia, ma ho tutti gli indizi concordemente in favore, compresa la prova del parere del direttore regionale del Friuli Venezia Giulia per la soppressione della soprintendenza storico artistica di Trieste. Il tutto non per polemica, ma per la gravità del fatto, che i giornalisti hanno colto in pieno, e con dispiacere. Così la notizia che doveva restar segreta, e il pasticcio ferragostano che si voleva fare in tutto silenzio, emergeranno alla luce. Poco m'interessano le conseguenze che possa averne io (che credo alla chiusura di Trieste sarò spostato nel Veneto, ma non perdo né posto né stipendio; al più starò un po' "antipatico" a qualcuno in alto loco), molto di più m'interessa il valore della battaglia civile che voglio combattere, comunque vada.

Certo che intanto è ottimo alibi quello economico per allontanare un soprintendente scomodo, pronto a dire le cose come stanno e indisponibile a concedere favori.

Credo che ci muoveremo con i colleghi soprintendenti, vediamo se riusciamo a bloccare l'ennesimo sfregio alla cultura italiana e alla tutela del suo patrimonio. Comunque sia, ci spero, forse stiamo intervenendo giusto in tempo.

Esprimo intanto qui alcune osservazioni.

Una generale, intanto: che nonostante l'indiscutibile centralità della cultura e del nostro patrimonio storico artistico per la crescita sia civile che economica del nostro paese (e, direi, anche per l'uscita dalla crisi), il Ministero per i beni culturali continua a subire drastici tagli, tutto nel più rigoroso silenzio del ferragosto.

Poi alcune specifiche per il caso del Friuli Venezia Giulia

  1. se passa questo decreto, passa trionfalmente l'opinione che il Friuli Venezia Giulia è una inutile e periferica regione, che non conta nulla, tanto da non meritare, e per l'intero territorio regionale, un soprintendente a tutela del suo patrimonio storico artistico (si chiami Luca Caburlotto o abbia qualsiasi altro nome);
  2. l'allontanamento del soprintendente storico artistico vuol dire il crollo di tanti progetti in essere, non gestibili da un architetto, per gravame di impegni e per competenza professionale diversa, oltre che per assenza di contatti diretti. Cito solo qualcuno dei moltissimi: la mostra dei Crocifissi romanici dall'area del Patriarcato di Aquileia (Italia, Austria, Slovenia, Croazia) a Cividale nl 2013, quella di grafica friulano giuliana tra Otto e Novecento dal Gabinetto disegni e stampe della Galleria degli Uffizi alla Fondazione Coronini Cronberg nel 2012 (notizia che non avevo diffuso finora, ma che si stava programmando, e che non riesco ora a tacere, nel momento in cui la vedo sfumare), la valorizzazione del patrimonio storico artistico della prima guerra mondiale (a partire dal 90° anniversario della partenza della salma del Milite Ignoto da Aquileia a fine ottobre prossimo), la possibilità di collaborare (rispetto alla quale non mi tirerò indietro comunque) alla mostra di Tiepolo a villa Manin nel 2012-2013 che mi era stata chiesta dall'assessore De Anna, il contributo alla rete museale della provincia di Udine, la stretta intesa che si stava formando con il Comune di Trieste (biglietti unici, mostre congiunte, ecc.), la serie di convegni programmati a Fiume/Rijeka, il progetto Interregionale sul Carso con la Provincia di Trieste e l'Università di Capodistria, e tutte le collaborazioni che si andavano pensando con gli amici sloveni e croati, con tutto il valore di rafforzamento dell'amicizia tra i vicini popoli e di superamento dei drammi storici, che tanto mi ha coinvolto e in cui tanto ho creduto fin da subito.

Infine qualche considerazione personale.

Tutto questo mi addolora non solo personalmente, per il sogno che avevo messo in piedi (ma anche per tutto  il riordino gestionale ed economico, meno visibile ma non meno importante, che stavo facendo in Soprintendenza in generale e a Miramare in particolare), ma anche e soprattutto - oltre che il venir meno della tutela e della valorizzazione del patrimonio della regione (col conseguente effetto sul turismo, in particolare tutto quello nuovo dell'Europa orientale) - per le persone che ho incontrato e che hanno condiviso il mio impegno.

Innanzitutto tutti i deliziosi collaboratori che ho avuto nella Soprintendenza, a Trieste e Miramare, Udine, Gorizia e Cividale, preziosissimi, appassionati, scrupolosi, ammirevoli per dedizione e rigore, per profusione di intelligente impegno.

Poi tutti gli amici che ho via via conosciuti, in particolare per i "carbonari" (come ci siam definiti) che sono stati sostegno determinante per aiutarmi a dare vivacità, crescita e stimolo ad una realtà ricchissima di potenzialità, per introdurmi a tanti ulteriori contatti, ma anche a farmi sentire più sicuro.
Poi ancora gli amministratori, di ogni parte politica, che hanno preso a cuore le mie iniziative, si sono prodigati per sostenerle, hanno discusso progetti da portare avanti insieme; e con loro i responsabili di enti, associazioni e fondazioni, con cui mi sono impegnato a dare nuovi stimoli alla cultura in regione.
Ultimi non per importanza, e con molto affetto, tutti i cari amici di Slovenia e Croazia, qualsiasi sia la loro lingua e cultura, con i quali abbiamo avviato meravigliosi progetti, e in animo ne abbiamo di infiniti. Mi permetto una annotazione forse non troppo professionale, ma che mi fa stringere il cuore a pensare al rischio che si sta profilando della chiusura della soprintendenza: e sono gli occhi che brillavano alle squisite consoli a Trieste di Slovenia e Croazia al mio dire di tutti i progetti che desideravo e desidero portare avanti con loro, e l'emozione mia a sentire a mia volta il loro entusiasmo a collaborare, a sostenere i miei progetti transfrontalieri, a rendersi disponibili per attività da svolgere congiuntamente.

Tutto questo scrivo perché tante care persone non siano prese di sprovvista all'eventuale pubblicazione della notizia. Che purtroppo è fondatissima. Ma non per questo m'arrendo, e continuerò fino in fondo a combattere, e son certo non da solo anche fra i colleghi soprintendenti, costi quel che costi il risultare un soprintendente, e un cittadino, scomodo.

Luca Caburlotto