Novità per Lorenzo Lotto nelle Marche

 

Gli studi lotteschi delle Marche si arricchiscono di nuovi contributi entrambi realizzati da Marta Paraventi.

Il primo si intitola Per Lorenzo Lotto nelle Marche: il San Sebastiano e il San Cristoforo di Berlino. Bilancio di una prima ricerca ed è uscito in “Accademia Raffaello. Atti e Studi”, 1/2007. Lo studio indaga in maniera approfondita due opere dell’artista veneziano attualmente conservate nella Gemäldegalerie di Berlino provenienti dalla chiesa di San Sebastiano di Castelplanio; le due tele raffiguranti San Sebastiano e San Cristoforo furono eseguite nel 1531 e facevano parte di un’opera più complessa, probabilmente un polittico, disperso nelle altre sue parti.

Restaurate pochi anni fa presso il Getty Museum di Malibu, le due tele sono state realizzate in anni cruciali in cui l’artista dimorava a Venezia ma veniva spesso nelle Marche, in particolare a Jesi dove aveva diverse commissioni confluite nelle splendide opere conservate nella Pinacoteca civica di palazzo Pianetti: esse quindi rappresentano una felice espressione della sua piena maturità e saranno riprese dallo stesso Lotto anche in anni successivi come, ad esempio, nella grande tela con San Cristoforo, San Sebastiano e San Rocco della Pinacoteca della Santa Casa di Loreto. Il saggio di Marta Paraventi affronta la questione dell’arrivo a Berlino delle due tele acquistate dal regno di Prussia tra il 1819 e il 1821 tramite il mercante inglese Edward Solly, utilizzando documenti forniti dalla stessa Gemäldegalerie, le vicende del restauro presso il Getty Museum per poi contestualizzare la presenza dell’opera lottesca nella Castelplanio dell’epoca e nella produzione coeva dell’artista sotto il profilo stilistico e iconografico con riferimenti anche ai modelli desunti dalla statuaria antica che Lotto poteva conoscere. Infine viene esaminata la  fortuna nel territorio di Castelplanio e non solo dei due soggetti lotteschi.

Recentemente la studiosa ha pubblicato un altro saggio lottesco dedicato alla Madonna del Rosario di Cingoli, oggetto della sua tesi di laurea e di una borsa di studio a Monaco di Baviera, all’interno del volume a cura di G. Crinella, Scritti e opere in onore di Padre Stefano Trojani (edizioni Quattro Venti, Urbino, 2007) dove si affronta criticamente anche la questione della presunta paternità del San Girolamo esposto a Jesi in occasione del convegno lottesco dello scorso aprile. Ancora per Lorenzo Lotto nelle Marche. La Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto a Cingoli. Storia, committenza e iconografia con una scheda su un San Girolamo di collezione privata,questo il titolo del saggio che indaga in maniera approfondita la nota Madonna del Rosario lottesca.

 

La ricerca prende le mosse da una premessa sul soggetto della Madonna del Rosario di origini germaniche e legato all’ordine dei Domenicani, per poi analizzare l’insediamento dell’ordine a Cingoli e i legami con le locali famiglie dei Simonetti e dei Franceschini coinvolte nella committenza del dipinto come hanno anche recentemente dimostrato alcuni documenti rinvenuti da Roberto Coltrinari; di seguito si focalizza l’attenzione sulla Cingoli del XVI secolo con particolare riferimento ai facoltosi personaggi presenti come il cardinale Egidio da Viterbo e il cardinale Alessandro Farnese futuro Papa Paolo III,  per poi arrivare alla locale confraternita del Rosario e allo studio del dipinto lottesco. Di questo viene svolta sia un’analisi iconografica che stilistica. Il dipinto, già ricordato nell’altare maggiore della chiesa di S. Domenico da F. M. Raffaelli, è conservato oggi nella sede originaria: è firmato «L. LOTVS» e datato 1539 in cifre romane. Avvolto in una luce serale, che sembra ricordare l’atmosfera di una serata di paese quando si entra in chiesa per recitare il Rosario, il soggetto è articolato secondo lo schema della Sacra Conversazione tra Madonna e santi che, in questo caso, sono tutti legati all’ordine domenicano tranne Sant’Esuperanzio, patrono di Cingoli.

Tra le fonti iconografiche vicine al modello lottesco figura un dipinto del 1499 conservato nella chiesa protestante di San Pietro di Weilheim unter der Teck nel Baden-Wurttemberg dove i quindici Misteri del Rosario sono rappresentati in tre ghirlande concentriche mentre al centro la Madonna con Gesù Bambino siedono in un giardino dove angeli in primo e secondo piano, vicino un roseto, giocano con fiori e con i petali di rosa, particolare questo, che ricorre anche nel dipinto lottesco. Tra le particolarità dell’opera si segnala la descrizione del modellino di Cingoli tenuto in mano da Sant’Esuperanzio nell’atto di consegnarlo a Gesù Bambino: si tratta di una fedele raffigurazione della Cingoli dell’epoca e una dimostrazione della presenza in loco dell’artista veneto. Il saggio si conclude presentando alcuni dipinti influenzati dal modello lottesco ancora conservati a Castelbellino (AN) e Treia nonché altri esempi rosariani marchigiani del XVI secolo.

Daniela Landi
(31 luglio 2007)