Restaurata la Fattoria di Villa Emo

Il restauro della Fattoria di Villa Emo, capolavoro di Palladio nella campagna di Fanzolo di Vedelago nel trevigiano, è stato completato.

L’imponente edificio era stato oggetto di manomissioni e si presentava in condizioni molto precarie. Con un investimento di circa 6 milioni di euro, è stato recuperato in tutte le sue parti e trasformato, nel totale rispetto per l’architettura originale, nel nuovo Centro Servizi del Credito Trevigiano.

La Fattoria sorge nell’area dove, a metà del '400 si innalzava la villa dei Barbarigo che, nel 1535, cedettero il loro fondo di Fanzolo a Leonardo Emo. Quando, alcuni anni dopo, un omonimo nipote di Leonardo ereditò il fondo e la villa, costui commissionò a Palladio la nuova dimora.

La villa palladiana, progettata intorno al 1558, dopo le ville Barbaro e Badoer, venne innalzata a oriente della vecchia costruzione dei Barbarigo. Una volta realizzata la nuova villa, qualche decennio più tardi fu demolita la vecchia residenza e, al suo posto, nel Settecento, si decise di innalzare la fattoria, forse su progetto di Francesco Muttoni.

Nel restauro (affidato all’architetto Alberto Torsello), la scelta è stata quella della “Conservazione Totale”, rispettando il preesistente, nelle sue stratificazioni, senza manomettere nulla, conservando persino i vecchi intonaci anche se di evidente fattura popolare. Il nuovo Centro Servizi, con tutta la necessaria tecnologia, è entrato come “ospite” nella Fattoria, adeguandosi agli spazi, rispettando la lettura dell’impianto dell’edificio e delle sue originali funzioni. Inoltre, valorizzando caratteristiche originali del fabbricato  e agendo con nuove tecnologie, si è voluto trasformare la Fattoria in un edificio “passivo”, ovvero autosufficiente in termini di consumi energetici.

Garantita la regolare apertura al pubblico della villa e del suo parco, resa funzionale la grande fattoria, l'attenzione del Credito Trevigiano si sposta ora sull’antico borgo prospiciente l’ingresso della villa, un nucleo storicamente molto interessante di edifici un tempo abitati dai coloni. Il gruppo di lavoro che, per conto del Credito Trevigiano in accordo con le Soprintendenze, coordina il “Progetto Villa Emo” si è posto l’obiettivo di valorizzare l’intero complesso, sia in termini di tutela dell’intangibilità della villa che di salvaguardia ambientale, senza tuttavia musealizzare il tutto, semmai adeguando le pertinenze rustiche, nell’assoluto rispetto delle architetture e del paesaggio, alle nuove esigenze dei tempi.

Il “Modello Villa Emo” di recupero e “riutilizzo compatibile” di un bene storico è oggetto di riflessione a livello veneto e nazionale e potrebbe costituire un prototipo nel processo di salvaguardia dell’immenso patrimonio rappresentato dalle ville venete.

Red.
(28 Apr. 2007)