Lo "sdegnato barbaro" ritorna, dopo 40 anni.
Romanino a Trento e a Brescia

 

Nel 1965 si inaugurava a Brescia la prima (ed unica fino ad oggi) mostra su Girolamo Romanino.
Sono passati dodici anni anche dall’uscita della monografia dedicata al pittore bresciano da Alessandro Nova, della Goethe-Universität di Francoforte, e pubblicata dalla Allemandi di Torino.
Dopo tanti anni il Castello del Buonconsiglio di Trento e la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia(recentemente riallestita) collaborano ad un’ampia rassegna dedicata all’artista bresciano: a Trento una mostra che presenterà circa un centinaio di pezzi degli esordi del Romanino(oltre ai restaurati affreschi del Castello), a Brescia un più esiguo numero di opere, dell'ultimo periodo romaniniano, e suggestivi itinerari in due palazzi cittadini solitamente chiusi al pubblico.
La Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia ha già aperto i battenti il 21 giugno con L’ultimo Romanino. Sacro e profano nelle opere tarde di Girolamo Romanino, mostra che sarà visitabile fino all'8 ottobre 2006, mentre Trento aspetterà il prossimo 29 luglio per inaugurare l'evento Girolamo Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano.
La mostra bresciana, per iniziativa di Comune di Brescia-Settore Musei, Fondazione Cab, Banco di Brescia e Brescia Musei S.p.A., in collaborazione con i Musei Civici e con la Soprintendenza di Mantova, presenta una selezione di opere realizzate dal pittore bresciano nell’estrema fase della sua parabola artistica, tra il 1545 circa e il 1560.

Ospite d’eccezione la pala con la Vocazione di Pietro e Andrea, commissionatagli nel 1557 dalla Congregazione di S.Giustina e proveniente dalla chiesa di San Pietro apostolo di Modena, ultimo dipinto documentato dell'ultimo decennio, 'pulito' per la trasferta bresciana. La tecnica pittorica rivela delle anomalie rispetto alla mano del Romanino e ciò ha fatto presupporre alla critica che l'opera possa essere stata eseguita con l'aiuto dell'allievo e genero Lattanzio Gambara.
Nello stesso periodo Romanino e il Gambara lavoravano insieme per un'altra grande pala d'altare, ormai scomparsa, quella con il Martirio di S. Lorenzo, per l'omonima chiesa di Brescia. Un documento del 1562, ritrovato negli ultimi anni, permetterebbe infatti di stabilire che Romanino iniziò il Martirio, ma fu Lattanzio a terminarlo, probabilmente perché nel frattempo Romanino stava lavorando alla pala della Vocazione di Modena. Un dipinto problematico, di cui si è detto: “il racconto è sempre quello, sferzante e anticlassico, del Romanino, capace di dar voce agli 'ultimi' e a una religiosità tormentata, attraverso un linguaggio vivo e appassionato, più vicino al dialetto che alla lingua di corte”.
Accanto alla Vocazione, nel salone della Pinacoteca bresciana sono presentate la pala di San Domenico (La Vergine incoronata dalla Trinità con San Domenico e altri santi) che originariamente decorava l’altare maggiore dell’omonima chiesa bresciana, risalente al 1545-1548 circa, e la cosiddetta pala Avogadro (San Paolo fra i santi Girolamo, Giovanni Battista, Maddalena, Caterina e angeli), che prende il nome dall’omonima cappella della chiesa di San Giuseppe che la custodiva, databile al 1549-1550.

In due dimore patrizie bresciane si ritrova poi la più significativa testimonianza dell’attività tarda dell’artista: casa Bargnani, oggi Palazzo Lechi, in corso Magenta, e Palazzo Averoldi, in via Moretto, considerato “testimonianza fra le più significative del manierismo di tema profano nell’Italia settentrionale”.
in entrambe le dimore patrizie si conservano affreschi eseguiti dal Romanino, in collaborazione con Lattanzio Gambara. Una figura, quest’ultima, che certo non mancò stimolare, con il suo apporto classicistico, “l’estro artistico dell’antiaccademico ed anticlassico Romanino”.
In entrambi i palazzi temi giocosi e miti dell’antichità vengono resi con scioltezza di pennello e la ricerca di raffinati effetti plastici, fra baccanali, scene mitologiche, favole antiche che inseguono raffigurazioni di mesi e stagioni, talvolta frammentari ma determinanti per comprendere la “poetica irriverente e insieme raffinata dell’ultimo Romanino, densa di ironia e di sottili notazioni psicologiche, e assolutamente refrattaria alla pedanteria di maniera”.
Renata Stradiotti ha affermato che i recenti restauri, ancora in corso in alcune zone della città, permetterebbero di approfondire il rapporto tra Romanino e Lattanzio, e di distinguere le rispettive competenze, anche se, come ha ribadito Francesco Frangi, è un problema complesso affrontare le maniere e la ripartizione dei lavori tra i due.
Per esempio in Palazzo Lechi, di cui molto s'è perso degli affreschi descritti da Paglia, prevale Romanino, mentre in Palazzo Averoldi, purtroppo molto ridipinto, domina il Gambara.
Il restauratore ha spiegato che Lattanzio tende ad usare cartone e graticola con la battuta di corda, secondo la maniera cremonese, mentre Romanino si avvicina alla tradizione veneziana. Pare che il problema si riproponga in una libreria, tutt'ora in restauro, presso la Caserma di S.Eufemia, che presenterebbe parti pittoriche incise dai cartoni, attribuibili a Lattanzio, e zone dipinte di getto a mano libera, più probabilmente di mano del Romanino.
Queste le tappe de “L'ultimo Romanino”.
Certo un itinerario 'romaniniano' a Brescia dovrebbe contemplare anche la Cappella del SS. Sacramento in S.Giovanni Evangelista (teatro del confronto tra Romanino e Moretto), la Basilica di S.Salvatore con le Storie di S. Obizio, il Duomo vecchio con le due tele della Raccolta della manna (che saranno però a Trento dal 29 luglio..), il Duomo nuovo con le ante d'organo dipinte, le chiese di S. Francesco, di S. Faustino e Giovita (Resurrezione e i Santi Apollonio, Faustino e Giovita), di S. Cristo, di S. Clemente, dei SS. Nazaro e Celso, di S. Maria in Calchera (Messa di S. Apollonio). Il percorso potrebbe proseguire verso la Val Camonica, a Pisogne, Bienno, Breno, ma si rischierebbe di arrivare a Montichiari, Tavernola, Cremona, Padova, Mantova..
Ma torniamo alle mostre.
La mostra del Buonconsiglio, concentrata sulla prima attività del pittore, si articolerà in diverse sezioni. Si aprirà con la prima produzione del Romanino e la sua formazione tra Venezia e Milano, in rapporto con Giorgione e Tiziano, proseguendo con i ritratti giovanili e i lavori degli anni ’20.
Snodo fondamentale del percorso espositivo saranno gli affreschi del ciclo di Trento – mostra nella mostra - presentati al termine dei restauri, per considerare il Romanino anche in relazione all’attività degli altri pittori che operarono nel Magno Palazzo, come i Dossi e Fogolino.
Quindi la produzione degli anni ’40-’50, all’interno della quale particolare risalto – lo ha ricordato Enzo Chini in conferenza stampa – avranno le grandi ante d’organo provenienti dal Duomo di Brescia, da Asola e dalla chiesa di S. Giorgio in Braida a Verona. Questi anni saranno rappresentati anche dalla magnifica tela con La raccolta della Manna conservata a Brescia. Si potranno vedere inoltre opere di Tiziano, Lotto, Moretto, Savoldo, Callisto Piazza e Altobello Melone.
Anche altre opere bresciane del primo Romanino saranno esposte a Trento: l'Adorazione dei pastori, il Crocifisso con la Maddalena, e i due affreschi strappati a fine Ottocento dal refettorio dell'abbazia di Rodengo Saiano con la Cena in Emmaus e la Cena in casa di Simon Fariseo, accanto a tre affreschi del ciclo dei Profeti del Moretto, tutte provenienti dalla Pinacoteca.
Una sezione sarà poi riservata a Bernardo Cles, non solo in relazione al ruolo che giocò nella politica europea e ai rapporti che intrattenne con la casa d’Austria, ma alla sua figura di committente per gli artisti che lavorarono al Castello intorno al 1530.
Interessante notare la presenza a Trento di una sezione dedicata alla produzione grafica del Romanino – si è detto più di 30 fogli autografi, più di quanto si sia mai visto fin'ora - molto significativa ma poco conosciuta, affiancata a disegni del Pordenone e del Lotto.
Aspettiamo quindi l'evento trentino, per completare il discorso sul 'pittore in rivolta' del 'culur zalt'.

(Vera Bugatti
24 giu 2006
)


 

Per quanto riguarda la mostra bresciana verranno organizzate visite guidate tematiche a Palazzo Lechi e Palazzo Averoldi, in base alla disponibilità del notaio Luigi Lechi e dell'azienda La Jarretiere (per Palazzo Averoldi), secondo un calendario che verrà reso noto a breve.

Per informazioni:
BRESCIA
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TRENTO
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