Gestione e tutela nei beni culturali? Nessuna distinzione!

 

Gli ultimi documenti del governo Berlusconi sul Codice dei Beni Culturali, rilanciati da Patrimonio S.O.S., destano grande preoccupazione, soprattutto perché ormai si sta affermando la confusa idea di equiparare gestione valorizzazione e tutela. Il documento presentato in vista del Consiglio dei Ministri del 18 novembre, come integrazione/correzione del Codice dei Beni Culturali, denuncia infatti un'assenza di corrette conoscenze del governo. E basta leggere il testo per rendersi conto di come, dopo le proteste e le prese di posizione che si sono susseguite numerose fin dalla primavera del 2001, evidentemente, questo governo non sia ancora  riuscito a distinguere in maniera adeguata la tutela, dalle attività, anche imprenditoriali, che riguardano i settori della gestione e della valorizzazione (economica) dei beni culturali.

Come notato da Salvatore Settis in un allarmato e allarmante articolo su "La Repubblica" di ieri, il governo ha ormai invaso con il suo credo impenditoriale anche il settore dei beni culturali, assoggettando totalmente la tutela alla valorizzazione e alla gestione, in funzione dello sfruttamento turistico del nostro patrimonio culturale. E non solo. Le preoccupazioni finanziarie potrebbero spingere il governo a cancellare il vincolo di inalienabilità che ancora (per fortuna) interessa il nostro patrimonio culturale, con il fine di monetizzarlo (magari anche solo sotto la forma della cartolarizzazione), iscrivendo il suo valore nella colonna dell'attivo del bilancio dello Stato.

Leandro Ventura
(17 nov 2005)