Ennesimo colpo di mano sui beni culturali e paesaggistici

 

La discussione al Senato del cosiddetto decreto sulla competitività (decreto legge 14 marzo 2005 n. 35), è sfociata come è noto nell'approvazione con voto di fiducia lo scorso 4 maggio del disegno di legge n. 3344. Nel testo approvato al Senato sono state introdotte alcune signifcative varianti che mostrano tutti i potenziali pericoli per la tutela del nostro patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico.

Al fine di velocizzare la realizzazione delle grandi opere pubbliche ritenute strategiche per lo sviluppo economico del paese, il testo di legge (art. 5, comma 11) introduce l'ambigua figura del commissario straordinario di nomina governativa, che ha il compito dichiarato di rimuovere gli ostacoli che dovessero emergere nel corso della realizzazione delle opere. Gli enti chiamati a fornire le necessarie autorizzazioni, si vedono a loro volta imposto il termine di sessanta giorni per esprimere il proprio parere, dopo di che il commissario procederà comunque, anche in virtù della potestà del governo di deliberare lo "stato di emergenza" («Per assicurare il rispetto della normativa in materia di tutela ambientale e paesaggistica, il Commissario acquisisce il parere delle competenti amministrazioni, che deve essere espresso entro sessanta giorni dalla richiesta. Decorso tale termine, il Commissario procede comunque nella esecuzione dell’opera. Qualora rallentamenti, ritardi o impedimenti di qualsiasi natura e genere siano tali da non consentire il rispetto dei tempi per la realizzazione completa dell’opera e da determinare un grave pericolo per l’economia e per la sicurezza e incolumità pubbliche, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, può deliberare lo stato di emergenza ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, conferendo al Commissario i relativi poteri»).

Dal testo si può ben capire come i principi della tutela dei beni paesaggistici e culturali siano stati sacrificati a favore di mere considerazioni economiche. E questa modifica gravissima introdotta al testo del decreto legge n. 35, decreto ormai in scadenza, deve essere denunciata come un'ulteriore prova che questo esecutivo fornisce circa la sua considerazione non solo del concetto di bene culturale o paesaggistico, ma soprattutto del concetto di tutela stabilito, come ben sappiamo, dall'articolo 9 della nostra Costituzione.

Del resto possiamo anche individuare i pericoli insiti nella cosiddetta dichiarazione di inizio attività che l'articolo 3 (comma 1) del citato decreto legge n. 35 concede come forma di estrema semplificazione amministrativa, in sostituzione di autorizzazioni, licenze o concessioni. Per ora il testo del decreto esclude le autorizzazioni che devono essere rilasciate, tra le altre, dalle amministrazioni preposte alla tutela del patrimonio culturale, del paesaggio e dell’ambiente, e non è stato modificato; e speriamo di non dover attendere con preoccupazione le varianti che potrebbero essere introdotte dalla Camera.

Leandro Ventura
(7 mag 2005)