Lo sguardo sulla realtà di Giovan Battista Moroni

 

Le ragioni della mostra dedicata al Moroni del "periodo grigio" (1560-1579) tendono un parallelo poetico tra la ritrattistica moroniana e la sua produzione sacra, criticamente intese in passato come alternanza dicotomica, inserendosi perciò nel percorso di riqualificazione della produzione d'altare del pittore inaugurato, dopo la fortuna dell'esposizione longhiana del 1953, da Testori, e ripreso dalla Gregori nella mostra del 1979.

A distanza di 25 anni sono emerse novità figurative, documentarie, cronologiche (anche grazie ai restauri condotti in occasione di questa mostra) che hanno permesso il concretizzarsi di un dossier d'indagine sull'attività estrema del pittore albinese, dando avvio alla rivalutazione di un modus operandi che fu più che una semplice sterzata stilistica.

Il nutrito catalogo dedica ampio spazio, oltre che alla committenza sacra di Moroni e alle peripezie collezionistiche dei ritratti, anche alla sua considerazione storica, dal quasi completo silenzio al canovaccio sfavorevole di Achille Muzio, attraverso la rivalutazione seicentesca di Ridolfi e delle trombe retoriche di Boschini, l'ammirazione del Tassi e le falsificazioni, la svalutazione dei toscani e le occasioni espositive popolari e religiose, fino alle memorie dei conoscitori e alle mostre del XX secolo.

Un capitolo, quello di Zardin, si sofferma sulla scena religiosa lombarda del Cinquecento, per rimarcare «l'innesto della più alta fioritura artistica del tardo Rinascimento padano nell'orizzonte di una cristianità di massa, ancora decisamente avvolgente e pervasiva». Il microcosmo bergamasco specialmente il sito albinese – visto quindi con la lente della riforma delle competenze e dei "servizi" del clero come attraverso i dettami borromaici, ma anche mediante i canali di supporto pedagogico delle congregazioni e dei predicatori.

Le ripercussioni di tale contesto sul percorso biografico di Moroni sono ipotizzabili, nonostante l'avarizia documentaria, grazie ai contatti professionali, economici e civili che il pittore intrattenne con la confraternita eucaristica, con il consorzio della Misericordia, o con le carmelitane di Sant'Anna.

D'altra parte l'intima consuetudine con un ambiente culturalmente elevato come fu quello della committenza albinese – dal Tasso all'Albani, dal Maffeis al Pantera – gli permise se non altro di approfondire quegli stimoli che il soggiorno bresciano e quello tridentino dovevano avergli concesso, e di accentuare la sua perizia di pittore di soggetto sacro, pronto ad esaudire le nuove richieste di rinnovamento degli apparati decorativi, a metà strada tra la sfera ecclesiastica e quella laica.

Così sull'intreccio/scarto tra "rigorismo" moralizzante e naturalismo mimetico, tra "arcaismo", sobrietà controriformistica, verismo, e raffinata compositio loci, si concentra l'evento espositivo di Bergamo, che legge la tendenza pittorica dell'ultimo Moroni più che in sintonia addirittura in anticipo sugli orientamenti ortodossi suggeriti dal Concilio.

Alla produzione albinese degli anni sessanta, alla congiuntura tra capovolgimenti storici e vicende familiari, con un intro dedicato alla pittura bergamasca alla metà del secolo, è adibita la prima parte della mostra al Bernareggi.

Vi si possono ammirare lo stendardo di Pradalunga, la pala per la chiesa di Santa Barbara a Bondo Petello, e la Trasfigurazione per la parrocchiale di Comun Nuovo, ma è comunque dato spazio in catalogo a molte opere moroniane della bergamasca ad esse strettamente connesse.

Si sottolinea il taglio umanizzante dei santi volto ad esaltarne il valore di exemplum e di mediazione tra l’umano e il divino, all’interno di uno schema didascalico e di una scansione gerarchica dell’immagine sacra che l’artista comincia ad elaborare in questi anni, sulla base di vecchi modelli del Moretto, e sulla quale tornerà nelle opere tarde.

Continuo poi, accanto a rimandi savoldeschi e cremonesi, il riferimento al dato paesaggistico che vede riprodotti sullo sfondo di quasi tutte le opere destinate alla Val Seriana i paesaggi del luogo, vegliati costantemente dal massiccio roccioso della Cornagera.

Strettamente connesso al trasferimento ad Albino, infatti, ed al conseguente cambiamento dell’orizzonte di committenza, è l’intensificarsi nella produzione dell’artista di pale d’altare, polittici e stendardi, destinati soprattutto alle chiese ed alle piccole comunità della Val Seriana.

Una sala è riservata all'opera grafica del Moroni, nota solo attraverso pochi disegni relativi per la maggior parte alla fase giovanile del pittore, con la sola eccezione del disegno maturo raffigurante la Testa di giovane uomo di Firenze, legato alla produzione ritrattistica moroniana.

Ritenuti autografi del Moretto fino alla restituzione al pittore di Albino da parte del Frizzoni, e provenienti infatti per la quasi totalità dalla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, i disegni di Moroni si contraddistinguono quasi tutti per essere copie fedeli di opere del suo maestro (ma è nota l'operazione moroniana di recupero iconografico dalla produzione incisoria allora in circolazione. Si veda il saggio di Litta in catalogo), derivati dalle pale morettesche di San Clemente, di Francoforte, di Brera.

Fa eccezione in questa serie il foglio rappresentante i Santi Giovanni Evangelista, Pietro, Paolo e un devoto, nato come opera indipendente, ma comunque debitore al maestro come molte figure di tutta la sua produzione, ed utilizzato dal Moroni per la pala di Orzivecchi.

Un'altra sezione – nella quale spicca l'Ultima cena di Romano di Lombardia – è dedicata alle innovative soluzioni iconografiche introdotte da Moroni negli anni settanta per prevenire i rischi delle «falsis dogmatis imagines» proibite dal Concilio tridentino.

I casi più lampanti di questo snodo delicato – come rimarca Facchinetti – sono costituiti dall’Adorazione dei Magi di Gorlago e dall’Assunzione di Maria già in San Benedetto a Bergamo, ora conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano. In entrambi i dipinti ci troviamo di fronte ad uno stratagemma compositivo che isola, nella parte più bassa del perimetro della tela, i personaggi storicamente non menzionati nell’episodio sacro.

Spesso poi il pittore inserisce una figura ponte, solitamente il privato committente, che introduce alla scena da contemplare, ed è il caso per esempio di due dei dipinti esposti: il Devoto in contemplazione del Crocifisso e dei Santi Giovanni Battista e Sebastiano, proveniente da Sant'Alessandro della Croce, e il Don Leone Cucchi in contemplazione di san Martino e il povero e la Madonna con il Bambino in gloria di Cenate Sotto.

Le pratiche dell’orazione mentale, sempre più diffusa nei diversi strati sociali del laicato, trovano una rigorosa organizzazione negli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, tradotti in italiano solo nel 1587, con la cui linea di pensiero Moroni è certamente entrato in relazione tramite una delle maggiori personalità bergamasche dell’Ordine dei Gesuiti, Giovan Pietro Maffeis, la cui fisionomia è stata riconosciuta nell’intenso ritratto del Kunsthistorisches di Vienna.

Lo stesso Moroni, sulla scorta di Lotto e Moretto, si sarebbe poi confrontato esplicitamente con questo tema in un intrigante dipinto già in collezione Molinari a Milano, firmato, datato 1560, e mai più venuto alla luce dopo il 1885, raffigurante Devoti francescani in contemplazione di san Francesco.

Ai «ritratti naturali» dell'aneddoto tizianesco narrati dai vari esegeti moroniani sono dedicate due sale contigue che affiancano i volti noti del Guarinoni, dell' Albani, di Michiel o dell'Avvocato di Londra a quelli enigmatici del giovane gentiluomo di Ottawa, recentemente datato, o del Magistrato di Tucson.

Un'apposita sala è dedicata ad una recente aggiunta al catalogo moroniano proposta da Facchinetti, il Ritratto di un podestà di Reims, ex presunto ritratto di Rabelais già dato dal Berenson a Moroni e poi variamente attribuito, malamente ritoccato e perso di vista.

La produzione estrema del pittore, divenuto nel settimo decennio del XVI presidente della Misericordia albinese, console e credendario comunale, è rappresentata dai ritratti Spini – ultimi committenti nobili prima della serie di anonimi letterati e rettori – come da monumentali vessilli della Controriforma in Val Seriana, emblemi dell'adeguamento ai nuovi precetti in materia di raffigurazioni sacre.

In particolare lo Sposalizio mistico di santa Caterina di Almenno, il polittico di Fiorano al Serio, la pala di Fino del Monte, oppure il Crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova, o il Cristo portacroce di Albino, nei quali il paesaggio amplifica la partecipazione empatica all'evento visualizzato sottendendone intime implicazioni.

L'itinerario moroniano prosegue nella Bergamo alta, precisamente nel Palazzo di Porta Dipinta dei conti Moroni, suggestivamente omonimi ma non in rapporto diretto con la famiglia del pittore.  Il nucleo espositivo raccoglie opere – per la maggior parte ritratti – che fecero o che fanno ancora parte della collezione dei conti Moroni – costituita nel XVII secolo, visitata da celebri conoscitori e arricchitasi fino al XIX – tra le quali i celebri quadri Grumelli.

Al chiostro di San Francesco è possibile ammirare il Giudizio universale dipinto da Moroni a Gorlago e ultimato dopo la sua morte da Giovan Francesco Terzi, ispirato al capolavoro sistino ma in linea con le indicazioni iconografiche delle Instructiones borromaiche del 1577.  L'interpretazione moroniana, pur inserendosi nel turbinio di citazioni e riletture del capolavoro michelangiolesco (in mostra i bulini di Giorgio Ghisi e un disegno autografo del Buonarroti), si distingue per l'ordine compositivo e spirituale che rispecchierebbe, secondo la Marongiu, l'afflato intimo del pittore, oltre che l'esigenza del committente.

Il saggio di coda in catalogo è proprio dedicato alla personalità di questo committente, Giorgio Asperti (effigiato molto probabilmente nel ritratto moroniano di Vaduz), curato di Gorlago e vicario forense di Telgate, ricostruita criticamente in base all'inventario bibliografico personale e ai verbali delle visite pastorali alla parrocchia di San Pancrazio, che conserva tutt'ora tre dipinti attribuiti a Moroni: l'Adorazione dei magi, San Gottardo in trono fra i santi Lorenzo e Caterina (in mostra al Bernareggi), e il celebre succitato incompiuto col Giudizio universale.

Giulio Orazio Bravi annovera minuziosamente le informazioni tratte dalle visite ma si dedica ampiamente anche alla scansione dell'eterogeneo e lacunoso inventario aspertiano, desumendone linee di tendenza sia per la libellistica religiosa – tridentina e non – che per quella profana, quali per esempio la propensione verso le riletture paoline, verso i dizionari e i commentatori biblici di scuola storica e letterale (parallelamente alla imprescindibile predilezione per la cosiddetta "orazione mentale", presente anche bibliograficamente con il Giardino de orationi, forse nell’esemplare attribuito a Niccolò da Osimo, e la Prattica dell’oration mentale, fortunatissima opera del cappuccino fra Mattia Bellintani), verso la "materia confessionale" e omiletica, o la presenza consistente di testi scolastici ipoteticamente volti all'insegnamento di grammatica e retorica, oppure l'assenza di autori italiani.

Ne emerge un Asperti eclettico e autorevole, dedito alle esigenze della cura d'anime come a quelle della cultura classica e dell'esercizio mistico, gestite tra il rigore ortodosso propugnato dai decreti tridentini e qualche eccezione, nelle Lettere di Paolo in volgare, proibite dall'Indice del 1596, e i nei sospetti decreti sinodali del Concilio provinciale di Colonia.

Sarà così la Biblioteca Civica Angelo Mai, da febbraio, a suggellare l'indagine su Moroni, dedicando proprio a Giorgio Asperti un percorso espositivo bio-bibliografico che rimanda ancora al filo rosso dell'aspetto mistico della produzione albinese.

Vera Bugatti
(4 gennaio 2005)

 


La mostra è allestita a Bergamo fino al 3 aprile 2005, nelle sedi del Museo Adriano Bernareggi, di Palazzo Moroni, del Chiostro di San Francesco, e (ma solo da febbraio) alla Biblioteca Civica Angelo Mai. Il biglietto dà diritto all’ingresso a tutte le sedi espositive.
sito web www.giovanbattistamoroni.it.
Informazioni e prenotazioni: tel. 035.248.772
Per informazioni sugli itinerari guidati di approfondimento, Cosmo, tel. 035.4176028, cosmo@cosmo-comunicazione.it.